Diventare familiari di tutte le vittime

Tante bocchescucite, da ogni parte d’Italia, con il prossimo Pellegrinaggio di Giustizia (unponteperbetlemme@gmail.com) stanno per atterrare in Israele, anzi meglio, stanno per entrare nelle case, nei campi profughi, nei villaggi e nelle università di fratelli e sorelle palestinesi che racconteranno loro cosa significa sopportare da sempre la condizione di oppressione quotidiana. Ma sono bocchescucite anche tanti di voi che leggendo la Newsletter si chiedono, anche restando in Italia, come sopportare le ingiustizie nostre e degli altri, in Palestina come in ogni parte del mondo. Mario con questa sua lettera ci indica una via:

Diventare familiari di tutte le vittime

Caro don Nandino,

All’inizio di questo 2014 mi piacerebbe riflettere insieme sulle condizioni sociali di emarginazione e di impoverimento che attanagliano larga parte del nostro popolo italiano. Vorrei chiedermi se la nostra disperazione debba sempre valere piu’ della disperazione degli altri ai quali non riconosciamo nessun diritto, neppure quello all’indignazione ed alla rivolta. Perche’ deve essere sentito quasi come legittimo, quantomeno comprensibile, il gesto estremo del suicidio per tanti italiani arrivati alla disperazione per via della crisi economica, e non deve esserlo altrettanto per gesti suicidi di quanti da anni si vedono negati il diritto alla identita’, alla casa allo studio, in una parola alla dignita’? Certo, se dopo decenni dalla amara sofferenza di Radie Resh morta senza conoscere una casa che non fosse un antro privo di finestre, la disperazione diviene rabbia totale contro i responsabili e il disogno diviene da puro suicidio un gesto terroristico da kamikaze noi potremo anche scandalizzarci di fronte a simile violenza, ma nulla ci condonera’ dall’essere rimasti insensibili mentre si costruivano le condizioni della disperazione fino a farne sorgente di violenza estrema.

Le violenze domestiche che in questi giorni siamo costretti a registrare ci dicono quanto la disperazione possa spingere a gesti di violenza verso i propri cari, gli amati. Quando arrivasse il momento che quella disperazione e la voglia di un riscatto impossibile si concentrasse verso coloro che fossero ritenuti i responsabili delle situazioni dirompenti che hanno creato angoscia cosa potrebbe succedere? Nessuna rete di antagonismo al terrorismo organizzato sarebbe in grado di ostacolare la esplosione di violenza dei disperati.

E quanto maggiore sarebbe la fatica per riappacificare animi ormai giunti alla esasperazione!

Un amico fraterno, che ha segnato la mia vita, e che e’ stato ucciso per la sua testarda ricerca della verità su Ustica mi diceva “Fin quando il sangue dei nostri figli varrà meno del sangue dei figli degli altri, fin quando il dolore degli altri per la morte dei loro figli varrà meno del nostro dolore per la morte dei nostri figli, ci sarà sempre chi potrà ordire stragi in banche, piazze stazioni o nei cieli con la certa speranza dell’impunita’. Dobbiamo diventare familiari di tutte le vittime come lo fossimo di sangue, per poter chiedere incessantemente verità e giustizia con la stessa determinazione dei familiari di sangue. Con in più la competenza ed il cinismo della nostra professionalità”.

Quello che mancata ed è mancato è fare del Popolo Palestinese un Popolo di nostri fratelli di sangue, in nome dei quali chiedere incessantemente verità e giustizia ai persecutori, sotto qualsiasi maschera essi mistifichino la loro aggressione.

Un forte abbraccio.
Mario Ciancarella

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