Dieci principi per guidare il giovane attivista

REDAZIONE 3 FEBBRAIO 2014

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di Ramzy Baroud

1° febbraio 2014

In una recente intervista alla radio con una emittente affiliata alla Radio Pubblica Nazionale, a Juneau, in Alaska, mi hanno chiesto se avessi un consiglio da dare a uno studente palestinese di 16 anni, Haitham. Era appena arrivato negli Stati Uniti perché faceva parte di un programma di scambio tra scuole, e, cosa ammirevole, aveva  iniziato a mettersi in contatto con gli altri studenti nella sua scuola e in altre per informarli sulla Palestina, la sua gente, la lotta continua per la libertà e i diritti.

Non c’era tempo sufficiente per fornire molte informazioni ad Haitham, la cui voce esprimeva la personalità di un giovane gentile, intelligente e motivato. E, dato che questa domanda mi è stata fatta in più di un’occasione, e per lo più da giovani in Palestina, ecco alcuni  pensieri che sono risultato delle mie esperienze, e nulla di più.

Picchia a sangue il tuo ego. “Ego” è la parola latina che vuol dire “io”, ma le sue implicazioni sono comuni a ogni lingua. Se un attivista non impara a controllare il suo ego, è probabile che ne soffrirà numerose conseguenze, e forse alla fine non riuscirà nella sua missione. Un attivista, specialmente uno che rappresenta cause ritenute ‘controverse’, si troverà sotto ripetuti attacchi e accuse ingiustificate  che avranno come obiettivo la sua identità  e non le sue idee. E mentre ci sono coloro che cercheranno di schiacciare la tua fiducia, ci sono anche coloro che accoglieranno il tuo successo percepito e perfino il tuo eroismo. Sono però pericolosi per il tuo ego perché potrebbero sconvolgere l’equilibrio necessario a tenerci concentrati  e impegnati come membri di una più ampia comunità, e morali nel nostro comportamento e nella nostra condotta.

Definisci e interiorizza il tuo messaggio. E’ facile essere tirati in ogni tipo di direzione che possa separarti dalla tua missione originaria. Per essere sicuro di trovare sempre la via del ritorno, devi essere  chiaro circa quello che sostieni e sul motivo per cui lo fai. E’ quindi essenziale che tu definisca la tua causa, prima e soprattutto per te stesso, prima di presentarla ad altri. Interiorizzala come parte duratura del tuo carattere prima di metterti davanti a una folla, di tenere in mano un microfono, o di portare uno  striscione. Se non sei pienamente convinto del tuo messaggio, non sarai in grado di convincere gli altri.

Fatti guidare da valori universali e dai diritti umani. Anche se il tuo messaggio riguarda una causa locale, trova l’aspetto universale della tua spinta ad apportare il cambiamento e accoglilo. “L’ingiustizia dovunque è una minaccia alla giustizia dovunque,” diceva Martin Luther King Jr. Se aderisci soltanto a questa idea, sai che rimarrai fedele non soltanto alla tua causa, ma ai valori che stanno alla sua base e che le danno senso. I diritti umani universali possono sempre servire come uno strumento in base al quale valutare le faccende  all’interno di un quadro più ampio.

Trova quadro di riferimento – relazionati con il tuo pubblico. L’onere del pubblico non è relazionarsi con te, non più di quanto sia il tuo per rapportarti al loro quadro di riferimento: la loro storia, la loro realtà politica e altre dinamiche che operano all’interno della società e la controllano. Soltanto allora puoi  adattare  le tue parole ed aspettative – ma mai la moralità del tuo messaggio – in modi che le persone possano capire, a cui possano riferirsi e in base ai quali possano agire.

Umanizzati ma non santificare  il tuo argomento. Non importa quanto sia meritevole una causa, se è troppo distante dalle persone o non collegata ad esse. E’ essenziale che permetti al tuo pubblico di avere l’occasione di rapportarla alla tua causa come quella di persone che hanno nomi e storie, belle, stimolanti, ma anche  demoralizzanti  e complesse.  E’ però importante che tu non fornisca neanche una narrazione santificata e quindi non realistica, perché il tuo pubblico ti  sconfesserà e metterà in dubbio la tua credibilità. Rendi umano il tuo argomento ma rimani attendibile nella tua presentazione.

Sii colto, lotta per l’intelletto e sii cauto riguardo all’ideologia. L’istruzione ti darà accesso a piattaforme altrimenti non raggiungibili. Darà forza a te e al tuo messaggio se dirai che hai bisogno di allargare la tua cerchia di sostenitori. Ma sei anche un intellettuale. La giusta istruzione può ulteriormente sviluppare il tuo intelletto. E quando questo viene fatto con sincerità sia l’istruzione che l’intelletto si alimenteranno a vicenda. Mentre non si fa un danno nell’aderire a un’ideologia che forse percepisci possa avere le risposte ai dilemmi con i quali lotti, stai attento a non diventare un ideologo, uno schiavo di dogmi tenaci. Questo soffocherà il tuo intelletto e farà della tua istruzione una semplice piattaforma che servirà cause immeritevoli ed elitarie.

Mantieni una mente aperta. Indipendentemente da quanto possa sembrare potente il tuo argomento, quanto elevata la tua istruzione, e quanto insuperabile il tuo  intelletto, continua a essere umile e con la mentalità aperta. Se chiudi la mente, questa smetterò di crescere. Le tue idee alla fine diventeranno obsolete, e la tua capacità di immaginare un mondo oltre il tuo appassirà e morirà sotto il peso del tuo senso di presunzione.

Devi aver un piano d’azione. Non è sufficiente che tu voglia cambiare il mondo. Fallo, di sicuro, ma devi avere una nozione chiara di che cosa significhi realmente, e di come desideri realizzarlo.     Un programma di azione di questo tipo può sempre aiutarti a riesaminare il tuo lavoro e a riesaminare le tue azioni, e, se mai è necessario, ad alterare o a cambiare completamente la tua direzione.

Non farti influenzare dal successo. La lotta per la giustizia è senza fine, come lo è la lotta contro il razzismo e la disuguaglianza. Quindi ‘successo’ in questo contesto, è relativo per definizione. Mentre devi riconoscere e anche festeggiare i successi lungo il percorso, lascia che il ‘successo’ sia una  pietra miliare verso un altro obiettivo e non un fine in se stesso. In questo modo puoi sempre continuare ad andare avanti con una visione che va oltre lo scopo immediato dirigendosi verso uno più importante, dove l’appuntamento della vittoria’ è un’idea così desiderata e tuttavia  irraggiungibile

Vivi una vita equilibrata. Soltanto vivendo la tua vita contribuirai ad essa. Non estraniarti dall’ambente attorno a te. Impara dagli errori che fanno gli altri, e dai tuoi stessi. Non avere paura e non sentirti colpevole se cerchi di trovare un equilibrio nella tua vita. Goditi  una vita sostenibile, ma senza eccedere. La lotta è lunga, a volte ardua, ma tu sei qui, con milioni di altri, per lungo tempo.

Si dice che le persone che vivono per una causa più alta sono più felici di quelle  che non si dedicano a questo. Possa tu trovare sempre la tua felicità nell’alleviare il dolore degli altri, lottando per quello che è nobile e giusto.

Ramzy Baroud (ramzybaroud.net) è un opinionista che scrive sulla stampa internazionale e dirige il sito PalestineChronicle.com. Il suo libro più recente è: My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story[Mio padre era un combattente per la libertà: la storia di Gaza che non è stata raccontata]. (Pluto Press).

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:http://www.zcommunications.org/ten-principles-to-guide-the-young-activist-by-ramzy-baroud

Originale: Ramzy Baroud’s ZSpace Page

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

Dieci principi per guidare il giovane attivista

http://znetitaly.altervista.org/art/14083

 

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