Dopo l’uccisione di Bin Laden – Nessuna dignità a Ground Zero

 by Mona Eltahawy
 
on 05/05/2011

Original Version: No dignity at Ground Zero

Bisognerebbe celebrare le rivoluzioni della Primavera Araba, non festeggiare l’uccisione di un uomo con cori da stadio che infangano la memoria delle vittime di Ground Zero e della guerra al terrorismo – scrive la giornalista egiziana Mona Eltahawy

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Potevo sentire le urla mentre uscivo dal taxi, a due isolati di distanza. Le ho potute sentire proprio mentre ero di fronte a Park 51, il sito del progettato centro islamico con annessa moschea che ha incontrato una feroce opposizione lo scorso anno per il fatto di essere troppo vicino alla “terra consacrata” di Ground Zero. Erano passati pochi minuti dopo l’annuncio del Presidente Obama che Osama bin Laden era stato ucciso, e avevo dato retta al suggerimento di un amico che aveva proposto che noi – entrambi musulmani – prendessimo delle candele per andare a vegliare laddove si ergeva il World Trade Centre prima che  i militanti di Bin Laden lo buttassero giù.

Così, è stato uno shock trovare centinaia di altre persone che avevano trasformato quel terreno consacrato in un palcoscenico su cui un pubblico da stadio festeggiava una “vittoria in trasferta” alla quale non aveva neanche partecipato, e le origini della quale, probabilmente, i ragazzi che componevano tale pubblico non avevano neanche conosciuto o erano troppo giovani per ricordare.

C’è sempre stato qualcosa di nauseante nei turisti che scattano foto di se stessi in posa di fronte a quel grande baratro spalancato chiamato Ground Zero. “Io nel luogo del massacro di massa, New York”, come didascalia di una foto di vacanza è sbagliata in tutte le lingue, sicuramente. Ci sono voluti meno di 10 minuti perché l’atmosfera di quella festa da associazione studentesca mi disgustasse. I cori in stile olimpico “USA! USA!” li ho potuti quasi accettare come americana alle prime armi. Ma “Fuck Osama! Olé olé olé!” ha schiacciato qualsiasi ambizione di dignità per le migliaia di morti, molti dei quali avevano saltato centinaia di piani per morire, e i loro corpi erano andati in pezzi vicino a dove ci trovavamo adesso.

Avrei voluto vegliare anche per le ben più numerose migliaia di persone uccise in Afghanistan, Pakistan e Iraq come parte della guerra al terrore che George W. Bush ha scatenato e che Obama non ha fatto molto per contenere. Avrei voluto vegliare come una musulmana che appena la scorsa estate aveva ricordato agli americani – che insistevano sul fatto che Park 51 sorgesse altrove “per rispetto alle vittime dell’11 settembre” – che le vittime di quel giorno erano anche musulmane.

Che liberazione, Bin Laden. Uno sgradito occupante abusivo nella casa della mia religione, che ne ha abbattuto tutti i muri ed era pronto a dargli fuoco per tenersi caldo. Al-Qaeda ha ucciso più musulmani che non-musulmani. Ogni volta che egli ha commesso un’atrocità da qualche parte, i musulmani qui in America hanno pagato per essa. Mio fratello, un cardiologo, è stato tra le migliaia di musulmani visitati dall’FBI nel novembre 2001, e costretto a sottoporsi ad una speciale registrazione delle impronte digitali; la sua foto e le sue informazioni sono per sempre negli archivi della sicurezza interna. A centinaia sono stati arrestati. A centinaia sono stati espulsi. Vittime del profiling.

Che liberazione, Bin Laden. Ti ho a lungo detestato, e sapevo che quando Mohamed Bouazizi si è dato fuoco nella cittadina tunisina di Sidi Bouzid lo scorso dicembre, stava appiccando un fuoco che avrebbe reso irrilevante l’uomo Bin Laden e la sua tronfia presunzione. Quando i tunisini hanno rovesciato Zine El Abidine Ben Ali in 29 giorni e gli egiziani Hosni Mubarak in 18 giorni, si è trattato di un’appropriata strigliata ai dittatori e a Bin Laden. Cos’era diventato più affascinante per i giovani del Medio Oriente e del Nord Africa: il cambiamento attraverso il fervore rivoluzionario che ha spazzato via gli stereotipi degli arabi e dei musulmani, o il messaggio pieno di odio di al-Qaeda che ha falsamente promesso il cambiamento attraverso la violenza nichilista?

Avrei voluto avere questo tipo di conversazione. Ma c’era solo una donna, lì vicino, che portava delle candele. Tra le decine di richieste di interviste e di foto che stava ricevendo, le ho detto di sfuggita che era la persona più dignitosa in quel luogo. E’ rimasta sbalordita.

Mi sono trasferita negli Stati Uniti un anno prima dell’11 settembre. Il giorno dopo l’attacco, un ubriaco ha cercato di dare alle fiamme la moschea locale. Ho visitato Ground Zero la prima volta nel luglio 2002, e ho potuto solo piangere e pregare. “Che liberazione, Bin Laden”, avrei voluto gridare lunedì; ma questa neo-americana, invece, ha solo tranquillamente recitato la Fatiha, il primo capitolo del Corano, con i cori “USA, USA, USA” sullo sfondo. L’ho recitata per le vite innocenti prese a New York, a Washington DC, a Shanksville in Pennsylvania, in Afghanistan, in Iraq e in Pakistan – dove la guerra al terrorismo ha lasciato le sue terribili impronte.

La scena a Ground Zero è stata come una parodia del film ‘Team America’, il film realizzato dal team di South Park per fare la parodia dell’America di Bush sprofondata nel nazionalismo. Ora che abbiamo fatto la parodia della parodia, i ragazzi dei cori da stadio possono andare a casa, e possiamo tornare a parlare delle rivoluzioni del Medio Oriente e del Nord Africa, che simbolicamente hanno ucciso Bin Laden alcuni mesi fa?

Non sto sentendo nessuna manifestazione di simpatia per Bin Laden da parte dei musulmani e degli arabi che conosco. Sono sollevati per il fatto che lui se ne sia finalmente andato. Ma sono comprensibilmente preoccupati che l’ossessione dei media possa permettere a Bin Laden di prendere in ostaggio queste nobili rivoluzioni. Un uomo è stato ucciso; ma decine di persone che coraggiosamente stanno facendo abbassare lo sguardo ai despoti vengono massacrate ogni giorno.

Mona Eltahawy è una giornalista egiziana residente a New York; i suoi articoli sono apparsi su giornali come il Washington Post, il New York Times, l’International Herald Tribune, ecc.; per lungo tempo ha scritto per il quotidiano saudita al-Sharq al-Awsat

http://www.medarabnews.com/

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