Dima è tornata a casa

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26 apr 2016

OPINIONE. La dodicenne è stata rilasciata due giorni fa da Israele dopo 75 giorni di detenzione in carcere. Era stata arrestata perché nascondeva un coltello nella sua uniforme scolastica con cui avrebbe dovuto colpire i militari israeliani. «Finché permetteremo crimini contro l’umanità, violazioni di diritti umani e civili come questi non possiamo sentirci liberi» scrive Maria Rosaria Greco

Dima

Dima al-Wawi

di Maria Rosaria Greco*

Roma, 26 aprile 2016, Nena NewsFemminile palestinese ha voluto celebrare questo 25 aprile 2016 con una liberazione simbolica: si chiama Dima al-Wawi, ha solo 12 anni, oggi è stata rilasciata dopo 75 giorni di detenzione in una prigione israeliana. Il motivo? Quale motivazione potrà mai giustificare questa gravissima violazione dei diritti umani e dell’infanzia? Unica nazione al mondo, secondo l’Unicef, Israele applica leggi militari secondo le quali può imprigionare minori palestinesi considerati sospetti, anche se hanno 12 anni. Al contrario, ai coloni israeliani in Cisgiordania, viene applicato il diritto civile di Tel Aviv che non consente la detenzione per nessun minore sotto i 14 anni.

“Sono felice di essere fuori. La prigione è brutta” ha dichiarato oggi Dima. “Durante la mia permanenza in prigione ho sentito la mancanza dei miei compagni di classe, dei miei amici e della famiglia”. Una bambina che avrebbe il diritto di continuare la sua vita di bambina, Dima è la più giovane palestinese mai imprigionata. Arrestata a nord di Hebron il 9 febbraio scorso, mentre tornava da scuola, perché secondo i soldati israeliani nascondeva un coltello nella sua uniforme scolastica. Alcuni testimoni raccontano una versione diversa: la ragazza sarebbe stata aggredita e portata via perché stava camminando vicino a un insediamento illegale. Dima viene condannata a quattro mesi e mezzo di carcere e al pagamento di una multa di 8000 shekels, viene ripetutamente sottoposta a duri interrogatori, senza la presenza di un rappresentante legale o un adulto della famiglia.

Sono circa 440 i minori palestinesi nelle carceri israeliane, secondo Defence for Children International – Palestine (DCI). Più di 100 di questi bambini sono tra i 12 e i 15 anni. Il Comitato dei Detenuti Palestinesi e l’Associazione dei Prigionieri Palestinesi, nel rapporto congiunto pubblicato il 17 aprile scorso, dichiarano che sono 7.000 in tutto i prigionieri palestinesi. Dal 1° ottobre 2015, l’esercito israeliano ha arrestato almeno 4800 palestinesi tra cui 1400 bambini, la maggior parte dei quali provenienti da Hebron e Gerusalemme.

Dima oggi è stata liberata anticipatamente anche grazie alla campagna di sensibilizzazione lanciata dal suo avvocato e dalla sua famiglia. Ma rimarrà in lei un segno indelebile, come dovrebbe essere anche per tutti noi. Un’altra infanzia spezzata, una storia di occupazione come tante, una storia femminile palestinese invisibile agli occhi del mondo. Per questo, 25 aprile per noi è resistenza e liberazione da queste occupazioni. Resistenza è oggi come ieri contro ogni fascismo, in Italia come in Palestina e in tutto il mondo. Finché permetteremo crimini contro l’umanità, violazioni di diritti umani e civili come questi non possiamo sentirci liberi. Ci stringiamo a Dima, alla sua famiglia e al suo popolo che resistono.

Ai primi giornalisti che la volevano intervistare dopo la sua scarcerazione, Dima, che all’inizio era silenziosa, stringendosi alla madre, ha dichiarato “Non ho avuto paura e mi auguro che vengano liberati tutti i prigionieri”. Ha solo 12 anni. Nena News

*Curatrice della Rassegna Femminile palestinese

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1 commento

  1. “sono circa 440 i minori palestinesi incarcerati secondo DCI”. Dal 1 ottobre i bambini arrestati, afferma l’articolo, sono 1400. Mi chiedo, ma la risposta la conosciamo, se queste creature poi non imprigionate, siano effettivamente libere. Quanto leggo trasuda umanità e rispetto verso questo popolo vessato, sentimenti che apprezzo e condivido; vorrei tentare di andare oltre, però.
    Sulla pelle di Dima così come di molteplici altri innocenti, resterà indelebile il segno dell’ignobile sopruso patito e non soltanto in questa occasione e non soltanto da Lei: se non lo dimenticherà e non dovrà farlo, sono dalla sua la Legge morale e quella internazionale che legittima chi si difende da un crimine orrendo.
    Intifada fino alla vittoria.
    Enzo Barone

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