“Ebraicizzazione” di Beit Hanina a Gerusalemme Est con il sostegno degli americani.

Mondoweiss.net

31.03.2012

Beit Hanina: casa della famiglia Natche sotto minaccia di sfratto. (Foto:Michael Salisbury)

http://mondoweiss.net/2012/03/judaizing-beit-hanina-in-east-jerusalem-with-backing-from-americans.html

di Jeff Halper

Scacciare i palestinesi dalle loro case a Gerusalemme “Est” è, come potete immaginare, un affare sporco. Ma non è spaventosamente difficile. I palestinesi sono una popolazione vulnerabile, povera (il 70% vive con meno di 2 dollari al giorno), del tutto indifesi nei confronti della legge o dei tribunali israeliani, presi di mira da definiti coloni ebrei aventi la disponibilità di tutto il denaro e il sostegno politico del mondo – che in gran parte proviene, naturalmente, dagli Stati Uniti, in particolar modo dagli ebrei ortodossi e dai cristiani sionisti.

 

La polizia entra nella casa della famiglia Natche (Foto: Felizidas Hoffman)

Negli ultimi giorni, alcuni coloni guidati da Arieh King hanno molestato degli abitanti palestinesi di Beit Hanina, dove, secondo King, “molto presto” i coloni si impossesseranno di quattro case, più altre due nel quartiere palestinese di Sheikh Jarrah, dove violenti sfratti notturni supportati dalla polizia sono diventati all’ordine del giorno. L’obiettivo diretto della rottura dei vetri delle finestre, delle imprecazioni, dei violenti scontri ed ora della perquisizione della casa “alla ricerca di armi” è la famiglia Natche di Beit Hanina (vedi foto)

King è l’uomo di paglia di Irving Moskowitz, un ricco proprietario di casinò bingo nell’Hawaiian Garden, una comunità latina povera vicino a Los Angeles, che finanzia circa 17 colonie intorno a Gerusalemme per “fare una zona cuscinetto” attorno alla Città Vecchia ed “ebraicizzare” Gerusalemme Est ( vedi il sito StopMoskowitz.)  Amico e protettore di Netanyahu, nel 1996, Moskowitz stava dietro all’apertura del tunnel sotto il quartiere musulmano che ha provocato la morte di 80 manifestanti palestinesi.

La strategia Moskowitz/King consiste nel creare insediamenti nel cuore dei quartieri palestinesi, spesso in case acquisite con mezzi discutibili e violenti. Tra le colonie realizzate e quelle in via di esserlo, sono la Città di Davide (silwan), appena sotto la Moschea di al-Aqsa, Ma’ale Zeitim e Ma’ale David nel quartiere di Ras-el-Amud sul versante meridionale del Monte degli Ulivi; Beit Hoshen sul Monte degli Ulivi, dove diverse famiglie palestinesi sono state sfrattate violentemente dalle loro case e sul quale sventola un’enorme bandiera israeliana; Beit Orot sulla parte settentrionale del Monte degli Ulivi, dove lo scorso anno Mike Huckabee ha gettato le basi per un’ampia colonia; lo Sheperds Hotel e Sheikh Jarrah, ora ridenominata  Simon Hatzadik; un lotto di terreno nel villaggio di Anata ad est della Hebrew University, e ora le case a Beit Hanina.

Mentre King, Moskowitz e altri gruppi di coloni formulano la loro appropriazione  delle abitazioni palestinesi sulla base della “rivendicazione” di proprietà ebraiche di prima del 1948, ai palestinesi è stato impedito legalmente persino l’approccio ai tribunali per reclamare le loro proprietà a Gerusalemme “Ovest” perdute – le case, le imprese e le terre che una volta costituivano il 40% di quella parte della città ora completamente ebraica. King opera tramite una società denominata il Fondo della Terra di Israele (ILF) che, secondo il suo sito web, “è designato a rendere possibile a tutti gli ebrei ( cittadini israeliani e non israeliani) il possesso di una parte di Israele. S’impegna a garantire che la terra ebraica ritorni ad essere per sempre nelle mani del popolo ebraico”.

Com’è sordido l’imbroglio delle colonie può essere attinto dal sito web del The Israel Land Fund. Esso impiega, si apprende, tre dipendenti a tempo pieno che “sono molto esperti in Arabo, e hanno prestato servizio come ufficiali nell’IDF.” Aggiunge minacciosamente e significativamente: “Queste capacità sono chiamate in gioco spesso nei rapporti con i venditori arabi e con la popolazione locale in aree ove il Fondo è attivo. ”I dipendenti del Fondo sono competenti in inglese, ci viene detto, in quanto i principali promotori del Fondo provengono da personale di lingua inglese.

Il “processo” di acquisizione di una proprietà araba, descritto sul sito web, offre anche approfondimenti sui metodi di King. In primo luogo, “agli acquirenti” [cioè agli ebrei] verranno mostrate le proprietà o il terreno che possono essere interessati comperare, senza identificare direttamente la proprietà. Questo per evitare la possibilità di sovraesposizione della proprietà [si legga: i vicini o anche persone che vivono nella casa che pensano di esserne proprietari, potrebbero venirlo a sapere] i quali possono comportare l’annullamento o la revoca della proprietà da parte del venditore [non necessariamente i proprietari, né le persone che credono che la casa appartiene loro] o essere causa di danni all’affare.“ Solo quando “gli acquirenti” si sono sufficientemente impegnati, allora il Fondo condurrà le trattative per conto loro. ”E’ solo in questa fase, una volta che il ILF è convinto della serietà e credibilità degli acquirenti, che l’ILF rivelerà il venditore e consentirà al compratore di visitare la proprietà.”

“L’impresa di insediamento” non può funzionare, naturalmente, in assenza di un considerevole sostegno ufficiale. Gruppi di coloni e i  loro avvocati sono in grado di sostenere in tribunale anche cause deboli o inesistenti per anni con l’aiuto delle loro tasche profonde e di giudici compiacenti. I palestinesi, persino quelli con casi solidi, non possono semplicemente permettersi le spese per il contenzioso. Se un palestinese o i suoi figli entrano in conflitto con la legge, specie nei casi di presunti lanci di sassi, i coloni, tramite gli avvocati e una polizia bendisposta, possono fare uscire d’impiccio la persona – a prezzo, spesso della sua casa. La municipalità è impegnata o a spaventare con multe le famiglie che sono state prese di mira per violazioni edilizie o  a inviare ordini di demolizione delle loro case, e i permessi per costruire altrove sono usati come incentivo per far sì che i palestinesi abbandonino le località interessate, come nel caso di Silwan.

Sono colpiti pure gli accordi. Ci sono voci secondo le quali la casa della famiglia Natche a Beit Hanina sarà offerta a una famiglia palestinese povera della Città Vecchia la cui abitazione è piccola e angusta, ma è situata in una posizione strategica per gli obiettivi della ebraicizzazione. Famiglie povere e vulnerabili vengono allettate a vendere grazie a somme esorbitanti (quindi non si vuole “sovra-esporre” una potenziale proprietà), oppure le case vengono “acquistate” da un parente assente in qualche paese lontano e la famiglia viene sfrattata nel bel mezzo della notte, senza nemmeno sapere che la loro casa è stata venduta. (Buoni avvocati possono risolvere eventuali complicazioni legali)

                                   Umm Suleiman dopo l’irruzione della polizia (Foto: Felizitas Hoffman) 

Così dalla famiglia Natche alla ebraicizzazione di Gerusalemme, complimenti di una sala bingo California cum-casino realizzata sulle spalle dei latinos a basso reddito e degli “acquirenti” ebrei di lingua inglese.

Jeff Halper è il direttore del Comitato Israeliano Contro la Demolizione delle Case (ICAHD)

(tradotto da mariano mingarelli)

 

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3417:qebraicizzazioneq-di-beit-hanina-con-il-sostegno-degli-americani&catid=41:reportage&Itemid=81

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