Due pescatori arrestati dalla marina militare israeliana e la loro barca confiscata

DOMENICA 9 GIUGNO 2013

Pubblicato da Rosa Schiano a 15:19

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I due pescatori arrestati, Khader Marwan Al-Saidi, 24 anni e Hassan Ali Murad, 27 anni

Durante la notte di venerdì 7 giugno 2013 vi è stata una escalation di attacchi da parte della marina militare israeliana contro i pescatori di Gaza. Il comitato dei pescatori della Union of Agricultural Workers Committees aveva riportato attacchi lungo tutta la costa di Gaza e l’arresto di due pescatori, oltre alla distruzione di reti per la pesca.

I due pescatori arrestati, Khader Marwan Al-Saidi, 24 anni, e Hassan Ali Murad, 27 anni, sono stati arrestati verso le 3.00 del mattino di venerdì e sono stati rilasciati il giorno successivo, ma la loro barca è stata confiscata.

I due pescatori vivono nel campo rifugiati di Shati.

Giovedì pomeriggio erano usciti in mare verso le 15.00 e si erano diretti verso sud, fermandosi a pescare a sud delle coste di Shalihat.

L’attacco

Hassan Ali Murad ci ha riferito che una nave della marina militare israeliana ha iniziato ad attaccarli sparando verso le lroo barche alle 2.00 del mattino.

“Con noi c’erano altre 6-7 hasaka, stavamo pescando in gruppo. Quando i soldati hanno iniziato a sparare tutti i pescatori sono scappati, ma il motore della nostra barca era guasto e non siamo riusciti a scappare. Abbiamo cercato di accendere il generatore ma non ci siamo riusciti”. I pescatori si trovavano a circa 6 miglia dalla costa. Abbiamo urlato ai soldati “Andate via, siamo a meno di 6 miglia!”, ma i soldati hanno continuato a sparare”, ha aggiunto Hassan.

L’arresto e l’interrogatorio

Una barca zodiac a bordo della quale vi erano 6 soldati si è avvicinata a loro. I soldati israeliani hanno ordinato ai due pescatori di svestirsi, tuffarsi in acqua e raggiungere a nuoto la barca israeliana. “I soldati hanno sparato verso di noi  mentre nuotavamo”, ci ha detto Hassan. A bordo della barca israeliana i due pescatori sono stati bendati ed ammanettati. I soldati hanno poi confiscato la barca dei pescatori e tutto l’equipaggiamento. Hassan ha precisato che il generatore costa circa 6.000 dollari, la barca costa circa 3.000 dollari, l’equipaggiamento ha un valore di circa 1.000 dollari, per un totale di 10.000 dollari, che i pescatori dovranno comunque continuare a pagare perché si sono indebitati per poter affrontare queste spese.

“Siamo stati trattenuti per circa 30 minuti sulla barca israeliana, al freddo, poi i soldati ci hanno trasportati sulla nave grande della marina militare israeliana. Ci hanno stesi a terra e ci hanno colpito con i piedi dietro la testa, poi ci hanno incappucciati. Non potevo respirare, dopo mezz’ora mi sentivo morire per la mancanza di aria”, ci ha detto Hassan. I pescatori sono stati trasportati al porto di Ashdod in Israele, sono stati dati loro una maglia ed un pantalone e sono rimasti ammanettati e bendati fino alle 12.00 del giorno successivo. Hassan ci ha anche raccontato che i soldati li hanno derisi e li hanno picchiati. Un dottore ha fatto poi loro visita, ed ha informato Hassan di soffrire di diversi problemi di salute. Hassan gli ha risposto:”Che cosa vuoi da noi? Avete preso la nostra barca, avete preso la nostra vita, ed ora vuoi controllare la mia salute?” Il dottore gli ha risposto che era sua responsabilità controllare la sua salute. Hassan gli ha detto:”Non sono arrabbiato per la mia salute, sono arrabbiato perché non posso più sfamare i miei bambini”.  I due pescatori sono stati trattenuti 4 ore in una stanza per poi essere interrogati. Un ufficiale ha chiesto ad Hassan se conoscesse membri di Hamas, se fosse coinvolto in gruppi armati ed altre domande di questo tipo. Hassan gli ha risposto: “Stai ditruggendo la mia vita e mi fai queste domande?”. L’ufficiale gli ha detto:”La nostra preoccupazione è distruggere la vita dei pescatori”, intendendo che questa fosse la loro missione.

Due anni fa Hassan era stato già arrestato dalla marina militare israeliana insieme a suo cugino, che era stato ferito da un proiettile alla gamba. “Chi nutrirà i nostri bambini ora? Non abbiamo altre risorse. Chi pagherà i nostri debiti?” ha aggiunto Hassan.

Mentre ascoltavao la testimonianza di Hassan, un altro membro della famiglia è intervenuto dicendo: “Ogni pescatore preferirebbe morire ed essere sparato alla testa piuttosto che perdere la propria barca. La barca è la nostra fonte di vita”.

Hassan ha aggiunto che durante l’interrogatorio in Ashdod, l’ufficiale gli ha detto: “Puoi chiedere ad un avvocato di riavere indietro la barca ma stai sicuro che non ti ridaremo il generatore”.

Hassan gli ha risposto: “L’avvocato ha bisogno di soldi, io non posso pagarlo”. L’ufficiale ha replicato:”Non sono affari miei, sono affari dell’avvocato”.

A Gaza Hassan ha chiesto aiuto ad un avvocato ma quest’ultimo gli ha detto che il procedimento costerebbe una somma di denaro equivalente all’acquisto di una nuova barca.

Khader Marwan Al-Saidi è poi intervenuto dicendo che l’ufficiale gli ha detto: “Vi devo osservare in mare notte e giorno e questo mi infastidisce, per questo motivo vi distruggiamo la barca.”. Khader ha aggiunto che gli ufficiali israeliani sanno tutto della loro vita. Khader recentemente è diventato padre. L’ufficiale durante l’interrogatorio gli ha detto: “Come sta il tuo bambino?”.

L’ ufficiale inoltre gli ha detto: “State portando con voi internazionali per essere protetti. Se porti internazionali con te la volta successiva colpiremo la tua barca. Non abbiamo paura di voi e non abbiamo paura degli internazionali. Non pensare che gli internazionali possano proteggerti. Possiamo sparare quando vogliamo, nessuno ci ferma”.

Oltre al dramma rappresentato dalla perdita della barca e di ogni mezzo di sussistenza, i pescatori subiscono continuamente anche violenza psicologica. Hassan ci ha mostrato i pantaloni che l’esercito israeliano aveva dato loro. I soldati gli hanno detto che hanno lo stesso valore della barca e del generatore.

Verso Erez, il rlascio

Dopo l’interrogatorio, durato circa 30 minuti, i due pescatori sono stati trattenuti due ore prima di essere portati ad Erez. I soldati hanno ammenattato anche le gambe dei pescatori e li hanno costretti a piegarsi per prendere uno scatolo che conteneva i loro vestiti da lavoro. Poi li hanno costretti a camminare per 500 metri con mani e piedi legati fino a raggiungere una jeep militare che li ha portati ad Erez. In Erez i due pescatori hanno docuto camminare altri 500 metri.

Il valico di Erez era chiuso. Un soldato voleva portare i pescatori nuovamente ad Ashdod, mentre un altro soldato insisteva per permettere loro di attraversare il confine. Hassan ha raccontato che fortunatamente un’anziana donna palestinese che tornava da un ospedale israeliano aveva raggiunto il confine. La donna ha chiesto ai soldati di aprire il valico per poter tornare a casa. Dopo circa 10 minuti i soldati hanno aperto il valico. I due pescatori hanno poi camminato per circa 2 chilometri per raggiungere l’ufficio palestinese, dove sono stati interrogati dalla sicurezza interna. Dopo l’interrogatorio, i due, stremati e senza auto, si sono seduti in strada. L’anziana donna che aveva attraversato il valico ha offerto loro un passaggio in auto. “Non potete immaginare quello che è successo. Anche se lo vedeste in televisione non ci credereste”, ha aggiunto Khader.

Le difficoltà economiche

Hassan è sposato ed ha quattro bambini. Nella sua piccola casa, in cui bagno e cucina sono nella stessa stanza, vivono in 6 persone. Hassan pesca da quando aveva 10 anni. Suo padre era malato e non poteva lavorare, così il piccolo Hassan dopo la scuola andava a pescare.

Khader Marwan Al-Saidi è sposato ed ha un bambino. Nella sua casa vivono 14 persone, mentre l’intera famiglia conta 70 persone in tutto.

Dalla barca confiscata, di cui suo padre è proprietario, dipendevano circa 24 persone.

I continui attacchi contro i pescatori e l’appello alla comunità internazionale

Mentre ascoltavamo la testimonianza dei due pescatori, abbiamo appreso che la marina militare israeliana stava attaccando barche di pescatori di fronte alle coste di Soudania, nel nord della Striscia di Gaza. Zacaria Baker, a capo del Comitato dei pescatori della Union of Agricultural Work Committes  ci ha riferito che le forze israeliane stavano aprendo il fuoco contro i pescatori palestinesi ed una delle barche era stata circondata a circa 2 miglia dalla costa. Zacaria, al telefono con un referente sul posto, non riusciva ad ascoltare bene la telefonata a causa degli spari.

Abbiamo continuato ad ascoltare la terribile testimonianza dei due pescatori mentre nell’atmosfera saliva la tensione per quanto stava accadendo nello stesso momento.

Hassan ha lanciato un messaggio alla comunità internazionale: “Chiediamo alla comunità internazionale di sostenere i pescatori palestinesi. Le autorità israeliane hanno comunicato attraverso i media di permettere ora ai pescatori palestinesi di raggiungere le 6 miglia nautiche dalla costa, ma in realtà stanno attaccando i pescatori all’interno di questo limite, a 4-5 miglia dalla costa, chiediamo alla comunità internazionale di aiutarci. Le persone che maggiormente sono colpite a Gaza sono i pescatori . Sappiamo che la situazione a Gaza è difficile, siamo sotto assedio, noi pescatori siamo attaccati ogni giorno e mentre vi sto parlando in questo momento i soldati stanno attaccando altri pescatori. Chiediamo alla comunità internazionale di stare dalla nostra parte.”

I pescatori pensano che le Ong potrebbero aiutarli nel coprire i costi della barca confiscata.

Background

Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull’accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l’Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l’Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l’area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana “Piombo Fuso” (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l’accesso all’ 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l’offensiva militare israeliana di novembre 2012, “Pilastro di Difesa”, hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all’interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell’invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi’ 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.

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