Ergastolo per i torturatori di 43 vittime italiane di ‘Plan Condor’

454

tratto da: https://www.remocontro.it/2021/07/10/ergastolo-per-i-torturatori-di-43-vittime-italiane-di-plan-condor/

Remocontro Remocontro 10 Luglio 2021

 

La Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva 14 ex militari e gerarchi delle dittature cilene e uruguaiane. Alcuni di loro vivevano impuniti nel nostro Paese, cittadinanza italiana acquisita. Tra di loro anche un sacerdote ex argentino tutt’ora officiante.

«Nel primo pomeriggio del 9 luglio a Roma i giudici della Corte di Cassazione hanno letto una sentenza storica: sono stati tutti condannati all’ergastolo gli imputati del maxi-processo Condor. Iniziato nel 2015, riguarda 43 cittadini italiani che sono state vittime delle sanguinose dittature sudamericane degli anni ’70».

Operazione Condor, per gli smemorati

Operación Cóndor, il nome dato dall’establishment dei servizi segreti statunitensi e della presidenza Nixon, a una massiccia operazione di politica estera negli anni settanta in alcuni stati del Sud America contro l’influenza socialista e comunista, e a reprimere le varie opposizioni ai governi filo americani al potere. «Le procedure per mettere in atto questi piani furono di volta in volta diverse, tutte però ebbero in comune il ricorso sistematico alla tortura e all’omicidio degli oppositori politici». «Spesso ambasciatori, politici o dissidenti rifugiati all’estero furono assassinati anche oltre i confini dell’America Latina». «Alcune fra le nazioni coinvolte furono Cile, Argentina, Bolivia, Brasile, Perù, Paraguay e Uruguay».

Torturatori nascosti anche in casa nostra

  • Quattordici imputati tra militari e gerarchi dei regimi militari cileni e uruguaiani condannati all’ergastolo dalla giustizia italiana, segnala Elena Basso sul manifesto.

  • Fra loro spicca l’ex fuciliere della Marina uruguaiana Jorge Nestor Troccoli. Fuggito nel nostro Paese quando in Uruguay si è aperto un processo contro di lui, vive in Italia dal 2007 e ha la cittadinanza italiana. Sarebbe ricoverato da due giorni in ospedale, per cui non sarebbe possibile al momento arrestarlo.

  • È il primo importantissimo caso in cui un torturatore delle dittature sudamericane residente nel nostro Paese viene processato in Italia. Un precedente fondamentale per avviare nuovi processi contro altre persone, accusate di torture e omicidi avvenuti durante le dittature sudamericane degli anni ’70, che oggi vivono in Italia.

  • Come Carlos Luis Malatto, ex tenente argentino accusato del sequestro e della tortura di decine di militanti, che vive nel nostro Paese da oltre 10 anni e per il cui caso, il 26 maggio del 2020, il ministro della giustizia Alfonso Bonafede ha autorizzato il processo nei suoi confronti.

  • O come don Franco Reverberi, ex cappellano militare accusato di aver assistito alle torture di vari detenuti in un campo di sterminio argentino nella cittadina di San Rafael. Reverberi oggi celebra messa a Sorbolo, un piccolo comune in provincia di Parma e lo scorso aprile dall’Argentina è stata richiesta per la seconda volta la sua estradizione.

I giorni del Condor e degli avvoltoi

«Carlos Alberto Dosil era un militante, aveva 21 anni e si trovava nella sua casa a Montevideo. Era il 28 novembre del 1977 quando qualcuno ha bussato alla porta, Carlos ha aperto: ha sentito subito il freddo del metallo di un mitra che un uomo gli stava puntando alla gola. Nelle celle del Fusna Carlos è stato sottoposto per giorni a pratiche disumane. 39 anni dopo le torture e il sequestro, il 7 luglio 2016 Carlos Alberto Dosil è entrato nell’Aula bunker di Roma per testimoniare davanti ai giudici per il maxi-processo Condor».
«È questa la persona che l’ha sequestrata e detenuta nel 1977 a Montevideo?».
«Sì, è lui. Lì, a colori, era stampato il volto senza sorriso di Jorge Nestor Troccoli».

Ex capo dei servizi di intelligence uruguaiani accusato della sparizione di decine di militanti, Troccoli dal 2007 vive in Italia

Il peggio del fascismo all’italiana

Troccoli era anche il capo dell’S2, l’intelligence della marina uruguaiana, e nel 1977 divenne il militare di collegamento fra Argentina e Uruguay nell’ambito del Plan Condor, l’operazione nata nel novembre del 1975 a Santiago del Cile con cui otto Stati sudamericani si impegnavano a catturare, torturare e far sparire i militanti esiliati in America latina, negli Stati uniti e in Europa. Troccoli era un militare di spicco: sono decine le persone che testimoniano la sua presenza sia all’interno del Fusna che dell’Esma, uno dei più grandi centri di sterminio argentini, dove sono stati sequestrati più di 5mila cittadini.
«Nel 2007 la giustizia uruguaiana ha cominciato a occuparsi del suo caso e, quando si è ufficialmente aperto un processo contro di lui, Troccoli è scappato rifugiandosi in Italia. Pochi anni prima aveva ottenuto la cittadinanza italiana grazie alle origini dei suoi avi e ha vissuto diversi anni di tranquillità insieme alla moglie Betina, prima nel piccolo comune cilentano di Marina di Camerota (da dove venivano i suoi avi) e poi a Battipaglia, in provincia di Salerno».

 

Remocontro

REMOCONTRO

 

 

Ergastolo per i torturatori di 43 vittime italiane di ‘Plan Condor’

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

SHARE

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.