Ellen Cantarow : Vittorio Arrigoni, restiamo umani

sabato 4 giugno 2011

Vittorio Arrigoni: Gaza,Stay Human. Introduzione di Ilan Pappe ( Kube Publishing Ltd::Leicestershire, UK, 2010).

Tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009, Israele ha devastato la gente di Gaza e le sue infrastrutture con bombe, fosforo bianco, granate anticarro, pallottole dei cecchini.   Questo massiccio stato di terrore ha ucciso tra 1387 e 1417 cittadini di Gaza. Secondo il governo israeliano ci sono state quattro vittime israeliane uccise da razzi palestinesi e attacchi di mortai: tre civili e un soldato. Inoltre, 9 soldati israeliani sono stati uccisi nella striscia di Gaza, di cui quattro per “fuoco amico.”

Durante quell’orrore soprannominato da Israele “piombo fuso”, guardavo Al-Jazeera, leggevo i rapporti delle associazioni per i diritti umani che filtravano attraverso Internet, trovavo interviste con il medico norvegese Mads Gilbert che lavorava negli ospedali di Gaza durante gli attacchi militari.

Un giorno di gennaio mi è arrivato nella mia posta elettronica il seguente resoconto, tradotto dall’italiano in inglese:“Prendete dei gattini, dei piccoli teneri micini e metteteli in una scatola” disse Jamal, un chirurgo del principale ospedale Al Shifa, il più importante di Gaza, mentre realmente un’infermiera ci metteva davanti due scatole di cartone macchiate di sangue. “Sigillate la scatola, poi saltategli sopra con tutto il vostro peso e la forza, finché sentite scricchiolare le piccole ossa dei mici  e  sentite l’ultimo miagolio soffocato.” Ho fissato le scatole stupito e il dottore continuò:” Cercate di immaginare che cosa sarebbe accaduto dopo che quelle immagini fossero state diffuse. La legittima indignazione dell’opinione pubblica, le denunce  delle organizzazioni animaliste…” Il dottore continuò su questo tono, e io non riuscivo a levare gli occhi da quelle scatole posate  ai nostri piedi. “Israele ha intrappolato centinaia di civili in una scuola, come in una scatola, compresi molti bambini, e poi li ha schiacciati con tutta la potenza delle sue bombe. Qual’è stata la reazione del mondo? Quasi nulla. Saremmo stati considerati di più se fossimo stati animali invece che Palestinesi, saremmo stati più protetti.”“A questo punto il dottore si china su una delle scatole, e me la  scoperchia davanti. Dentro ci sono arti amputati: gambe e braccia, alcune dal ginocchio in giù, altre con attaccato tutto il femore; sono state amputate ai feriti della scuola Al Fakhura costruita dall’ONU a Jabalia, dove ci sono stati più di cinquanta vittime.Ho  fatto finta di dover fare una telefonata urgente, ma invece sono andato in bagno a vomitare.

”Non avevo mai sentito parlare di Vittorio Arrigoni prima della lettura di questo racconto. Non lo ho mai dimenticato. Questa citazione viene dall’articolo che ha inviato da Gaza durante gli assalti di Israele, per il quotidiano italiano di sinistra Il Manifesto. Un po’ di tempo dopo, ho trovato per caso la sua pagina di Facebook e ho iniziato un breve scambio di e-mail. Perfino quel contatto soltanto fugace mi ha rivelato il calore e l’umorismo per i quali Vittorio era amato in ugual modo dai compagni del Movimento Internazionale di solidarietà (MIS) e dagli abitanti di Gaza. Come tanti altri sono rimasta senza parole e atterrita quando Vittorio è stato ucciso a Gaza City dagli estremisti Salafiti. (L’uccisione à avvenuta meno di due settimane dopo quella del direttore del Teatro della Libertà di Jenin, Juliano Mer Khamis a Jenin, città della West Bank.)

Di Arrigoni rimane il libro Gaza: Stay Human (Gaza: restiamo umani), un’esigua  raccolta di  22 degli articoli mandati da Gaza durante gli assalti che Israele ha chiamato con il macabro nome di   “Piombo fuso”. Il brano che ho citato prima è ristampato qui all’interno   dell’articolo originale intitolato:  “Fionde  contro bombe al fosforo bianco”. Vittorio firmava ognuno dei suoi articoli con una ingiunzione che sembrava diretta tanto a se stesso quanto ai lettori: “Restiamo umani”, cioè, davanti alla barbarie, mantenete la vostra umanità.Scriveva mentre era di fianco dei feriti che aveva aiutato a salvare, nelle ambulanze sulle dove li accompagnava all’ospedale. Descriveva le donne che avevano le doglie anticipate durante il fuoco delle pallottole e i bombardamenti; i paramedici che morivano; amici uccisi in altre zone di Gaza mentre era impegnato nelle sue missioni urgenti; scriveva delle case di Gaza ridotte in macerie, delle sue scuole e moschee, e le macerie di Gaza City dove aveva un appartamento che dava sul mare. Avrebbe potuto morire in qualsiasi momento. Riflettendo sul suo omicidio, penso che quando piangiamo Vittorio, non piangiamo soltanto la tragica perdita di un appassionato attivista umanitario, ma anche il fatto che è stato ridotto al silenzio un futuro bravo scrittore.Aveva una predisposizione per un ritmo drammatico, sfumato,  E per i particolari vividi, quasi da pittore:“Il mio dentifricio, lo spazzolino da denti, i rasoi e la schiuma da barba. I vestiti che indosso, lo sciroppo che uso per liberarmi da una tosse persistente, le sigarette che ho comprato per Ahmed e un po’ di tabacco per il mio narghilè (pipa ad acqua)….Tutto quello che serve per una esistenza modesta ma dignitosa a Gaza arriva dall’Egitto e arriva sugli scaffali attraverso i tunnel…proprio gli stessi tunnel che gli F-16 israeliani non hanno smesso di bombardare pesantemente nelle 12 ore passate, distruggendo migliaia di case di Rafah vicine al confine.” (Articolo: “Non lascerò la mia casa, 8 gennaio 2009, p. 39)“Quando il carretto trainato dalla mula è arrivato abbastanza vicino, ci siamo avvicinati, … e abbiamo visto il suo macabro carico con orrore. Un bambino giaceva con il cranio spaccato, i bulbi oculari che saltati letteralmente fuori dalle orbite e che oscillavano sulla sua faccia come gli “occhi” alle  estremità delle chele    del granchio. Quando lo abbiamo tirato su, respirava ancora. Il suo fratellino aveva il petto sventrato …si potevano distintamente contare le sue costole bianche attraverso i brandelli della  carne lacerata.”

Vittorio è arrivato a Gaza nel 2008 in una delle prime barche che tentavano di rompere l’assedio che Israele aveva loro imposto quando, nelle libere elezioni, i cittadini di Gaza avevano portato Hamas al potere. (la “democrazia” è sanzionata dai padroni della Palestina, gli Israeliani e gli Stati Uniti soltanto quando non minaccia la loro egemonia). I nonni di Vittorio eranopartigiani che avevano combattuto nella leggendaria resistenza  guidata dai comunisti contro i fascisti di Mussolini. Aveva scelto di partecipare al Movimento internazionale non violento di solidarietà (MIS).Ha accompagnato i marinai di Gaza sulle loro barche e ha protetto gli agricoltori che coltivavano la terra vicino alla barriere entro le quali  Israele aveva chiuso la piccola regione.

Come altri attivisti del MIS ha passato del tempo nelle prigioni israeliane, è stato ferito,  una volta è stato espulso in Italia, ma è riuscito a tornare a Gaza. Ha scelto la Palestina come sua patria adottiva e ha sposato una donna palestinese. Era conosciuto per il suo calore umano, la sua esuberanza e la sua pietà, i bambini con i quali giocava, che buttava in aria, abbracciava e allietava, lo amavano, così come i suoi compagni del MIS. Quando, lo scorso aprile, è stato ucciso da fanatici religiosi a Gaza, c’è stata una vasta  reazione di incredulità, di indignazione e di   dolore.Alla fine di uno dei suoi articoli Arrigoni parla delle donne che partorivano durante l’operazione “piombo fuso”: “Queste madri coraggiose che partoriscono tristemente creature che non assimilano altro che il verde militare di carri armati e di  jeep o il lampeggiare delle luci che precedono un’esplosione. Che tipo di adulti diventeranno?”E’ stata  un’intuizione sconfortante. Quando Arrigoni è arrivato a Gaza, tutta la zona era già lacerata da traumi di massa. Il 17 febbraio 2007 era apparso l’articolo “le cause psico sociali della guerra palestinese tra fazioni”, scritto dal famoso psichiatra di Gaza  Dottor Eyyad Sarraj. In particolare osservava che l’ Autorità Nazionale Palestinese aveva ripreso  la tortura da Israele. Faceva notare che spesso  il torturatore del ANP era stato a sua volta torturato dai suoi carcerieri israeliani. Sarray scriveva: “I conflitti armati in corso diventano un’intossicazione sociale cronica che rende adulti e bambini meno sensibili e più spietati, meno razionali e più impulsivi, meno pratici e più violenti. E, cosa importante, si formano nuovi di gruppi di individui che sono estranei  al sistema familiare e al tessuto sociale ….abbastanza potenti e violenti da essere capaci di uccisioni brutali. Ha notato, in particolare, “una nuova forma di identità fornita dalle organizzazioni islamiche e dalle milizie armate…..[che soppiantano] l’appartenenza nazionale e famigliare…..”Queste sono le reali circostanze da cui è scaturito l’omicidio di Vittorio Arrigoni. Di recente, in un necrologio che ricordava sia Juliano mer Khamis che Vittorio Arrigoni, il giornalista palestinese-americano Lamis Andoni, ha scritto: “ Le morti dei due pacifisti rivelano una deformazione  piccola ma enormemente distruttiva nella società palestinese….La sfida ora è quella di assicurarsi che la società palestinese e gli individui al suo interno non perdano la loro umanità.”A parte la prefazione di Ilan Pappe, non aspettatevi che Gaza: Restiamo umani vi fornisca la storia degli antefatti. La sua peculiarità consiste nell’essere stato scritto dall’inferno che l’operazione “Piombo fuso” aveva creato a Gaza. Scritto sotto la spinta dell’urgenza, è una serie di comunicazioni per il mondo esterno, scritte in circostanze pericolose e traumatiche. La traduzione è stata fatta in inglese britannico con occasionali usi di parole strane (almeno per gli americani) come ”moggies” (micini” invece di gatti, per esempio). A volte si sarebbe potuta mettere una nota a piè di pagina (per esempio, il lettore che non conosce la parola araba narghilè deve cercarla). Il libro Gaza: restiamo umani troverà posto nello scaffale  della mia libreria riservato a una piccola, unica collezione di comunicati scritti da testimoni oculari. (Lo metterò vicino a un cugino molto più vecchio, una raccolta di testimonianze personali della guerra del 1982  di Israele contro il Libano, curato dalla brillante scrittrice defunta Livia Rokach. Per pura coincidenza “Israele in Libano. Testimonianze del genocidio” è scritto in italiano, pubblicato a Milano nel 1983. Non è mai stato tradotto.)Il Movimento per la liberazione di Gaza ha chiamato la prossima barca per  Gaza della “Flottiglia per la libertà: Restiamo umani.” La madre di Vittorio, Egidia Arrigoni, sindaco di Bulciago, una cittadina vicino a Milano dove era nato Vittorio, ha detto in un’intervista pubblicata dall’edizione italiana di Vanity Fair, che Vittorio è stato ucciso soltanto pochi giorni prima del ritorno in Italia.  Sarebbe rimasto lì? “No, ormai Vittorio era palestinese, Gaza gli era entrata nel sangue. Tornava a casa soltanto per ripartire, per stare con la “sua gente”, i suoi agricoltori, i suoi pescatori e i suoi bambini.”

Ellen Cantarow  è una giornalista di Boston che negli ultimi 30 anni ha scritto articoli su Israele e la Palestina. Nel corso degli anni i suoi articoli sono apparsi in varie pubblicazioni, tra le quali citiamo: Grand Street, The Village Voice, Mother Jones, Journal of Palesatine Sudies, Z Net, Tom Dispatch e Counterpunch.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza vive
Traduzione di Maria Chiara Starace

Restiamo umani

 Pubblicato da arial a 06:07

http://frammentivocalimo.blogspot.com/2011/06/ellen-cantarow-vittorio-arrigoni.html

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