EGITTO. Oltre2.300 arresti, tra loro Alaa Abdel Fattah

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30 set 2019

A sei mesi dal rilascio, ieri l’attivista simbolo della rivoluzione del 2011 è stato di nuovo arrestato insieme al suo avvocato. Nel silenzio del mondo, il regime sta reprimendo con ancora più ferocia le prime vere sollevazioni popolari dal 2013, scatenate dai video di un anti-eroe

Alaa Abdel Fattah il giorno del suo rilascio, lo scorso marzo

della redazione

Roma, 30 settembre 2019, Nena News – La ferocia del regime egiziano aumenta a dismisura sotto la pressione delle proteste contro il presidente al-Sisi, le prime vere forme di mobilitazione dal colpo di stato del luglio 2013. Arresti di massa, detenzioni arbitrarie, coprifuoco non dichiarati stanno segnando le giornate egiziane.

Sarebbero più di 2.300 gli arrestati da venerdì 20 settembre. Tra loro semplici cittadini, avvocati per i diritti umani, membri e leader dei partiti di sinistra e islamisti. Anche uno scrittore, Mohammed Aladdin, scomparso da giovedì scorso. E Alaa Abdel Fattah: uno dei volti-simbolo della rivoluzione di piazza Tahrir, blogger e attivista di lungo corso, oppositore di ogni regime da Mubarak ad al-Sisi, passando per Morsi – e per questo titolare del poco invidiabile record di detenzioni sotto ognuno di questi presidenti – è stato arrestato ieri.

O meglio, riarrestato. Perché dopo cinque anni di prigione per “protesta non autorizzata” era stato finalmente scarcerato lo scorso marzo. Una scarcerazione accolta con gioia ma anche con rabbia: nonostante la fine della pena, il regime gli aveva imposto una detenzione a metà per altri cinque anni, di giorno libero e di sera, dalle 18 alle 6 di mattina costretto a passarla dietro le sbarre.

Ieri mattina era pronto a lasciare la stazione di polizia dove aveva passato la notte quando è stato di nuovo arrestato. L’accusa, seppure non sia stata resa nota, sarebbe “pubblicazione di notizie false” e “incitamento alla protesta”. “Sono arrivata alla stazione di polizia e ho trovato la stanza vuota – ha raccontato la sorella, anche lei nota attivista, Mona Seif – Ho chiesto dove fosse Alaa. L’investigatore capo mi ha detto che si trovava alla procura della sicurezza nazionale”.

“Stanca non basta a descrivere come mi sento. Non per me, non per noi ma per lui. Stava cercando di ricostruirsi una vita che era stata completamente distrutta – ha scritto poi su Twitter – Ha dovuto ricominciare tutto daccapo: lavoro, vita personale, il suo ruolo di padre”.

Non solo Abdel Fattah: secondo quanto riportato da Reuters e rilanciato dalla pagina Facebook Solidarietà Egitto, è finito in prigione anche il suo avvocato, Mohamed Baker, mentre si trovavano insieme nella Procura di Stato nel quartiere del Tagammu Al Khamis al Cairo. Stesse accuse.

Centinaia e centinaia di arrestati a cui le organizzazioni per i diritti umani stanno cercando di associare un nome e un luogo di detenzione. Secondo i loro dati, le detenzioni in appena dieci giorni sarebbero almeno 2.300. Il doppio di quanto dichiarato dall’ufficio della Procura generale egiziana che parla di un migliaio di detenuti.

Prova a difendersi così un regime brutale e disfunzionale dopo l’accensione di proteste popolari in ogni grande città del paese, da Suez alla capitale. Proteste innescate dai video pubblicati dal businessman e attore Mohamed Ali, in auto-esilio in Spagna, che sta denunciando online la corruzione interna al governo, le spese folli per palazzi presidenziali di al-Sisi e del suo entourage, gli appalti milionari affidati all’esercito.

Una realtà affatto sconosciuta agli egiziani. Eppure quei video hanno fatto saltare il tappo della paura, per una serie di ragioni: perché danno informazioni precise, date, numeri, nomi, mentre alla popolazione da anni il generale-presidente chiede di stringere la cinghia e sacrificarsi per il paese; perché arrivano in una delle peggiori crisi economiche del paese, con il 30% della popolazione scesa sotto la soglia di povertà e un altro 30% al limite; perché sono fatti raccontati – come spiegano bene in questi giorni numerosi analisti – da un uomo corrotto che ammette di esserlo, lontanissimo dall’idea di eroe popolare ma vicino ai sentimenti di molti egiziani.

Lui parla, gli egiziani rispondono sfidando il regime e i suoi coprifuoco, le strade e le piazze chiuse e presidiate dall’esercito, le contro-manifestazioni di sostegno al governo che non vanno sempre come devono andare – a Suez un gruppo di operai costretto a interpretare la parte di sostenitori si è ribellato trasformando la farsa in una protesta e intonando slogan contro al-Sisi.

Chi tace sono i governi stranieri a partire da quelli europei che tanti rapporti mantengono con il regime. La sola voce esterna che si è sollevata è stata, venerdì scorso, quella dell’Alta commissaria ai diritti umani dell’Onu, Michelle Bachelet, che ha ribadito il diritto a protestare pacificamente: “Non dovrebbero mai essere detenuti, accusati di gravi reati, semplicemente per aver esercitato i propri diritti”. Nena News

 

 

 

EGITTO. Oltre2.300 arresti, tra loro Alaa Abdel Fattah

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