Diversamente occupati: la facile via d’uscita dell’obiettore di coscienza

REDAZIONE 7 FEBBRAIO 2013

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L’obiettore di coscienza Natan Blanc si prepara alla quarta reclusione in un carcere militare, la punizione per aver rifiutato l’arruolamento nell’esercito israeliano. Foto di Simone Wilson

di Amira Hass – 6 febbraio 2013

L’obiettore di coscienza Natan Blanc sta scegliendo la via d’uscita facile. Blanc, che ha diciannove anni, ha rifiutato per cinque volte consecutive di arruolarsi nell’esercito, e solo due settimane fa è stato inviato ad altri venti giorni di reclusione in un carcere militare. E’ già stato incarcerato per 74 giorni, e non c’è modo di sapere quanto a lungo il sistema militare continuerà a rifiutare la sua offerta di servire sinceramente la società da volontario del servizio medico d’emergenza Magen David Adom.

Rifiutando il servizio nelle Forze di Difesa d’Occupazione [il nome dell’esercito israeliano è Israeli Defence Force, forze di difesa israeliane, da cui il bisticcio tra forze di ‘difesa’ e di ‘occupazione’ – n.d.t.] Blanc si sta perdendo molte viste mozzafiato e molti atti di eroismo. Non sperimenterà quel mascolino contrasto in stile cowboy tra la grandiosità delle pietraie e la morbidezza del muschio verde, da un lato,  e il terrore delle jeep che sbandano e delle armi puntate contro un bambino in una tenda o in una grotta, dall’altro.

Nelle ultime due o tre settimane, Blanc si è perso numerose azioni che hanno avvicinato il paese alla realizzazione della visione di Habayit Hayehudi o, forse più accuratamente, la visione dominante tra gli israeliani. Non ha partecipato, ad esempio, all’esercitazione (“niente pallottole vere”) condotta dall’esercito per più di una settimana su terreni appartenenti a tre villaggi nelle colline meridionali di Hebron.

Questa è la stessa area dove la Corte Suprema ha ordinato all’esercito di desistere da qualsiasi azione che possa tradursi nell’allontanamento forzato dei residenti, almeno mentre la Corte sta valutando una petizione contro l’ordine del ministro della difesa Ehud Barak di demolire otto villaggi poiché afferma che l’area è d’importanza critica per l’addestramento dell’esercito israeliano.

Esattamente una settimana prima di Tu Bishvat – la Giornata degli Alberi ebrea che cade ogni anno il 26 gennaio – veicoli militari hanno devastato campi coltivati, distruggendo grano per il consumo sia umano, sia animale. Cisterne d’acqua sono state danneggiate, l’accesso dei residenti ai e dai villaggi è stato interrotto, bambini sono stati traumatizzati. (Anche se, secondo un portavoce dell’esercito israeliano, non ci sono stati danni ai campi o alle cisterne, il personale militare non ha impedito l’accesso e la mobilità nell’area e, in ogni caso, tutto è stato legale).

Pare anche che Blanc si sia perso un’altra urgente e cruciale azione militare intesa a salvaguardare la sicurezza dello Stato d’Israele. Non si è unito ai soldati inviati con bulldozer (“Ragazzi, la potenza di quei giocattoli!”) a distruggere venti tende – casa di sessanta persone, trentasei delle quali bambini – e venti recinti di animali in due delle tre comunità beduine che vivono di pascolo e di agricoltura.

A causa del suo rifiuto di arruolarsi, Blanc non è neppure stato uno dei soldati inviati, due giorni dopo, nella sacra giornata del Sabato, a confiscare le tende d’emergenza che i residenti avevano ricevuto da organizzazioni umanitarie. E non sta ricevendo l’efficace corso d’indottrinamento in cui i soldati imparano che i palestinesi, quei subdoli bastardi, stanno disturbando l’ordine del mondo, invadendo aree di esercitazioni antincendio. In ogni caso, hanno case nell’Area A; cosa diavolo ci fanno, tanto per cominciare, nell’Area C?

Blanc nemmeno avrà agio di ascoltare altre spiegazioni che riceveranno i giovani soldati prima di essere mandati a demolire, schiacciare e puntare le armi. Non ascolterà le spiegazioni degli ufficiali comandanti che, sulla base di piani dettagliati e con l’avallo della Corte Suprema, manderanno i loro soldati in missioni di distruzione degli accampamenti beduini nelle periferie orientali di Gerusalemme. Non collaborerà a far salire i beduini su camion diretti al terzo o quarto esilio (da quando furono cacciati dal Negev negli anni ’50) che l’Amministrazione Civile sta complottando per loro.

Non sentirà affermare che è per il loro stesso bene perché sarà consentito loro di avere quelle cose che sono ora loro negate: acqua corrente, elettricità, una scuola. Non sentirà dire che sono troppo vicini all’autostrada, che le loro tende sono illegali. Non vedrà annuire in accordo gli altri soldati che saranno inviati a fare la guardia agli insediamenti israeliani nella West Bank che sono ugualmente vicini all’autostrada, e a bazzicare e scherzare con i residenti nei fiorenti avamposti nelle stesse tre località dove viene cucinata e servita in questo stesso momento una cacciata.

L’addestramento nelle colline meridionali di Hebron e gli atti di distruzione nella parte settentrionale della Valle del Giordano si sono verificati tutti durante la campagna elettorale e perciò non si sono conquistati i titoli dei giornali israeliani. Ma, parlando sul serio, chi sto prendendo in giro? La maggior parte della nostra libera stampa non considera degno di menzione nulla di tutto questo. Dunque, quanto più basse le loro classifiche – cioè quanto più il pubblico consumatore di notizie dimostrerà di non desiderare o sentirsi in obbligo di conoscere questi fatti – tanto più io continuerò a scriverne.

Né le aree di addestramento militare né le preoccupazioni per i beduini e le loro comunità di allevamento interessano gli ufficiali che ordinano la distruzione di cui sono responsabili. Quello che interessa loro è la meta-tendenza all’annessione a Israele delle colline meridionali di Hebron, la creazione di una contiguità ebrea da Ma’aleh Adumin a Gerusalemme senza tende beduine che rovinino il paesaggio e la fusione dell’area occupata nella valle settentrionale del Giordano con i kibbutzim e moshavim israeliani della valle di Beit She’an.

E dunque perché Blanc sceglie la via d’uscita facile? Perché rifiuta di essere come gli altri ventenni che hanno distrutto una tenda, terrorizzato un bambino e cacciato una famiglia e che si sveglieranno a quarant’anni per correre a scaricare il loro cuori spezzati presso l’organizzazione Rompiamo il Silenzio. E non sarà tra quelli che, dopo il congedo dall’esercito, cercheranno di affogare i loro ricordi in fughe psichedeliche in India o Sudamerica prepotenti quanto basta per indurre infarti nei loro genitori.

E apparentemente non farà parte della maggioranza, che continuerà a convivere perfettamente a suo agio con quanto ha fatto, che si lamenterà nelle cene del venerdì sera di “quanto gli arabi ci odiano, glielo si legge negli occhi”, e presterà ascolto avidamente a ogni notizia della nostra stampa libera a proposito di accoltellamenti, di gruppi di tiratori di sassi e della terza intifada.

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Soldati israeliani portano via i resti di tende beduine da loro distrutte

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/otherwise-occupied-the-conscientious-objector-s-easy-way-out-by-amira-hass

Originale: Haaretz.com

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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