Dimenticare è nostro patrio dovere

Con BoccheScucite ci abbiamo provato 150 volte e non sempre i nostri titoli sono riusciti a comprimere in un articolo la nakba incontenibile che da decenni continua a ripetersi con violenza distruttiva e perversa sistematicità nella terra di Palestina, a causa dell’occupazione israeliana. “Leggo soprattutto l’editoriale di BS -ci confida un lettore- perché sono così angosciato e incazzato per la copertura occidentale dei crimini dello stato d’Israele, che non riesco più a digerire né le lunghe analisi politiche né i resoconti delle quotidiane violazioni di Israele”. “Le parole sono pietre”, si dice di un discorso che come un macigno si abbatte su chi legge. E’ il risultato dei titoli che Amnesty International ha scelto per denunciare le responsabilità di Israele nel suo Rapporto Annuale 2012: una raffica di fatti elencati uno dopo l’altro, senza nessuna enfasi, come per dire “basta la parola”: “Blocco su Gaza e crisi umanitaria; restrizioni in Cisgiordania; Diritto all’alloggio e sgomberi forzati; Uso eccessivo della forza; Impunità; Detenzione senza processo; Condizioni carcerarie, visite dei familiari negate e processi iniqui; Tortura e altri maltrattamenti”.

E la dimostrazione che anche dei titoli così scarni abbiano fatto centro è tutta nella scandalizzata reazione dei siti italiani “amici d’Israele”. Per esempio Miriam Bolaffi, ricercatrice di un’organizzazione per i diritti umani, afferma: “mai Amnesty è stata così faziosa elencando stereotipi e menzogne che accusano Israele. Parla di posti di blocco e barriere protettive come se fossero “angherie” verso gli arabi quando invece sono misure di sicurezza e di legittima difesa. Parla di “diritto all’alloggio” come se fossero gli israeliani a dover garantire gli alloggi agli arabi che occupano il territorio israeliano e di “uso eccessivo della forza” come se ci fosse un modo moderato di usare la forza. Condanna poi le detenzioni abbinate alla “detenzione amministrativa” e critica il fatto che ad alcuni prigionieri (tra i peggiori terroristi) venga impedito di vedere i famigliari per ragioni di sicurezza. Insomma, chi legge il rapporto di Amnesty International -conclude la Bolaffi- si fa una idea completamente sbagliata, quella di uno Stato d’Israele che commette una infinità di violazioni dei Diritti Umani. ( www.secondoprotocollo.org).

Decisamente più lucido un altro israeliano, Uri Avnery, che ricorda lo slogan più indovinato: Una terra senza popolo per un popolo senza terra. Certamente i padri fondatori del sionismo sapevano bene che la terra non era vuota ma i sionisti erano europei di fine 800, perciò sinceri colonizzatori che ritenevano che qualsiasi persona non bianca ma marrone, nera, gialla o rossa non fosse da ritenere un essere umano. D’altra parte quando Theodor Herzl pensava a fare uno stato ebraico non ce l’aveva direttamente con gli arabi, visto che il titolo di un suo libro era: Palestina o Argentina?
E l’obiettivo che sottostà a tutta la storia d’Israele è in realtà semplice: fare uno stato ebraico in tutta Eretz Israel. Per questo è inutile insistere con questa storia dei palestinesi e magari di un loro stato, (che confermerebbe l’esistenza di un popolo palestinese arabo). “Questo è il nostro principio-guida”, afferma Avnery. Questo l’eterno slogan sionista che nessuno al mondo deve permettersi di oscurare e che si conferma in tutte le scelte di ieri e di oggi, in particolare nella colonizzazione totale degli insediamenti. “Pensate che l’unica democrazia del medioriente è l’unica democrazia al mondo che vieta ai suoi cittadini di…ricordare un evento storico. Abbiamo pensato ad una apposita legge per proibire solo di pronunciare la “Nakba” e lo scorso 15 maggio sono state vietate riunioni nelle università e in tutto il paese. Dimenticare è un dovere nazionale. Peccato che sia impossibile dimenticare ciò che domina la nostra vita da 65 anni, tutti i giorni”.

Per questo, nel suo piccolo, anche BoccheScucite sa bene che il suo servizio potrebbe anche oggi titolarsi: “per non dimenticare”. E se si rinnova l’immagine e la praticità di questa quindicinale denuncia, dal sito alla newsletter, dalla propria mail a quella dell’infinità di amici a cui inoltrarla, si ripete l’amara e mai sopita consapevolezza:

“Importa ricordare quando.
Ma importa soprattutto dire che è stato.
Che è. Che non vorremmo, ma che purtroppo,
se la situazione non cambia, sarà.
Ancora e ancora”.

(Voglia di normalità, finestre di resistenza nonviolenta palestinese, Edizioni Paoline)

BoccheScucite

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