Dubbi e perplessità

di Amira Hass

La decisione di incriminare il Sergente Maggiore S. per l’uccisione di due donne durante la guerra a Gaza dello scorso anno è stata causa di scalpore. Perché proprio lui, e non tutti gli altri che hanno ucciso dei civili, si è chiesto scandalizzato il suo difensore? Certo, ha ucciso due donne il 4 gennaio 2009, nel primo giorno dell’incursione di terra di Israele, ma lo stesso giorno le IDF uccisero 34 uomini armati e pure altri 80 civili. Fra queste persone c’erano 6 donne e 29 bambini di età inferiore ai 16 anni, un bambino di 7 anni, una bambina di 1 anno, un’altra bambina di 1 anno, tre bambini di 3 anni, una ragazzina di 13 anni. Forse S. è stato scelto perché Riyeh e Majda, madre e figlia, erano state le sole uccise mentre portavano una bandiera bianca quel 4 gennaio? No. Anche Matar, di 17 anni, e Mohammed, di 16, erano stati uccisi. Erano stati colpiti da proiettili sparati da una postazione dell’IDF nelle vicinanze di casa mentre spingevano un carretto che trasportava i feriti e i morti della famiglia Abu Halima, che erano stati colpiti da una bomba al fosforo che era penetrata nella loro casa. Cinque componenti della famiglia erano stati uccisi sul posto, compresa una bambina di 1 anno. Forse non c’è risposta ai dubbi che attanagliano i commentatori. Magari capirebbero meglio il contesto se andassero a rileggersi le dichiarazioni dei soldati che hanno confessato: “Quando il comandante di compagnia e il comandante di battaglione vi dicono ‘via, sparate’ , i soldati non si devono trattenere. Essi aspettano questo giorno per spassarsela a sparare e sentire il potere nelle loro mani.”

Haaretz, 21 giugno 2010

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