È GIUSTO ESSERE ANTISIONISTI – di Gideon Levy

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tratto da: https://www.invictapalestina.org/archives/41646

Se non avessero percepito che qualcosa nel passato e nel presente del sionismo stava bruciando sotto i loro piedi, i sionisti non starebbero conducendo una battaglia così feroce contro i loro avversari. È così quando le loro argomentazioni sono deboli: la delegittimazione è l’ultimo rifugio del sionista.

Fonte: English Version

Gideon Levy – 30 gennaio 2021

Immagine di copertina: Manifestanti durante una protesta contro la decisione del presidente Donald Trump di trasferire l’ambasciata americana in Israele a Gerusalemme, a Parigi, Francia, 9 dicembre 2017. Credito: AP Photo / Kamil Zihnioglu

Lo storico e commentatore Gadi Taub ritorna alle radici della propaganda sionista: “Non si può non sposare il sionismo. Non c’è bisogno di persuadere o lasciarsi persuadere, di crederci o di dimostrarne l’infondatezza. Quando si tratta della più sacra delle ideologie, totalmente irreprensibile, ogni critica è illegittima. Chiunque esprima riserve è soggetto al destino di essere condannato come antisemita”. Taub non conosce altro modo di opporsi agli argomenti morali sollevati contro il sionismo.

Il sionismo diventa così, nelle mani di intellettuali come Taub, un’ideologia tirannica che non può essere rifiutata. Sarebbe difficile pensare a una prova migliore della necessità di rivalutare la giustizia del sionismo, le sue vittime e la sua rilevanza rispetto a questo aggressivo Zhdanovism. Non sei un sionista, dunque, sei un antisemita.

Se i sionisti come Taub fossero più convinti della giustizia della loro causa, non sarebbero così allarmati da ogni espressione di critica o discussione. Sotto questo aspetto, il sionismo è più simile a uno zelante credo religioso che a una visione del mondo. Proprio come con gli ultraortodossi, anche con i sionisti non bisogna mettere in discussione nulla. Se non avessero percepito che qualcosa nel passato e nel presente del sionismo stava bruciando sotto i loro piedi, i sionisti non starebbero conducendo una battaglia così feroce contro i loro avversari. È così quando le loro argomentazioni sono deboli: la delegittimazione è l’ultimo rifugio del sionista.

Taub si aggrappa alla definizione di antisemitismo espressa dall’International Holocaust Remembrance Alliance (Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto – IHRA), il nuovo ed efficace strumento utilizzato dall’istituzione sionista per annullare qualsiasi critica nei confronti di Israele. Una petizione di organizzazioni israeliane ed ebraiche chiede al nuovo presidente degli Stati Uniti di non trasformare questa definizione in legge. La petizione ha infiammato Taub, che accusa l’estrema sinistra di offuscare il confine tra Israele e territori occupati e di intraprendere azioni che ostacolerebbero la spartizione della terra di Israele.

Taub è inarrestabile. È passato molto tempo da quando un argomento così infondato è stato ascoltato. Israele è quello che ha cancellato il confine della “Linea Verde” del 1967, distruggendo con i suoi insediamenti ogni possibilità di una soluzione a due Stati. Israele, non il Movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS).

Purtroppo, le organizzazioni che Taub sta attaccando, come il New Israel Fund e J Street, non hanno ancora trovato il coraggio di dissociarsi dal sionismo. Anche Haaretz, considerato in alcuni ambienti ancora più sovversivo di queste organizzazioni, si definisce un giornale sionista.

Ma l’opposizione di tali organizzazioni a una definizione aperta di antisemitismo, il cui obiettivo è quello di mascherare l’occupazione e imbavagliare i suoi critici, è sufficiente per rendere i loro membri degli ebrei che odiano se stessi, auto-antisemiti.

La risposta a questo deve essere determinata e diretta. Si può considerare il sionismo come razzismo senza essere accusati di antisemitismo. È inconcepibile che coloro che combattono il razzismo siano condannati come razzisti di stampo antisemita. Dalla legge del ritorno alla legge dello Stato-Nazione, dalla pulizia etnica del 1948 alla pulizia etnica della Valle del Giordano e delle colline meridionali di Hebron nel 2021, questo è il breve riassunto della storia sionista. Non è forse razzismo?

La realtà dell’apartheid e della supremazia giudaica dal fiume Giordano al mare è invisibile solo ai ciechi, agli ignoranti, ai propagandisti e ai bugiardi.

Il movimento BDS non vuole distruggere Israele, ma solo sostituire il suo regime di supremazia razziale; il diritto al ritorno dei palestinesi non ha lo scopo di gettare gli ebrei in mare; la soluzione a uno stato unico non è intesa a rimpatriare gli ebrei in Europa. Tutti questi desiderano solo riparare parzialmente e tardivamente un torto storico commesso dal sionismo, deliberatamente o meno, una correzione senza la quale non verrà mai stabilita alcuna giustizia tardiva.

Non si possono più boicottare solo gli insediamenti, dal momento che Israele li ha trasformati in una parte inseparabile del Paese. Ha cancellato la Linea Verde e si è sottratto a ogni responsabilità per quanto accade nei territori. Jenin e Tel Aviv sono soggette alla stessa regola, e qualsiasi critica contro di essa dovrebbe essere rivolta a Gerusalemme.

Gerusalemme è la sede dei governi israeliani, che sono diventati governi dell’apartheid. Bisogna combatterli, anche se Taub afferma che una simile campagna può portare all’annientamento e che i suoi fautori sono antisemiti. Fortunatamente, il sionismo e Taub non sono gli unici arbitri della moralità disponibili.

 

Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell’Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell’Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.

 

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

 

È giusto essere antisionisti

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