Dispersi in mare

REDAZIONE 3 NOVEMBRE 2013

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Di Serge Halimi

2 novembre 2013

Coloro che decidevano di fuggire da regimi oppressivi e di andare in esilio 30 anni fa venivano ammirati nei ricchi paesi dell’Occidente e acclamati sulla stampa. L’opinione era che i rifugiati avessero “scelto la libertà” – un museo di Berlino rende omaggio alla memoria di 136 persone che sono morte tra il 1961 e il 1989  tentando di attraversare il Muro di Berlino.

Centinaia di migliaia di siriani, somali ed eritrei che ora “cercano la libertà” non sono accolti con lo stesso entusiasmo. Il mese scorso a Lampedusa, l’isola italiana nel Mediterraneo, è stata necessaria una gru per sollevare i resti di quasi 300 persone, affogate dopo un naufragio e trasferirli nelle Bare   su una nave da guerra. Per questi immigranti clandestini,  il mare è stato il loro Muro di Berlino, questa isola la loro tomba. Hanno concesso loro la cittadinanza italiana postuma.

Le loro morti sembrano avere dato ad alcuni personaggi politici il tempo di pensare. Il 15 ottobre l’ex ministro degli Interni francese Brice Hortefoux, ha detto che il naufragio richiedeva una “risposta immediata: le politiche sociali dei nostri paesi devono essere rese meno allettanti.” (1) Sembra che ritenga che la generosità eccessiva attirasse i profughi in Europa: “Il servizio sanitario statale mette in grado le persone che sono entrate illegalmente [per ricevere cure gratuite], mentre i francesi potrebbero dover pagare fino a 50 euro…La prospettiva di beneficiare di una politica sociale allettante è un potente incentivo. Non possiamo più permetterci di fornirla.” Non sappiamo se Hortefeux creda che 1,6 milioni di afgani che hanno cercato rifugio in Pakistan siano stati attirati con lusinghe dai servizi sociali; o se 540.000 siriani che hanno cercato asilo in Giordania sono fuggiti per godere della generosità di un regno dove il reddito pro capite è sette volte più basso che in Francia.

Trenta anni fa, l’Occidente usava la sua prosperità e le libertà come arma contro i sistemi a cui si opponeva. Ora alcuni dei suoi leader stanno sfruttando le sofferenze dei migranti per accelerare lo smantellamento del sistema previdenziale. Questi manipolatori di sventure preferiscono ignorare il fatto che la schiacciante maggioranza dei rifugiati di tutto il mondo vengono  accolti  da paesi quasi poveri come loro.

Quando l’Unione Europea non insiste che questi stati già vicini al collasso, “smettano questo indegno traffico con barche pericolose” (2), li incita a diventare la sua zona cuscinetto, per proteggere l’Unione Europea dagli indesiderabili,  rintracciandoli  o tenendoli nei campi profughi (3). La parte più vergognosa è che questo non può durare. Un giorno l’Europa avrà bisogno di giovani immigrati per invertire il suo declino demografico. Gli argomenti verranno capovolti, i muri crolleranno e i mari si libereranno.

(1) RTL,  (Radio televisione del Lussemburgo), 15 October 2013.

(2) Tweet by Cécilia Malmström, European Commissioner for Home Affairs, addressed to Libya and Tunisia, 11 October 2013. [Tweet di Cécilia Malström, Commissario Europeo per gli Affari Interni, rivolto alla Libia e alla Tunisia].

(3) See Alain Morice and Claire Rodier, “The EU’s expulsion machine”, Le Monde diplomatique, English edition, June 2010. [Vedere Alain Morice e Claire Rodier, “La macchina da espulsioni dell’Unione Europea)

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/lost-at-sea-by-serge-halimi

Originale: Le Monde Diplomatique

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

http://znetitaly.altervista.org/art/12993

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