Dietro la facciata del Quartetto

1 novembre 2011 di cen11

In preparazione della Giornata ONU per i diritti del popolo palestinese del 29 novembre, pubblichiamo una riflessione di Sam Bahour, Americano-palestinese che lavora e vive a Ramallah/Al-Bireh, sul ruolo del cosiddetto “Quartetto” nel processo di pace in Medio Oriente.

Israele e gli USA hanno messo a punto un dispositivo perfetto per dirigere gli attori internazionali che avranno il fegato di intervenire per cercare di promuovere la pace in Medio Oriente fra Israeliani e Palestinesi. La più recente creazione politica ad hoc è il “Quartetto per il Medio Oriente”, meglio noto come “Quartetto”, un autonominato organismo a quattro formato da nazioni ed entità internazionali e sovranazionali impegnato a mediare il processo di pace nel conflitto israelo-palestinese.
Il Quartetto, costituitosi a Madrid nel 2002, è composto dall’ONU, gli USA, la UE e la Russia. Dato che esso è dominato dagli USA, non ci vuole un esperto analista politico per concludere che l’intero congegno serve semplicemente per mascherare la costante riluttanza americana a rispettare gli obblighi imposti dalla legislazione internazionale, secondo la quale il suo alleato strategico, Israele, è responsabile da quaranta anni del mantenimento dell’occupazione militare illegale dei Palestinesi.
Nel paragrafo introduttivo della prima dichiarazione congiunta di Madrid risalente al 10 aprile 2002, il Quartetto dichiarava che “abbiamo preso in esame la situazione di scontro crescente in Medio Oriente ed abbiamo convenuto di coordinare le nostre azioni per risolvere l’attuale crisi”. Si noti il tempismo delle loro azioni ed il loro obiettivo. Il Quartetto emerse nel tentativo di negoziare un cessate il fuoco fra l’allora presidente dell’OLP Arafat ed Israele, la potenza occupante, che all’epoca aveva nuovamente invaso tutte le città palestinesi e aveva mandato i carri armati a cingere di assedio il quartier generale di Arafat a Ramallah. E’ altrettanto interessante che secondo la loro stessa dichiarazione la propria missione era limitata alla soluzione de “l’attuale crisi” e non necessariamente al conseguimento di una pace duratura fra le parti, anche se la dichiarazione dedicava qualche parola di circostanza ad un presunto processo di pace che avrebbe portato alla fine del conflitto.
Questo pretesto svuotato di reale significato è da allora usato come una specie di mantra distintivo del Quartetto, che mentre simula di portare avanti il processo di pace, ha in realtà come obiettivo la difesa della sicurezza israeliana. E’ stato immediatamente dopo la più recente dichiarazione del Quartetto in data 23 settembre 2011, esattamente lo stesso giorno, che il leader palestinese Mahmoud Abbas presentò al Segretario Generale dell’ONU la richiesta di accogliere come membro effettivo la Palestina.In quella dichiarazione, il Quartetto aveva avanzato la richiesta di “un accordo in un arco di tempo concordato fra le parti, ma non oltre la fine del 2012”. Ciò che non sono riusciti a far progredire di un singolo passo in nove anni, ora pretendono di farlo in un solo anno, ignorando completamente che i propri ripetuti fallimenti, voluti o no, hanno causato gravi danni sul terreno: non soltanto hanno portato al crollo di ogni seria parvenza di processo di pace, ma hanno soprattutto consentito che Israele continuasse a consolidare il proprio vantaggio effettivo, triplicando ad esempio gli insediamenti ebraici in Cisgiordania, oltre a continuare la costruzione di un Muro, condannato dalle leggi internazionali, che separa ed isola terre e comunità palestinesi. Per non parlare del fatto che il Quartetto finge di non vedere i continui attacchi israeliani contro Gaza o il protratto assedio contro la Striscia di Gaza.
E come se non bastasse il Quartetto stesso, ecco che il gruppo ha creato un Ufficio del Quartetto destinandovi inviati di alto profilo, aggiungendo così un ulteriore ritocco alla sua facciata di autentico mediatore. Quello attuale è l’ex primo ministro britannico Tony Blair, succeduto a James Wolfensohn, già presidente della Banca Mondiale, dimessosi dalla sua carica presso il Quartetto per protesta contro l’egemonia degli USA e la loro indisponibilità a lasciare giocare al Quartetto un ruolo autentico nella costruzione della pace.
Si è parlato molto del rappresentante dell’Ufficio del Quartetto e della sua particolare leadership, ma questo rappresenta solo l’apparenza, in quanto il nocciolo della questione non è personale, ma politico. A prescindere da chi ne sia l’incaricato speciale, le parti del Quartetto sono politiche e giocano un ruolo politico. Non possono liberarsi della propria responsabilità politica – e anche legale – dandone la responsabilità all’incaricato.
In una lunga intervista concessa ad Haaretz oltre un anno dopo essersi dimesso dalla sua difficile esperienza di inviato speciale del Quartetto, James Wolfensohn l’ha spiegato molto bene: “ Ritengo di essere stato perlomeno stupido a non rendermi conto dei dettagli. Non mi era mai stato attribuito il mandato di negoziare la pace.” Nel dare il resoconto dell’intervista Haaretz annotò: “il mandato ricevuto, disse, identico a quello ricevuto adesso da Tony Blair, era esclusivamente di tentare di migliorare la situazione economica nei Territori e la situazione generale dei Palestinesi, mentre egli (James Wolfensohn) aveva ingenuamente pensato che esso comprendesse degli interventi per favorire il processo di pace.”
E’ triste ma non sorprendente che gli stati rappresentati nel Quartetto fingano di credere a questa mistificazione. Ciò che invece è inaccettabile è che lo facciano le Nazioni Unite, cioè lo stesso organismo che dovrebbe chiedere conto agli Stati delle loro azioni. La storia del conflitto israelo-palestinese alla fine insegnerà non soltanto quanto sia stata devastata la Terrasanta, ma anche come la lotta palestinese per la libertà e l’indipendenza sia diventata il tallone d’Achille di un sistema internazionale di governance che si è guastato in modo ormai irreparabile.
Sam Bahour*

pubblicato il 31/10/2011 in © bitterlemons.org – traduzione di Stefania Fusero

*Sam Bahour è un uomo d’affari Americano-palestinese che vive a Ramallah/Al-Bireh

http://centropacecorrie.wordpress.com/2011/11/01/dietro-la-facciata-del-quartetto/

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