E se i giornalisti non informano, vadano a scuola! Successo al primo workshop per giornalisti italiani

Sessanta i partecipanti, tra studenti e aspiranti giornalisti, che in un workshop di tre giorni hanno affrontato il delicato tema dell’informazione nel conflitto tra Israele e Palestina insieme ad Amira Hass. Il giornalista deve essere schierato? Cosa significa neutralità in una situazione di conflitto? Qual è il corretto utilizzo delle fonti ufficiali e come si raccolgono le testimonianze dirette? Perché i media internazionali non sono interessati ad approfondire il tema dell’occupazione israeliana? Sono alcune tra le questioni affrontate durante il workshop per aspiranti reporter sul tema dell’informazione nel conflitto israelo-palestinese. Organizzato da Rete Eco (Ebrei contro l’occupazione), dalla piattaforma Zeitun. “Attualmente l’unico quotidiano nazionale che si occupa con attenzione di quest’area- ha dichiarato paola Canarutto di Eco- è il Manifesto. Abbiamo voluto coinvolgere giovani giornalisti per ragionare insieme sul problema di un’informazione e, le nostre aspettative sono state più che realizzate. Rete Eco si occupa di informazione attraverso il sito internet e organizza diversi eventi culturali, ma questo è il primo esperimento di iniziativa che coinvolge partecipanti provenienti da ogni area politica. Abbiamo scelto apposta di coinvolgere un target ‘misto’, per avere un vero confronto sull’argomento”. Dalle aule della facoltà di Scienze Politiche Amira Hass ha raccontato il lavoro del giornalista “di frontiera” affrontando questioni delicate come l’ultimo ordine sull’infiltrazione emesso dall’esercito israeliano e le sue conseguenze per la popolazione di Gaza che risiede in Cisgiordania, con i rischi di una deportazione forzata dentro i confini di Gaza, prigione a cielo aperto da cui si può uscire solo con un complicato sistema di permessi che lascia poca libertà di movimento. “Il ruolo del giornalista è quello di monitorare i centri del potere. In una situazione come quella della Palestina, è normale essere schierati e avere una propria agenda. Io sono cosciente che tra le storie che mi capitano sotto mano, per cinque notizie che riguardano l’occupazione, ne scrivo solo una sui problemi tra Hamas e Fatah”. E aggiunge altri consigli per gli aspiranti reporter: “Cercate di trovare un punto di vista nuovo, ‘sexy’, e non scrivete come se faceste una predica: raccogliete quanti più dettagli possibile e lasciate parlare i fatti”. L’esperienza diretta sul campo- aggiunge Carlo Tagliacozzo- di Amira Hass ci ha permesso di presentare un tipo di formazione che attualmente non esiste sul mercato”.

Donata Columbro, Volontari per lo sviluppo

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