EGITTO. Un treno da 23 miliardi di dollari mentre gli egiziani sono sempre più poveri

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tratto da: http://nena-news.it/egitto-un-treno-da-23-miliardi-di-dollari-mentre-gli-egiziani-sono-sempre-piu-poveri/

21 gen 2021

Una linea ad alta velocità dal Mar Rosso al Mediterraneo, in collaborazione con la tedesca Siemens, solleva polemiche: costi elevatissimi in tempo di pandemia e crisi sanitaria e con il 30% della popolazione sotto la soglia di povertà. Ma è lo stile al-Sisi: mega progetti infrastrutturali gestiti dalle forze armate per rafforzare se stesso

Il progetto del treno egiziano ad alta velocità (Fonte: Global Construction Review)

Il progetto del treno egiziano ad alta velocità (Fonte: Global Construction Review)

dalla redazione

Roma, 21 gennaio 2021, Nena News – L’Egitto è un paese povero. O meglio, lo sono i suoi cittadini. Il 30% dei 100 milioni di egiziani vive sotto la soglia di povertà, un altro 30% appena sopra. La pandemia da Covid-19 non ha fatto che peggiorare la situazione. Eppure il governo sembra pensare ad altro.

Tre giorni fa Il Cairo ha annunciato un piano di investimenti da 23 miliardi di dollari per la costruzione di un treno ad alta velocità che collegherà, con 15 stazioni, 460 km di distanza, da al-Ain al-Sokhna sul Mar Rosso ad al-Alamein sul Mediterraneo, attraversando la nuova capitale, al momento ribattezzata New Cairo, altro mega progetto infrastrutturale del regime al-Sisi.

Il treno avrà una velocità di 250 km orari e sarà realizzato dalle società egiziane Orascom Construction e Arab Contractors in collaborazione con la compagnia tedesca Siemens, che lo scorso 14 gennaio al Cairo ha firmato il memorandum d’intesa con l’Autorità nazionale egiziano per le gallerie. Tempo necessario alla costruzione: due anni. Il pagamento sarà spalmato, dice il governo, in 20 anni.

Seguiranno, secondo i piani, altre tre linee: una dal Mar Rosso ad Alessandria e il porto di Matrouh Gargoub, una seconda tra Hurghada e Luxor e una terza tra Six October City e Aswan. “Visto il nostro successo comune con Siemens in altri mega progetti energetici – ha detto lo scorso 14 gennaio il direttore amministrativo di Orascom, Osama Bishai – siamo felici di lavorare insieme ancora a una partnership di lungo periodo. Questo progetto collegherà parti distanti dell’Egitto in modo sostenibile e contribuirà allo sviluppo infrastrutturale ed economico del paese”.

Il progetto ha ovviamente causato più di un dibattito in Egitto, per il costo enorme in tempo di crisi e perché volto a soddisfare le necessità di un’élite ristretta di cittadini. La stessa New Cairo, immaginata come luogo di lusso dove trasferire i ministeri e la sede del governo e dove costruire un aeroporto, un quartiere finanziario e la Banca centrale, quartieri residenziali dai costi elevati, non appare certo destinata al trasferimento o alla vita delle classi medie e basse.

Sorgerà a 45 km dal Cairo, coinvolte nella sua realizzazione sono compagnie private e legate all’esercito, come accade ormai da tempo in Egitto dove l’oligopolio economico delle forze armate ha occupato quasi ogni settore imprenditoriale, dalla produzione di pasta all’edilizia, dal turismo all’elettronica. Per al-Sisi, privo di un suo partito, è una strategia vincente di mantenimento del potere: la fiducia dell’esercito.

L’annuncio, inoltre, è giunto in un periodo di grave crisi sanitaria, con mille contagi al giorno di media e molti ospedali costretti a rimandare indietro i pazienti per non collassare. Una crisi resa plastica il mese scorso dalla morte di alcuni malati di Covid-19 in un ospedale egiziano, l’ospedale Hussaniya, tutti per mancanza di ossigeno. Un video pubblicato online mostra le scene drammatiche dei decessi, uno dietro l’altro, di alcuni pazienti per l’assenza dei minimi standard medici.

Non un caso isolato: se diversi report e denunce del personale medico, in questi mesi, hanno raccontato della scarsità di materiale sanitario e di protezioni personali contro l’epidemia, altri due video hanno mostrato la situazione nell’ospedale Zeftah nel governatorato di Gharbiyeh e di un altro nel delta del Nilo. Mancanza di ossigeno anche in questi casi, con persone che respirano a fatica, che cercano l’aria. Un uomo dice: “Unisciti a noi, ministro”.

Il governo per bocca del ministro della Salute Zayed nega, l’ossigeno c’è, dice, e accusa i medici di negligenza. Non solo, interroga i medici che hanno denunciato e chi ha girato i video. In alcuni casi, già lo scorso anno, personale sanitario è stato sospeso, otto medici sono stati arrestati per aver messo in dubbio i metodi di gestione della pandemia. Nena News

 

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