Draghi in Libia. Il gas buono e «atlantista» e quello cattivo

0
196

tratto da: https://www.remocontro.it/2021/04/06/draghi-in-libia-il-gas-buono-e-atlantista-e-quello-cattivo/

rem rem  6 Aprile 2021

 

La prima visita all’estero di Draghi presidente. Roma si candida a giocare un ruolo importante nella fase della ricostruzione libica sia per quello che riguarda le infrastrutture locali che per il settore energetico. Mentre nel Paese nordafricano si assiste a una escalation di omicidi politici. Alta tensione tra Haftar e il suo capo di Stato maggiore. La Libia è stata trascinata dall’intervento del 2011 in una guerra civile fino allo scontro di potenze.
L’Italia, non più protagonista, rischia di diventare pedina della nuova guerra fredda.

Dal dire al fare mentre c’è ancora di disfa

«Roma con il Governo transitorio di unità nazionale del premier Debaiba per rendere la Libia non solo legata agli idrocarburi, ma anche alle energie pulite. Proverà a soddisfare queste esigenze l’Eni, il primo produttore di gas nello stato nordafricano». Lo va a ripetere Draghi, e speriamo non arrivino troppi bastoni tra le ruote, o peggio. I dettagli della scommessa raccontati da Roberto Prinzi. L’Italia che già opera nella ricostruzione dell’aeroporto di Tripoli devastato, nel tentativo di riaprirlo ai voli con il resto del mondo. Progetto da 79 milioni di euro con l’Enav che coopera per la navigazione aerea.

Haftar, generale sempre sconfitto

«Draghi arriva in una Libia dove restano accese le tensioni tra il generale cirenaico Haftar e Nadori, il capo di Stato maggiore del suo esercito (l’Enl)». Ora Haftar vorrebbe arrestare il suo secondo per presunta «disobbedienza agli ordini militari». «Ma Nadori, riferisce Agenzia Nova, avrebbe dalla sua il potente presidente del parlamento Saleh con il chiaro obiettivo di fare uscire definitivamente dalla scena politica Haftar». Problema pratico su chi licenzia chi, e soprattutto su chi ancora sostiene il personaggio, Haftar, che, ricordiamo, è anche cittadino americano, ma che sopravvive sul campo con sostegni russo egiziani e petroliferi arabi.

Mandato «atlantista» secondo Alberto Negri

Alberto Negri, oggi sul manifesto, scrive di nuova guerra fredda ormai dichiarata. E del ruolo che vi ha l’Italia. «Come si esce dalla più grave sconfitta italiana del dopoguerra, ovvero la distruzione del regime Gheddafi voluta nel 2011 da Usa, Francia e Gran Bretagna? Draghi, che di Medio Oriente e Nordafrica ne mastica pochino ma segue alla lettera il nuovo manuale Biden-Blinken, ci prova – dopo le oscillazioni italiane del recente passato tra Tripoli e Bengasi – e lo fa con un preciso mandato «atlantista»: schierare l’Italia con l’Unione europea e la Turchia sul fronte che si oppone all’influenza della Russia in Cirenaica».

Nel menù di Draghi

«Gas, petrolio, appalti autostradali e, naturalmente, il dossier migranti, con l’obiettivo non troppo nascosto di tornare alla Libia di Berlusconi e del Raìs». «Un posto dove tenere i profughi alla larga dai noi, in campi di concentramento e prigioni fuori dalla vista delle telecamere». Amaro e fortemente critico Alberto Negri, anche con certe cronache Rai a far da tappeto. Con l’oggettività impietosa di alcuni dati di fatto.

  • «Dietro la nascita del governo libico e del rinnovato fronte atlantista c’è una sconfitta militare derivata dallo scontro tra due coalizioni».

  • «La prima, costituita da Turchia e Qatar, ha fornito sostegno bellico e finanziario (consiglieri militari, mercenari e droni) per difendere il governo tripolino affiliato ai Fratelli musulmani».

  • «La seconda, formata da Russia, Emirati Arabi Uniti, Egitto, ha appoggiato l’offensiva fallimentare del generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica».

  • «La Francia che quando ha visto la mala parata di Haftar si è riposizionata usando i canali europei e ha inviato a Tripoli il suo ministro degli esteri Le Drian nella “trojka” diplomatica di Bruxelles»

  • «Il tutto condito dal fresco rinnovo della missione navale Irini, incaricata dalle Nazioni Unite di attuare l’embargo sulle armi in Libia (monitorare il cessate il fuoco?) e guidata da Roma».

La linea Maginot libica

«La situazione libica sul campo per il momento è quella di uno stallo intorno a un sorta di “Linea Maginot”. Dopo la sconfitta, i miliziani di Haftar e i mercenari alleati, come la Compagnia russa Wagner, si sono ritirati al confine tra Tripolitania e Cirenaica, scavando una lunga trincea nel deserto con una trentina di postazioni difensive che da Sirte arrivano alla base aerea di Jufra, dove la Russia ha portato dalla Siria decine di aerei da combattimento riverniciati senza insegne: una Maginot progettata da chi non ha alcuna intenzione di andarsene dalla Libia. Il ritiro di truppe e mercenari stranieri al momento appare assai improbabile».

Blinken e gli errori del passato

Il segretario di stato Usa Antony Blinken, che durante l’amministrazione Obama nel 2011 fu sostenitore dei raid Nato contro Gheddafi che consegnarono il Paese alle fazioni islamiste, ora chiama a raccolta la Nato e gli europei per contrapporsi a Mosca dopo il vuoto lasciato da Trump in Libia e in Siria. «E come collegato disposto Usa c’è la questione del gas: «no» di Washington al gas russo ai tedeschi con il Nord Stream 2 e via libera invece allo sfruttamento delle risorse energetiche libiche e del Mediterraneo orientale. Ecco perché in Libia con il gasdotto Greenstream e l’Eni gli italiani possono tornare utili alla strategia Usa di contrasto a Mosca».

Il gas buono e quello cattivo

«Il problema è che Draghi arriva in una Tripoli dove l’Italia ha perso l’ascendete che ha avuto per decenni. Il Paese è stato trascinato dall’intervento del 2011 in un conflitto devastante che ha fatto della Libia il terreno di scontro di potenze che non hanno esitato a bombardare, a forgiare alleanze e ribaltarle, frammentando ancora di più il quadro tribale e dei potentati locali. Gli italiani qui non sono più protagonisti e Draghi torna in Libia da atlantista, in condominio con gli europei, rischiando di diventare pedina di un altro pezzo della nuova guerra fredda».

 

 

 

Draghi in Libia. Il gas buono e «atlantista» e quello cattivo

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

SHARE

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.