…e allora entriamo nei dettagli di Gerusalemme – di Paola Caridi

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Mi sono quasi sempre astenuta dal pubblicare mappe di Gerusalemme. Troppo complicato, veramente troppo complicato spiegare quello che succede in una città che molti sognano, alcuni conoscono, altri ancora immaginano. Niente di mistico, di affascinante. Tutto molto complicato.

 

Poi Trump ha parlato. Ha mostrato il re nudo, perché il Congresso americano l’aveva già riconosciuta, Gerusalemme capitale di Israele, tentando nel 1995 di bloccare il processo di pace iniziato ad Oslo. Nessun presidente americano l’aveva però detto nel modo in cui Trump l’ha detto, che Gerusalemme gli USA l’avevano riconosciuta come capitale di Israele, in un esercizio di dissimulazione che doveva tenere in piedi tutto. I negoziati che non decollavano, gli israeliani e i palestinesi da invitare comunque, pur sapendo che nessun risultato degno di questo nome sarebbe stato raggiunto… Meglio la dissimulazione, meglio l’ipocrisia: l’importante era calmierare il conflitto.

Il tempo. Il tempo… Credo che molti sperassero nel tempo. Il tempo dei fatti sul terreno, l’abitudine ad assistere senza far niente alle colonie israeliane dentro Gerusalemme est occupata, e dentro la Città Vecchia. Molti, tra politici e forse diplomatici, hanno riposto le loro speranze nel tempo, e nel tempo dei fatti sul terreno. Una normalizzazione graduale della situazione sarebbe stata più digeribile. E per l’opinione pubblica (perlomeno in occidente, ma non solo) Gerusalemme sarebbe diventata la capitale di fatto di Israele. Lo è diventata, nel pensiero e nel sentire comune. Lo è diventata anche perché, nei giornali e nei telegiornali, è invalso l’uso di definire Israele attraverso Gerusalemme. Di usarli come sinonimi. D’altro canto, non lo facciamo con Roma per l’Italia e con Parigi per la Francia? Non è stessa cosa. Gerusalemme ha una parte occupata, il settore orientale. E non può essere capitale, se una parte della città è sotto occupazione. Io mi sono sempre rifiutata di usare Gerusalemme come sinonimo di Israele. Né lo userei mai come sinonimo di Palestina. Gerusalemme è Gerusalemme. E’ una città nel limbo.

Sono certa che molti telespettatori non riescano, in questi giorni, a capire dove sia il problema. Perché l’informazione ha lavorato molto, in questi anni, per appianare le complessità di Gerusalemme.

Gerusalemme, però, resta complessa. E non conoscerla a fondo significa, oggi, non capire perché almeno due persone siano state uccise a Gaza e centinaia di manifestanti palestinesi siano stati feriti da proiettili di gomma, proiettili veri, candelotti lacrimogeni a Gaza, a Betlemme, a Ramallah e Nablus, a Gerusalemme est occupata. La mappa è una delle innumerevoli mappe prodotte da un’agenzia dell’Onu che si occupa del Territorio Palestinese Occupato, la Ocha Opt, comprendente Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme est. E’ una mappa del 2015. le zone in viola sono gli insediamenti israeliani costruiti nella Gerusalemme est occupata. La Linea Verde, segnata sulle mappe tra i contendenti nel 1948, divide Gerusalemme est da Gerusalemme ovest. Dentro Gerusalemme est c’è tutta la Città Vecchia, che dunque è occupata da Israele dal 1967, dalla Guerra dei Sei Giorni.

Il merito di Donald Trump è di aver fatto arrivare la complessità di Gerusalemme sulle prime pagine dei giornali, nei talk show, nei telegiornali. Ma dirlo è una bestemmia, perché per quelle parole il Medio Oriente si sta di nuovo infiammando e siamo di nuovo a contare morti e feriti,

 


Paola Caridi, scrittrice e giornalista. Da oltre un decennio si occupa di Medio Oriente e Nord Africa, in particolare di islam politico in Palestina ed Egitto. Ha pubblicato, per Feltrinelli, Arabi Invisibili, Hamas, Gerusalemme senza Dio. Ha scritto un testo teatrale, Cafè Jerusalem

 

 

 

…e allora entriamo nei dettagli di Gerusalemme – di Paola Caridi

…e allora entriamo nei dettagli di Gerusalemme

 

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