‘Droni killer’ senza mandanti e ‘omicidi mirati’ senza colpevoli? L’Iran che chiede l’arresto di Trump per l’omicidio di Soleimani, oltre la propaganda

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tratto da: REMOCONTRO

Piero Orteca Piero Orteca  6 Luglio 2020

 

 

Ordine di arresto internazionale per il Presidente americano e per altre 35 persone tra politici, funzionari e militari per l’omicidio “mirato” del generale dei Pasdaran Qassam Soleimani. L’Interpol ha già detto di no. Ma oltre la propaganda, si pone un problema reale. Omicidi mirati su sentenza di chi? Anche gli atti di guerra si possono processare.

Omicidi mirati e droni killer

Lo scontro all’ultimo sangue tra l’Iran e gli Stati Uniti si arricchisce di un nuovo capitolo che non ti aspetti. Ricordate l’assassinio mirato del super generale Qassam Soleimani, comandante in capo di tutte le forze dei Pasdaran in Siria e in Iraq? Beh, allora furono gli americani a operare uno strike grazie a dei droni e all’assistenza di Intelligence fornita dai servizi segreti israeliani. Ora gli ayatollah reagiscono addirittura in punta di diritto internazionale, cercando di porre le premesse per un violento scontro diplomatico che lascerà sul terreno molte vittime. In pratica, la procura generale di Teheran ha spiccato un mandato di cattura internazionale per “omicidio e terrorismo” a carico di 36 personalità : primo in testa, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Solo propaganda?

Si tratta, ovviamente, di una mossa destinata ad avere pesanti strascichi in politica internazionale nei prossimi mesi, perché si affida a un canale molto “sensibile” e per alcuni aspetti controverso come quello dei mandati di cattura internazionali. Quindi, lo scontro titanico tra l’Iran sciita e l’America di Trump si sposta dai campi di battaglia alle aule di giustizia. Nessuno si aspetta, ovviamente, che Trump possa essere arrestato e la stessa cosa vale per gli altri 35 accusati. Ma la portata della mossa propagandistica è chiara. Tenere alta la tensione su un evento che gli ayatollah non hanno mai digerito e per il quale chiedono ancora vendetta.

Questione giuridica reale

Il procuratore generale di Teheran, Alghasi  Mehr, citato dall’agenzia di stampa Fars, ha spiegato che le autorità giudiziarie iraniane si sono rivolte direttamente all’Interpol. Fornendo copia del mandato e tutta la documentazione necessaria a corredo. A questo punto, si capisce come la vicenda, in ogni caso, possa prendere sviluppi imprevedibili, specialmente per quanto riguarda l’atteggiamento che potranno assumere paesi, amici o alleati dell’Iran. Siamo sempre nel campo della guerra propagandistica, è chiaro, ma un’ulteriore riflessione va fatta.

‘Omicidi mirati’ sul ‘sentenza’ di chi?

Quello degli “omicidi mirati” è un argomento che ha sollevato da sempre reazioni contrastanti nell’opinione pubblica internazionale. Ed è proprio questo il punto della faccenda. Gli iraniani vogliono costruire una sorta di fronte comune tra Paesi che si oppongono a questo tipo di pratica e che, nel caso specifico, potrebbero finire per condannare, almeno moralmente, gli americani. La mossa pone le basi per evitare che anche nel prossimo futuro possano ripetersi episodi simili. Finora il principale accusato di condurre politiche di “omicidi mirati” era stato Israele, che da decenni attua questa pratica cercando di scovare ed eliminare i nemici più pericolosi. Tra le altre cose, il mandato di arresto emesso da Teheran è “ personale” e non legato alle cariche politiche o istituzionali. Che significa?

Per Trump ex presidente

Secondo la procura di Teheran , il mandato potrà essere eseguito anche quando Trump non sarà più Presidente degli Stati Uniti. E la stessa cosa vale anche per gli altri illustri accusati. Sulla vicenda, è intervenuto il rappresentante speciale degli Stati Uniti, Brain Hook, sostenendo che l’iniziativa degli ayatollah si commenta da sola e che naturalmente, data la sua natura propagandistica,  l’Interpol non si sognerà mai di prendere seriamente in considerazione il mandato. Puntuale è giunta la risposta dell’Interpol da Lione , che sostanzialmente ribadisce il ragionamento del diplomatico statunitense, sottolineando come sia  impossibile prendere in considerazione mandati che originino da motivazioni prettamente politiche, razziali o religiose.

Le carcasse delle auto di Soleimani e scorta uccisi dagli Usa a Baghdad

Soleimani nemico di Iraele

In questo senso, dal punto di vista del diritto internazionale, la faccenda è chiusa prima ancora di cominciare. Restano ovviamente tutti gli strascichi di natura politica e diplomatica. Qassam Soleimani, comandante delle brigate Al-Qods, venne ucciso all’inizio di gennaio. Era stato il raffinato architetto della presenza militare iraniana in Siria e in Iraq. Per Israele era diventato il nemico pubblico numero uno, in quanto la sua strategia di accerchiamento puntava a stabilire basi a macchia di leopardo che mirassero al controllo del territorio a ridosso del Golan e del Libano. Motivo che aveva messo in seria agitazione lo stato maggiore di Gerusalemme, che si sarebbe ritrovato ai confini i paramilitari iraniani e i loro alleati sciiti di Hezbollah. Una minaccia ritenuta gravissima per tutta l’ Alta Galilea.

 

Piero Orteca
PIERO ORTECA

Piero Orteca, giornalista, analista e studioso di politica estera, già visiting researcher dell’Università di Varsavia, borsista al St. Antony’s College di Oxford, ricercatore all’università di Maribor, Slovenia. Notista della Gazzetta del Sud responsabile di Osservatorio Internazionale

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