E1 non è una terra senza popolo

5 FEB 2013
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Un recente articolo del New York Times ha avuto come fuorviante titolo “Cisgiordania, vuota ma piena di significato”, in riferimento all’area E1 per cui il governo israeliano ha recentemente annunciato nuove colonie nonostante l’opposizione internazionale. Stranamente, la foto che appare nell’edizione online mostra un beduino proprietario di terra in E1.

Il titolo del Times è particolarmente preoccupante perché fa da cassa di risonanza per il mito israeliano che questa terra fosse vuota prima del sionismo e che Israele “ha fatto fiorire il deserto”. Un simile linguaggio rafforza la bugia che tiene banco da decenni, mentre la contraddizione tra il titolo e la foto mostra la contraddizione interna tra la negazione della Nakba e la mitologia sionista: non c’era nessuno qui, ma tutti loro sono dovuti andare via.

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Una stalla di pecore costruita con vecchi mobili in un campo beduini in Area E1, situata tra Gerusalemme e la colonia israeliana di Ma’ale Adumim (sullo sfondo), il primo dicembre 2012 (Foto: Oren Ziv/Activestills.org)

Nel tentativo di dimostrare che E1 non è una terra senza popolo per un popolo che pianifica il furto di terra, ecco immagini di persone che vivono tuttora in Area E1, i beduini Jahalin. No, non ci sono moderne strutture permanenti in E1, a causa sia della cultura beduina sia della loro povertà – ma anche e soprattutto a causa del controllo israeliano che vieta costruzioni palestinesi e ha consegnato ordini di demolizione anche alla struttura più umile.

Ma l’ultimo annuncio del governo israeliano non è certo l’inizio dei problemi per la comunità beduina in E1. Come scrive Amira Hass: “Anche se Israele congelasse lo sviluppo colonial in area E1, queste dieci comunità e alter dieci comunità che vivono nell’area – circa 2.300 persone – si trovano di fronte al trasferimento forzato. Israele ha pianificato il trasferimento in città delle comunità beduine che vivono in Cisgiordania, a cominciare dalle zone intorno a Gerusalemme, contro la loro volontà”.

Khan Al-Ahmar Jahalin Bedouin Village

Una donna Jahalin dentro la sua tenda, che come le altre strutture del villaggio sono sotto ordine di demolizione da parte delle autorità israeliane (Foto: Ryan Rodrick Beiler/Activestills.org)

Sempre Amira Hass riporta:

“Circa l’80% dei beduini che vivono nella periferia Est di Gerusalemme sono registrati come rifugiati, figli di famiglie che Israele esiliò agli inizi degli anni Cinquanta da Tel Arad, in Negev. Fino al 1967, hanno continuato a vivere nel loro tradizionale stile di vita, come pastori e contadini in Cisgiordania e Valle del Giordano. Dal 1967, anno dell’occupazione della Cisgiordania, le aree nei quali i beduini erano autorizzati a muoversi e a usare per il pascolo sono state enormemente ridotte e Israele le ha dichiarate “fire zone”, zone militari, costruendoci su degli insediamenti. Negli ultimi vent’anni, la situazione dei beduini è peggiorata con l’espansione coloniale in Cisgiordania, l’accesso a Gerusalemme – il principale mercato per i loro prodotti – è stato bloccato, il Muro di Separazione è stato costruito e la strada Gerusalemme-Gerico allargata.

Israele non autorizza i beduini a costruire né a collegarsi alle infrastrutture e non li autorizza nemmeno a montare delle tende per venire incontro alla naturale crescita della popolazione. Per l’espansione di Ma’ale Adumim nel 1997, circa 150 famiglie della tribù Jahalin sono state trasferite con la forza in un’area vicino Abu Dis, accanto ad una discarica”.

Activestills per +972mag.com

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/e1-non-%C3%A8-una-terra-senza-popolo

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