Esplodono i conflitti vicino a Ramallah dopo la chiusura del check-point

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News – 2/2/2016

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Ramallah-Ma’an. Domenica pomeriggio si sono registrati dei forti scontri tra giovani palestinesi e le forze israeliane nel villaggio di Jaba’a vicino a Ramallah, in Cisgiordania, dopo la chiusura di un posto di blocco che ha costretto centinaia di automobili a rimanere bloccate.

Testimoni riferiscono che il posto di blocco di Jaba’a, posizionato su una delle maggiori strade di ingresso a Ramallah, è stato chiuso dai militari israeliani per più di tre ore, intrappolando centinaia di automobili nel traffico.

I disordini sono scoppiati quando i soldati israeliani hanno lanciato del gas lacrimogeno in direzione di diversi veicoli, che hanno tentato di dirigersi su altre strade, dimesse, attraverso il villaggio per raggiungere la zona sud della Cisgiordania.

I militari israeliani hanno fatto irruzione nel villaggio di Jaba’a per inseguire i veicoli, e gli abitanti del luogo hanno reagito all’incursione lanciando pietre. I militari hanno sparato gas lacrimogeno e proiettili di gomma, sequestrando le chiavi di parecchie vetture.

Un portavoce dell’esercito israeliano ha riferito a Ma’an di “violente proteste” vicino a Jaba’a, domenica, e che i militari hanno trattenuto un palestinese che presumibilmente aveva estratto un coltello. La donna ha aggiunto che non può confermare se ci siano stati o meno ulteriori arresti.

Gli abitanti del luogo hanno distribuito acqua a guidatori e passeggeri bloccati, offrendo ospitalità nelle loro abitazioni.

I militari hanno bloccato molte delle strade del distretto di Ramallah domenica, dopo che un sergente dell’Autorità Palestinese ha sparato e ferito tre soldati israeliani a un posto di blocco militare vicino all’insediamento illegale di Beit El, nel distretto di Ramallah nella Cisgiordania centrale.

Amjad Jaser Sukkar, 34 anni, è stato ferito e ucciso sul posto.

Nadir Hijja, l’ufficiale di collegamento dell’Autorità Palestinese nel governatorato di Ramallah e al-Beit, ha riferito a Ma’an che alle persone con carta di identità indicante la provenienza da Ramallah è permesso entrare in città, ma non lasciarla.

Viceversa, Hijja dice che ai palestinesi provenienti da altre zone non è permesso entrare a Ramallah, ma questi possono lasciare la città. Ha anche aggiunto che questa politica verrà applicata per un lasso di tempo non definito.

Da quando un’ondata di agitazioni è cresciuta a Gerusalemme Est, in ottobre, dilagandosi attraverso la Cisgiordania e Israele, più di 160 palestinesi sono stati uccisi dai militari israeliani o dai coloni, e più di 20 israeliani sono morti negli attentati, molti dei quali uccisi con pugnalate.

Il sorgere delle tensioni è stato accompagnato da un crescente numero di posti di blocco e blocchi stradali in Cisgiordania, nonostante una dichiarazione, in gennaio, del capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Gadi Eisenkot, che ha detto che “sarebbe un errore piuttosto amaro imporre blocchi e coprifuochi” nei confronti della comunità palestinese, aggiungendo che mosse di questo tipo “lavorano contro gli interessi degli israeliani”.

Traduzione di Marta Bettenzoli

© Agenzia stampa Infopal
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Esplodono i conflitti vicino a Ramallah dopo la chiusura del check-point

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