Difensori dei diritti umani citano in giudizio il parlamento tedesco per una risoluzione contro il BDS

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tratto da: http://zeitun.info/2020/10/09/difensori-dei-diritti-umani-citano-in-giudizio-il-parlamento-tedesco-per-una-risoluzione-contro-il-bds/

Adri Nieuwhof

Adri Nieuwhof

5 ottobre 2020 – Electronic Intifada

Tre difensori dei diritti umani hanno presentato un ricorso in tribunale contro la risoluzione del parlamento tedesco che condanna il BDS – il movimento per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni per i diritti dei palestinesi.

I sostenitori del BDS hanno fatto causa al parlamento tedesco per violazione del loro diritto alla libertà di parola e di riunione.

Basandosi sulla definizione molto criticata dell’IHRA [organismo intergovernativo il cui scopo è conservare il ricordo dell’Olocausto, ndtr.] promossa da Israele e dalla sua lobby, la risoluzione approvata dal Bundestag [il parlamento tedesco, ndtr.] nel maggio del 2019 accusa gli attivisti del BDS di essere antisemiti.

La definizione dell’IHRA confonde deliberatamente le critiche contro le politiche antipalestinesi di Israele e l’ideologia dello Stato sionista con il fanatismo antiebraico.

La risoluzione del Bundestag equipara senza ragione gli appelli a non comprare prodotti israeliani allo slogan nazista “Non comprare dagli ebrei.”

Inoltre, dichiarando che chi “mette in discussione il diritto di esistere dello Stato di Israele ebraico e democratico o il diritto di Israele di difendersi dovrà affrontare la nostra risoluta resistenza”, essa onora il sistema razzista e di apartheid israeliano come un valore.

La risoluzione asserisce che “argomenti, caratteristiche e metodi del movimento BDS sono antisemiti.”

Di fatto le richieste del movimento BDS che Israele rispetti i diritti dei palestinesi sono profondamente radicate nel diritto internazionale.

La risoluzione del Bundestag invita anche le istituzioni tedesche e le autorità pubbliche a negare finanziamenti e strutture a organizzazioni della società civile che appoggino il movimento BDS.

Repressione in aumento

Pur non essendo vincolante, essa ha spinto le autorità di Francoforte sul Meno, Oldemburg, Monaco e Berlino a negare agli attivisti luoghi pubblici per i loro eventi.

Ma l’avvocato per i diritti umani Ahmed Abed ha rappresentato [gli attivisti] in azioni legali contro queste città, che nella maggioranza dei casi hanno dato come risultato l’annullamento delle decisioni.

Ora Abed assiste i tre querelanti nella sfida contro la stessa risoluzione del Buntestag.

Essi sono Judith Bernstein, un’attivista ebrea tedesca nata a Gerusalemme; Amir Ali, un palestinese cittadino tedesco la cui famiglia venne espulsa da Haifa durante la Nakba nel 1948; Christoph Glanz, un antirazzista e attivista per i diritti dei palestinesi.

I tre sperano di ottenere l’appoggio dell’opinione pubblica per la loro iniziativa, che include l’invito alle persone a pubblicizzare la denuncia e anche a contribuire al pagamento delle spese giudiziarie.

Nel 2017 Judith Bernstein, insieme a suo marito Rainer Bernstein, ha vinto un premio della Humanistische Union [organizzazione tedesca per i diritti civili, ndtr.] con il loro progetto “Pietre d’inciampo”, che commemora le vittime dell’Olocausto degli ebrei ponendo delle indicazioni fuori dalle case di Monaco in cui vivevano prima che il governo tedesco li deportasse e uccidesse.

Dopo l’adozione della risoluzione contro il BDS la Germania ha visto aumentare le campagne di diffamazione e di repressione contro gli scrittori, i musicisti, i giornalisti e gli accademici che hanno manifestato la propria solidarietà con i palestinesi o a favore della libertà d’espressione.

Sotto la pressione della lobby israeliana il direttore del museo ebraico di Berlino è stato obbligato a lasciare il suo incarico dopo che il museo a twittato un articolo sui 240 accademici ebrei ed israeliani che hanno firmato una petizione contro la risoluzione anti-BDS del parlamento tedesco.

#BT3P

La denuncia presentata presso il tribunale amministrativo di Berlino intende far annullare la risoluzione contro il BDS.

Il ricorso sostiene che la Germania ha il dovere di garantire la libertà di espressione dei difensori dei diritti umani.

I tre ricorrenti sperano che la loro azione contribuisca a portare un cambiamento fondamentale nel discorso pubblico tedesco su Palestina e Israele.

Nei loro tweet utilizzano l’hashtag #BT3P sulla loro campagna, che chiamano Bundestag 3 per la Palestina.

Sostengono che la risoluzione contro il BDS viola i loro diritti umani fondamentali alla libertà di espressione e riunione, protetta dalle leggi tedesche ed europee.

Essi sottolineano la storica sentenza dello scorso giugno da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, secondo la quale l’appello al boicottaggio dei prodotti israeliani è un esercizio legittimo del diritto alla libertà d’espressione.

Sottolineano anche che la risoluzione è un’espressione del razzismo anti palestinese in Germania.

Il Centro Europeo per il Sostegno Giuridico [che difende i diritti dei militanti a favore dei palestinesi, ndtr.], i docenti di diritto internazionale Eric David, Xavier Dupré de Boulois, John Reynolds e l’ex- consulente speciale delle Nazioni Unite Richard Falk sostengono l’azione giudiziaria.

Nelle loro perizie da parte di esperti affermano che la risoluzione contro il BDS è incompatibile con le norme europee e internazionali in materia di diritti umani.

Il ruolo della lobby filo-israeliana

Prima che il Bundestag adottasse la risoluzione contro il BDS decine di accademici ebrei ed israeliani hanno messo in guardia il parlamento tedesco dal definire antisemiti i sostenitori dei diritti umani dei palestinesi.

Essi hanno dichiarato che le iniziative intese ad etichettare il BDS come antisemita sono state “promosse dal governo israeliano più a destra della storia” nel quadro di un tentativo inteso a “delegittimare ogni discorso sui diritti dei palestinesi e ogni forma di solidarietà internazionale con loro.”

Questa opinione è stata confermata da un rapporto di ricerca sulle attività dei gruppi di pressione israeliani pubblicato sul settimanale tedesco Der Spiegelche ha rivelato l’influenza di due gruppi di pressione israeliani in merito all’adozione della risoluzione contro il BDS.

Il commissario del governo tedesco incaricato dell’antisemitismo, Felix Klein, ha tentato di mettere sotto silenzio le conclusioni dello Spiegel, accusando i giornalisti di utilizzare “degli stereotipi antisemiti come quello della onnipotente cospirazione ebraica mondiale.”

La politica dell’UE

Katharina von Schnurbein, responsabile dell’Unione Europea sull’antisemitismo, continua a promuovere la definizione dell’IHRA, lavorando a stretto contatto con i gruppi di pressione israeliani per promuovere il loro progetto e utilizzare la lotta contro l’antisemitismo come copertura pratica per reprimere la solidarietà con i palestinesi.

Con il sostegno di parlamenti, governi e autorità come l’UE, la definizione del’IHRA viene utilizzata per calunniare con false accuse di antisemitismo i militanti dei Paesi europei e del Nord America.

Una messa in discussione giudiziaria della risoluzione del parlamento tedesco contro il BDS invierebbe un messaggio chiaro ai governi europei e all’UE: smettete di censurare e di calunniare le critiche contro Israele e i difensori dei diritti umani.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)

 

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