“E’ soprattutto punizione…..”

REDAZIONE 2 DICEMBRE 2012

Testimonianze di Veterani delle Forze di difesa israeliane da Gaza e nei Territori Occupati

Di: Breaking the Silence  e Oded Na’aman

26 novembre 2012

“Non c’è nessuna nazione sulla terra che tollererebbe la pioggia di missili sulla sua popolazione e che  provengano da zone  fuori dei suoi confini,” ha detto il presidente Barack Obama a una conferenza stampa la settimana scorsa.  Ha fatto ricorso a questa osservazione generale per giustificare l’Operazione Pilastro della Difesa, la più recente campagna militare di Israele nella Striscia di Gaza. Nel descrivere la situazione in questo modo, egli crede,  come molti altri, che Gaza sia un’entità politica esterna e indipendente da Israele. Non è così. E’ vero che Israele si è ufficialmente “sganciato” dalla Striscia di Gaza nel 2005, ritirando le truppe di terra e evacuando gli insediamenti israeliani nella zona, ma,  malgrado l’assenza di una forza di terra permanente, Israele ha mantenuto un controllo  schiacciante  su Gaza da quel momento e fino a oggi.

Le testimonianze dei veterani dell’esercito israeliano, espongono la verità di quel “disimpegno”. Prima dell’Operazione”Pilastro della Difesa”, dopo tutto, Israele nel 2006 aveva organizzato le operazioni denominate  “Piogge d’estate” e “Nuvole d’autunno”, e, nel 2008 “Inverno caldo” e “Piombo fuso” – che comportavano invasioni sul terreno. In una testimonianza, un veterano parla di “operazione  di un battaglione” a Gaza, durata 5 mesi, e durante la quale ai soldati è stato ordinato di sparare “per tirar fuori i terroristi”, così che “potessero ucciderne un po’.”

I blocchi navali israeliani impediscono la pesca agli  abitanti di Gaza, una fonte primaria di  alimentazione nella Striscia. I blocchi aerei impediscono la libertà di movimento. Israele non permette la costruzione di edifici in quell’area, proibisce le esportazioni verso la Cisgiordania e Israele, e (tranne che casi di emergenza umanitaria) proibisce gli spostamenti tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Controlla l’economia palestinese, trattenendo periodicamente le tasse di importazione. le sue restrizioni hanno impedito l’espansione e il  miglioramento delle infrastrutture fognarie deplorevoli  della Striscia che potrebbero rendere insostenibile la vita a Gaza entro un decennio. Il blocco della desalinizzazione dell’acqua di mare ha trasformato la fornitura di acqua   in un rischio per la salute. Israele ha ripetutamente demolito piccole centrali elettriche a Gaza, assicurandosi così che la Striscia debba continuare a dipendere da Israele per la fornitura di elettricità. Il fatto che ci siano interruzioni di corrente elettrica quotidiane è stata la norma ormai da anni. La presenza di Israele si sente dovunque, in campo militare e in altre situazioni.

Contando su convinzioni effettivamente errate, i leader politici, deliberatamente o no, nascondono le informazioni che sono cruciali per la nostra comprensione degli avvenimenti. Tra le persone meglio qualificate a correggere queste convinzioni, ci sono gli individui che sono stati incaricati dell’esecuzione di politiche statali – in questo caso i soldati israeliani stessi, una fonte autorevole di informazioni circa le azioni del loro governo. Sono un veterano delle Forze di difesa israeliane (IDF – Israeli Defense Forces), e so che le nostre esperienze di prima mano rifiutano l’ipotesi, accettata da molti, compreso il presidente Obama, che Gaza è un’entità politica indipendente che esiste del tutto fuori di Israele. Se Gaza è al di fuori di Israele, come mai noli siamo di stanza là? Se Gaza è a al di fuori di Israele, come mai la controlliamo? Oded Na’aman.

[Le testimonianze fornite dai veterani israeliani che seguono sono state scelte tra 145 raccolte dall’organizzazione non-governativa Breaking the Silence (Rompere il silenzio) e pubblicate in: Our Harsh Logic: Israeli Soldiers’ Testimonies from the Occupied Territories, 2000-2010. [Logica violenta: le testimonianze dei soldati israeliani dai Territori Occupati, 2000-2010]. Quelle del libro rappresentano ogni divisione delle Forze di difesa israeliane e tutte le località in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza].

1. Demolizione delle case

Unità: Brigata Kfir

Località: distretto di Nablus

Anno: 2009

Durante il vostro servizio nei territori,  che cosa vi ha scosso di più?

 Le perquisizioni che abbiamo fatto ad Hares. Ci hanno detto che c’erano 60 case da perquisire. Ho pensato che dovevano esserci state delle informazioni da parte dei servizi segreti. Cercavo di trovarmi una giustificazione.

Siete usciti in perlustrazione?

Era un’operazione del battaglione. Si sono sparsi in tutto il villaggio, hanno preso il controllo della scuola, hanno sfasciato le serrature, le classi. Una è stata usata  come stanza per le indagini per la Shin Bet* , una come stanza per i detenuti, una per far riposare i soldati. Siamo andati di casa in casa, battendo alle porte alle due di notte. La famiglia muore di paura, le ragazze si fanno pipì addosso dalla paura. Entriamo in casa e mettiamo tutto sottosopra.

Quale è la procedura?

Riunire la famiglia in una certa stanza, mettere lì una guardia, dirle di tenerli sotto tiro di un fucile e perquisire il resto della casa. Abbiamo avuto un altro ordine: tutti quelli nati dopo il 1980… tutti quelli di un’età compresa tra i 16 e i 29 anni, non importa chi fossero, dovevano essere portati ammanettati e bendati. Urlavano ai vecchi, uno di loro ha avuto un attacco epilettico, ma hanno continuato a urlargli contro. Da ogni casa dove siamo entrati abbiamo preso tutti quelli che avevano tra i 16 e i 29 anni e li abbiamo portati nella scuola. Stavano seduti, legati, nel cortile della scuola.

Vi hanno detto lo scopo di tutto questo?

Trovare le armi. Non ne abbiamo trovata nessuna, però. Hanno sequestrato in coltelli da cucina. Si rubava, anche. Un tizio ha preso 20 shekel (la valuta israeliana). I soldati entravano nelle case e cercavano cose da rubare. Era un villaggio molto povero. I ragazzi dicevano: “Che peccato! Non c’è nulla da rubare.”

 Questo è stato detto durante una conversazione tra soldati?

Sì, godevano a vedere la miseria, i ragazzi erano felici di parlarne.  C’è stato un momento in cui qualcuno ha urlato contro i soldati.  Sapevano che era malato di mente, ma uno dei soldati ha deciso che lo avrebbe comunque picchiato, e quindi lo hanno colpito con forza. Lo hanno colpito sulla testa con il calcio del fucile: sanguinava, allora lo hanno portato nella scuola insieme a tutti gli altri. C’era una pila di mandati di arresto firmati dal comandante del battaglione, pronti, con uno spazio in bianco dove si  scriveva che la persona era stata arrestata perché sospettata di avere disturbato la pace. Mettevano il nome e il motivo dell’arresto. C’erano persone con le manette di plastica che le avevano strette molto. Sono riuscito a parlare con le persone che erano lì. Una di loro era stata portata a Israele a lavorare per un colono, e dopo due mesi il tizio non lo ha pagato,  e lo ha consegnato alla polizia.

 Tutte quelle persone venivano soltanto  da quel  villaggio?

Sì.

 Ti ricordi qualche altra cosa di quella notte?

 Una piccola cosa che però mi ha dato fastidio – era una casa che avevano appena distrutto. Hanno un cane per le ricerche di armi, ma non lo avevano portato; hanno soltanto devastato la casa. La madre guardava da un lato e piangeva. I suoi bambini erano seduti vicino a lei e la accarezzavano.

Che cosa vuoi dire con “hanno soltanto distrutto la casa”?

Hanno rotto i pavimenti, buttato all’aria i divani, buttato via le piante e le fotografie, sfasciato le credenze,  le mattonelle. C’erano altre cose: lo sguardo sulle facce delle persone quando si entra nelle loro case. E dopo tutto questo, venivano lasciate legate e bendate  nella scuola, per ore. L’ordine di liberarle è arrivato alle quattro di pomeriggio, quindi dopo più di 12 ore. C’erano investigatori dei servizi di sicurezza che le hanno interrogate una per una.

C’era stato un attacco terrorista nella zona?

No. Non abbiamo trovato nessuna arma. Il comandante del battaglione sosteneva che la Shin Bet aveva trovato delle prove del fatto che c’erano un sacco di tizi che lanciano pietre.

2.  Il Blocco navale

 Unità: Marina

Località: Striscia di Gaza

Anno: 2008

E’ soprattutto per punizione. Odio questa frase:” Lo hanno fatto a noi, quindi lo faremo a loro.” Sai che cosa significa un blocco navale per la gente di Gaza? Non c’è cibo per un po’ di giorni. Per esempio, supponi che ci sia un attacco a  Netanya, loro impongono un blocco per quattro giorni in tutta la Striscia. Nessuna imbarcazione da altura può partire. Una motovedetta Dabur da perlustrazione è di base all’ingresso del porto, se cercano di uscire per mare, in pochi secondi i soldati sparano alla prua  e impiegano perfino elicotteri da attacco per spaventarli. Abbiamo condotto molte operazioni con elicotteri da attacco – non sparano molto perché preferiscono che che la caviamo noi, ma sono lì per spaventare le persone, volano intorno sulle loro teste.   All’improvviso c’è un Cobra proprio sulla tua testa , che  provoca il vento e che solleva per aria tutto quello che c’è intorno.

Quanto erano frequenti i blocchi?

Molto. Potevano esserci tre volte al mese, poi nulla per tre mesi.  Dipende.

Il blocco va avanti per un giorno, due giorni, tre giorni, quattro, o di più?

Non mi ricordo un periodo più lungo di quattro giorni. Se fosse più lungo, morirebbero e penso che le Forze di difesa israeliane lo sappiano. Il 70% della popolazione di Gaza vive di pesca – non hanno altre scelte. Per loro [il blocco] significa non mangiare. Ci sono intere famiglie che non mangiano per alcuni giorni a causa del blocco.  Mangiano pane e acqua.

3. Sparare per uccidere

 Unità: Arma del genio

Località: Rafah

Anno: 2006

Durante le operazioni a Gaza, si sparava al busto  di chiunque camminasse per strada.  In una delle operazioni  nel corridoio Philadelphi, a chiunque andava in giro di notte, si spara al busto.

 Con che frequenza avvenivano le operazioni?

Ogni giorno. Nel corridoio di Philadelphi, ogni giorno.

Quando si fanno perlustrazioni nei tunnel, come fa la gente a cavarsela, dato che  vivono nella zona.

Si fa così: si porta un gruppo  fino al terzo o quarto piano di un edificio. Un altro gruppo fa la perquisizione al piano inferiore. Sanno che mentre fanno la perquisizione ci saranno persone che tenteranno di attaccarli. Dislocano quindi  il gruppo in alto, in modo che possa sparare giù in strada.

Quante sparatorie ci sono state?

Infinite.

Diciamo: sono qui, sono al terzo piano. Sparo a chiunque vedo?

Sì.

Ma si è a Gaza, in una strada, il luogo più popoloso  del mondo.

No, no, sto parlando del corridoio Philadelphi.

E’ quindi una zona rurale?

Non esattamente, c’è una strada, è come la periferia, non è il centro. Durante le operazioni negli altri quartieri di Gaza è la stessa cosa. Spari, durante le operazioni notturne, spari.

 C’è un qualche tipo di annuncio che dica alla gente di stare in casa?

No.

Sparano davvero alla gente?

Sparano a chiunque cammini per strada. Finisce sempre con: “Abbiamo ucciso 6 terroristi, oggi.” Chiunque venga colpito per strada, è “un terrorista”.

 E’ questo che si dice durante gli interrogatori che riguardano le azioni?

Lo scopo è uccidere i terroristi.

Quali sono le regole di ingaggio?

Sparare per uccidere chiunque vada in giro a piedi di notte.

E durante il giorno, no?

Ne hanno parlato  durante gli interrogatori: chiunque vada in giro a piedi di giorno, cerca qualche cosa di sospetto che potrebbe però essere soltanto un bastone.

 4. Operazione eliminazione

 Unità: Forze speciali

Località: Striscia di Gaza

Anno:2000

 C’è stato un periodo all’inizio dell’Intifada quando si uccideva la gente usano i  missili sparati dagli elicotteri.

Era all’inizio della Seconda Intifada?

 Sì. Ma era un casino terribile, perché  si uccidevano altre persone per errore, e quindi ci hanno detto che ora avremmo fatto un’operazione di eliminazione di terra.

E’ questa la terminologia che usavano? “Operazione di eliminazione di terra”?

Non mi ricordo, ma sapevamo che sarebbe stata la prima dell’Intifada. Era molto importante per i comandanti e abbiamo cominciato ad addestrarci per questa. Il piano era di acchiappare un terrorista mentre andava a Rafah, intrappolarlo in mezzo alla strada ed eliminarlo.

Non arrestarlo?

No, eliminazione diretta. Si prendeva di mira. Quell’operazione, però, è stata eliminata e pochi giorni dopo ci hanno detto che dovevamo fare un’operazione di arresto. Ricordo la delusione. Avremmo dovuto arrestare il tizio invece di fare qualche cosa di rivoluzionario, cambiando i termini.  E quindi l’operazione è stata pianificata…

Aspettiamo nell’APC (Armored Personal Carrier) **,  ci  sono con noi gli agenti della Shin Bet, e possiamo sentire gli aggiornamenti dei Sevizi segreti. Era straordinario, dicevano, per esempio: “E’ seduto a casa sua e sta bevendo il caffé, va al piano di sotto, dice ‘salve’ al vicino”, cose così. “Sta tornando su, scende di nuovo,  dice questo e quello, adesso apre il bagagliaio dà un passaggio a un amico”, cose davvero dettagliate. L’uomo non guidava, ma qualcun altro, e ci hanno detto che la sua arma era nel bagagliaio. Sapevamo quindi che non aveva l’arma con sé in macchina, il che avrebbe reso più facile l’arresto. Per lo meno ha diminuito la mia tensione, perchè sapevo che se fosse corso a prendere l’arma, gli avrebbero sparato.

Dove era seduta la Shin Bet?

 Con me. Nell’APC. Eravamo in contatto con il comando e ci hanno detto che l’uomo sarebbe arrivato dopo 5 minuti, 4 minuti, un minuto. E poi c’è stato un cambiamento di ordini, apparentemente da parte del comandante della brigata:operazione eliminazione. Un minuto in anticipo. Non ci avevano preparato per questo. Basta un minuto e diventa un’operazione di eliminazione.

Perché dici “apparentemente dal comandante della brigata”?

Penso che fosse il comandante della brigata. Ripensandoci, tutta la faccenda sembra una manovra politica fatta dal comandante per cercare di ottenere dei buoni  premio per aver eseguito  la prima operazione di eliminazione, e anche il comandante della brigata che cercava…..tutti la volevano, tutti ne erano entusiasti. La macchina arriva e le cose non sono  secondo il piano: la ,loro macchina si ferma qui, e c’è un’altra macchina davanti a lei. Da quanto ricordo, dovevamo sparare, l’uomo era a tre metri di distanza. Dovevamo sparare. Dopo che hanno fermato la macchina, ho sparato guardando nel telescopio e gli spari hanno fatto una quantità folle di rumore, proprio pazzesco. E poi la macchina, nel momento in cui abbiamo cominciatola sparare, ha iniziato ad accelerare in questa direzione.

 La macchina davanti?

No, la macchina del terrorista – sembra che quando hanno sparato al conducente, la sua gamba era bloccata sull’acceleratore  e hanno iniziato a volare. La sparatoria aumentava e il comandante vicino a me urlava:”Fermi, fermi, smettete di sparare”, ma loro non smettono. I nostri escono e cominciano a correre lontano dalla jeep e dal camion blindato, sparano  pochi colpi e  indietreggiano. Pallottole impazzite volano intorno per pochi minuti. “Fermi, fermi, smettete di sparare”, e allora si fermano. Hanno sparato dozzine, forse centinaia di pallottole contro la macchina di fronte.

 Lo dici perché hai controllato dopo?

 Perché abbiamo trasportato via i corpi. C’erano tre persone in quella macchina. Non è successo nulla alla persona seduta dietro. E’ scesa, si è guardata attorno, ha alazato  le mani in aria. I due corpi di quelli seduti davanti, invece, erano in pezzi. …

Dopo ho contato quante pallottole avevo lasciato….ne avevo sparate 10. L’intera faccenda era terrificante- sempre, sempre, sempre più rumore. C’era voluto circa un secondo e mezzo. E poi hanno tirato fuori i corpi, li hanno portati via. Siamo andati a un interrogatorio sui fatti.  Non dimenticherò mai quando hanno portato via i corpi alla base. Eravamo in piedi a due metri di distanza, a semicerchio, i corpi erano coperti di mosche e abbiamo partecipato all’interrogatorio. Dicevano: “Ottimo lavoro, un successo. Qualcuno ha sparato alla macchina sbagliata e parleremo del resto quando torneremo alla base.” Ero completamente sconvolto per tutte le pallottole, per il rumore folle. Lo abbiamo visto sul video, era tutto documentato sul video usato per l’interrogatorio. Ho visto tutte le cose che vi ho detto, la gente che correva, il minuto di spari,  non so se venti secondi o un minuto, ma erano centinaia di pallottole ed era chiaro che le persone erano state uccise, ma gli spari sono continuati, e i soldati correvano via  dal camion blindato. Quello che ho visto era un gruppo di tizi assetati di sangue che sparavano una quantità folle di pallottole, e anche alla macchina sbagliata. Il video era orribile, e poi il comandante si è alzato. Sono sicuro che sentiremo parlare un sacco di lui.

 Che cosa intendi dire?

Che un giorno diventerà un ufficiale  comandante  o capo di stato maggiore. Ha detto:  “L’operazione non è stata portata avanti in maniera perfetta, ma la missione è stata compiuta e abbiamo avuto telefonate dal capo del personale, dal ministro della difesa, dal primo ministro” – tutti erano contenti, va bene per l’unità e l’operazione è stata, sapete, proprio “Un ottimo lavoro”, L’intervista   era soltanto una copertura.

Cioè? 

Vuol dire che nessuno si è interrotto per dire:”Sono morte tre persone innocenti.” Forse per l’autista  non c’era altro  modo, ma chi erano gli altri?

Infatti,  chi erano?

In quel periodo avevo un amico che si addestrava con la Shin Bet e mi ha parlato della battuta che circolava che il terrorista era nessuno. Probabilmente aveva preso parte a qualche sparatoria e gli altri due non c’entravano affatto. Quello che mi ha scioccato è  che il giorno dopo l’operazione, i giornali hanno scritto che “un’unità segreta ha ucciso quattro terroristi,” e che c’era una storia su ognuno di loro: di dove era, con chi era coinvolto, le operazioni che aveva fatto. Io so però che in base alla Shin Beta essi scherzano su come hanno ucciso un   e gli altri due non erano collegati e che anche durante l’interrogatorio non ne hanno neanche parlato.

Chi ha fatto l’interrogatorio sui fatti?

Il comandante dell’unità. La prima cosa che mi aspettavo di sentire era che era successa qualche cosa di brutto, che avevamo fatto un’operazione per eliminare una persona e alla fine ne avevamo eliminate quattro. Mi aspettavo che dicesse:” Voglio sapere che ha sparato alla prima macchina. Voglio sapere perché A-B-C sono corsi a unirsi alla grande festa dei proiettili.” Ma non è successo, e allora ho capito che a loro non importava niente. Questa gente fa quello che fa. Non gliene importa.

I ragazzi ne hanno parlato?

Sì, ce ne erano due con cui ho potuto parlare. Uno di loro era davvero scioccato, ma questo non lo ha fermato e non ha fermato neanche me. E’ stato soltanto quando sono uscito dall’esercito che ho capito. No, anche quando ero nell’esercito ho capito che era successo qualche cosa di davvero brutto. Gli agenti dello Shin Beta, però, erano contenti come dei bambini in una colonia estiva.

Che cosa significa questo?

Facevano il gesto di “dammi il cinque” e si abbracciavano. Erano davvero  soddisfatti di se stessi. Non hanno partecipato all’interrogatorio, non gli interessava affatto.  Quale era però la politica dell’operazione? Come mai i miei comandanti, nessuno di loro, ha ammesso che l’operazione era fallita? Ed era fallita così male, dato che si era sparato dappertutto, e i ragazzi seduti nel camion sono stati feriti dalle schegge delle pallottole. E’ un miracolo che non ci siamo uccisi a vicenda.

 5. Le sue membra erano sparse  sulla parete

 Unità: Brigata Givati

Località: Striscia di Gaza

Anno: 2008

Una compagnia mi ha detto che avevano fatto un’operazione durante la quale una donna è saltata in aria e si è sparsa  su tutta la parete. Hanno continuato a bussare alla porta senza avere risposta, e quindi hanno deciso di aprire  con degli esplosivi. Li hanno messi presso la porta e proprio in quel momento la donna è arrivata per aprirla. Poi sono arrivati i suoi bambini e la hanno vista. Ne ho sentito parlare a cena, dopo l’operazione. Qualcuno ha detto che era buffo che i bambini avessero viso la mamma sparsa sulla parete e tutti si sono sbellicati dalle risate. Un’altra volta il mio plotone mi ha sgridato quando sono andato a dare dell’acqua ai detenuti presa dalla borraccia del nostro kit da campo. Mi hanno detto:” Che fai? Sei pazzo?” Non capivo che problema avessero e allora mi hanno detto: “ma dai, i germi.”  A Nathal Oz, c’era stato un incidente con dei bambini che erano stati mandati dai loro genitori  cercare di entrare a Israele per cercare del cibo, perché le loro famiglie avevano fame. Credo che fossero bambini di 14 o 15 anni. Mi ricordo di uno che era seduto bendato e poi qualcuno lo ha chiamato e lo ha picchiato, qui, sulle gambe. E gli ha versato sopra dell’olio del tipo che usiamo per pulire le armi.

6. Abbiamo sparato ai pescatori

Unità: Marina

Località: Striscia di Gaza

Anno: 2007

C’è un’area ai confini con Gaza che è sotto il controllo della marina.  Perfino dopo che Israele si è tirato fuori dalla Striscia di Gaza, nulla è cambiato nel settore marino. Mi ricordo che vicino all’area K, che divideva Israele da Gaza, c’erano bambini di 4 o 6 anni che si alzavano presto la mattina per pescare nelle zone proibite, perché le altre zone sono erano affollate di pescatori. I ragazzini tentavano sempre di attraversare, e ogni mattina sparavamo nella loro direzione perché scappassero per la paura. Si è arrivati al punto di sparare ai piedi dei bambini quando erano sulla spiaggia o a quelli che erano sulle tavole da surf. Avevamo ufficiali di polizia drusi a bordo che gli urlavano in arabo. Vedevamo piangere quei poveri bambini.

Che cosa vuoi dire con “sparavamo nella loro direzione”?

Si inizia a sparare in aria, poi si passa a sparare più vicino  e in casi estremi si spara alle gambe.

A che distanza?

500-600 metri, con una mitragliatrice pesante Raphael che  è del  tutto automatica.

Dove mirate?

Dipende dalla prospettiva. Sullo schermo c’è una misura per l’altezza e una per la larghezza, e si punta con un cursore, dove si vuole che il proiettile vada. Cancella l’effetto delle onde e colpisce dove ci si aspetta che colpisca, è preciso.

Mirate a un metro dalla tavola da surf?

Da cinque o sei metri. Ho sentito dei casi in cui colpivano davvero le tavole da surf, ma io non lo ho visto mai. C’erano altre cose che mi davano fastidio, per esempio questa cosa delle reti da pesca. Le reti costano circa 4.000 shekel, che per loro è come un milione di dollari. Quando non facevano per molte volte quello che gli dicevamo, noi affondavamo le loro reti. Lasciano le reti in acqua per circa sei ore. La motovedetta Dabur in perlustrazione arriva e taglia le reti.

Perché?

Per punizione.

Per che cosa?

Perché non hanno fatto quello che gli abbiamo detto. Diciamo che un’imbarcazione  va verso  una area che è interdetta all’accesso, quindi una motovedetta della classe Dabur arriva, gira intorno, spara in aria e torna indietro. Poi, un’ora dopo, la barca ritorna, e anche la motovedetta Dabur. La terza volta la motovedette inizia a sparare alle reti, alla barca, e poi spara per affondarli.

La zona off-limits è vicina a Israele?

C’è un’area vicina a Israele e un’altra lungo il confine tra Israele ed Egitto… Il confine marittimo è a 19 km.  miglia al largo e quello di Gaza è a circa 5 km. Hanno soltanto quei 5 km., per un unico motivo: Israele vuole il loro petrolio e c’è una torre di trivellazione al largo, a poco più di 5 km. fuori,  di fronte alla Striscia di Gaza, che dovrebbe essere palestinese, tranne che invece è nostra… L’unità delle Forze speciali della Marina fornisce la sicurezza perla torre. Se un uccello si avvicina a quella area, gli sparano.  C’è una quantità insana di sicurezza per quella cosa. Una volta c’erano reti da pesca egiziane su tutto il limite dei 5 chilometri e ce ne siamo occupati. Un vero disastro.

Cioè?

Erano in acque internazionali, non abbiamo giurisdizione qui, ma gli sparavamo.

Alle reti da pesca egiziane ?

Sì. Anche se siamo in pace con l’Egitto.

 Oded Na’aman è co-curatore di: Our Harsh Logic: Israeli Soldiers’ Testimonies from the Occupied Territories, 2000-2010 (Metropolitan Books, 2012), [Logica violenta: le testimonianze dei soldati israeliani dai Territori Occupati, 2000-2010]. E’ anche fondatore di Breaking the Silence, un’organizzazione israeliana che si occupa della raccolta di testimonianze dei soldati delle Forza di difesa israeliana, e membro della Rete israeliana di opposizione. Ha servito nelle Forze di difesa israeliane, come primo sergente e comandante del personale nei corpi di artiglieria, tra il 2000 e il 2003 e ora è impegnato a preparare il suo dottorato in filosofia all’Università di Harvard. Le testimonianze in questo  pezzo tratto da Our Harsh Logicsono state adattate e abbreviate.

 Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su TomDispatch.com, un weblog del Nation Institute, che offre un flusso continuo di fonti alternative, notizie e opinioni da parte di Tom Engelhardt, direttore editoriale, co-fondatore dell’American Empire Project, autore del libro : The End of Victory Culture (La fine della cultura della vittoria) e anche del romanzo: The Last Days of Publishing (Gli ultimi giorni dell’editoria).Il suo libro più recente è: The American way of War:How Bush’s Wars Became Obama’s (Haymarket Books) (Lo stile bellico Americano: come le guerre di Bush sono diventate quelle di Obama

* http://it.wikipedia.org/wiki/Shin_Bet

**http://cca.analisidifesa.it/it/magazine_8034243544/numero126/article_421277067045174563078643675252_6782002623_0.jsp

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/it-s-mostly-punishement-by-breaking-the-silence

Originale: TomDispatch.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

http://znetitaly.altervista.org/art/8848

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1 Commento

  1. …senza parole…non c’è fine all’orrore.

    il punto 5 è a dir poco agghiacciante….

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