Estremisti ebrei scherniscono i familiari del bambino ucciso con cori di “Ali è sulla graticola”

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Una ventina di manifestanti di estrema destra grida fuori dal tribunale a sostegno dei colpevoli di attacchi terroristici a Duma; i familiari accusano la polizia di aver lasciato che il coro ingiurioso andasse avanti senza sosta.

19 giugno 2018

 

 

Attivisti di estrema destra fuori da un tribunale nel centro di Israele hanno scandito slogan per la morte di un palestinese di 18 mesi mentre i familiari del bambino defunto passavano vicino a loro, martedì, dopo un’udienza.

Riferendosi al bambino Ali Saad Dawabshe, ucciso in un incendio doloso condotto da terroristi ebrei nel 2015, gli estremisti di destra hanno cantato “Dov’è Ali? Ali è morto”, “Ali è nella graticola” e altri slogan di odio.

Circa una ventina di giovani si era radunata fuori dal tribunale del distretto centrale nella città di Lod per una sentenza riguardante l’ammissibilità delle confessioni date dai due sospettati dell’attacco incendiario di casa Dawabsha, che uccise il piccolo Ali Saad Dawabsha e i genitori Riham e Saad Dawabsha.

Un altro figlio, Ahmed Dawabsha, che all’epoca aveva 5 anni, ha subito mesi di trattamento per le gravi ustioni riportate nell’attacco.

Il coro ha avuto luogo quando lo zio e il nonno, Nasr e Hussein Dawabsha, che sono i tutori di Ahmed Dawabsha dall’attentato, sono usciti dal tribunale accompagnati dai parlamentari della Joint (Arab) List, Ahmad Tibi e Ayman Odeh.

Un portavoce di Tibi è riuscito a riprendere la maggior parte dei cori in un video, compresi quelli di un giovane attivista religioso che si è avvicinato alla folla di sostenitori di Dawabsha e ha urlato ridendo: “Dov’è Ali? È bruciato!”

Circa 20 poliziotti erano presenti alla scena, ma non sembra che abbiano reagito al persistere dei cori.

I familiari dei Dawabsha sono rimasti accanto ai loro sostenitori senza rispondere.

“Questi barbari canti razzisti indicano che il posto naturale [dei manifestanti di estrema destra] è uno zoo”, ha detto Nasr Dawabsha a The Times of Israel fuori dal tribunale.

La scena ricordava un video che seguì l’attacco di Duma in cui si vedevano attivisti di estrema destra festeggiare a un matrimonio con le foto del bambino mentre lo trafiggono nell’immagine.

Il filmato, che fu ampiamente condannato, portò la polizia ad arrestare diverse persone che avevano partecipato al “matrimonio dell’odio” come fu soprannominato l’episodio.

La polizia martedì non ha fatto niente per fermare i manifestanti.

Nassar Dawabsha ha detto che se un palestinese si mostrasse orgoglioso dell’omicidio di un israeliano alla stessa maniera di quei manifestanti, “riceverebbe le più severe punizioni da parte delle autorità”.

Ha accusato la polizia di “garantire la protezione” dei dimostranti.

 

Hussein Dawabsha, al centro, nonno del bambino palestinese che è stato arso assieme ai suoi genitori nella loro casa di famiglia, è con i membri del parlamento israeliano Ayman Odeh, a sinistra, e Ahmad Tibi, durante il processo ai due ebrei sospettati di aver portato a termine l’attacco, il 19 giugno 2018 in un tribunale nella città di Lod. AFP / AHMAD GHARABLI)

 

All’interno, un momento prima, con una drammatica sentenza, la giuria composta da tre giudici della corte aveva rigettato una confessione rilasciata dal complice adolescente accusato di coinvolgimento nell’attacco mortale di Duma, dicendo che la dichiarazione era stata rilasciata sotto minaccia.

Eppure una confessione rilasciata dal sospettato principale Amiram Ben-Uliel è stata accolta dopo che i giudici hanno stabilito che era passato abbastanza tempo da quando era stato torturato a quando ha ammesso il crimine.

La decisione crea un grave ostacolo per l’accusa, che potrebbe ora aver bisogno di archiviare il caso contro il minore senza nome accusato di aver aiutato a pianificare l’attacco incendiario della casa della famiglia Dawabsha il 31 luglio 2015.

Il minore e Amiram Ben-Uliel, accusati l’anno scorso di aver portato a termine l’attacco, hanno reclamato la propria innocenza, insistendo sul fatto di avere confessato il crimine solo dopo essere stati sottoposti a tortura per mano degli inquisitori dello Shin Bet.

 

Saad e Riham Dawabsha, con il bambino Ali (Channel 2 screenshot)

 

Nel mese di aprile, l’Ufficio del procuratore distrettuale centrale ha annunciato che avrebbe evitato l’uso di confessioni ottenute dai sospetti con “mezzi speciali”, riferendosi a confessioni estorte sotto coercizione.

Si ritiene che l’accusa possegga ulteriori elementi di prova su cui basare il suo atto d’accusa contro Ben-Uliel collegandolo al caso Duma. Le dichiarazioni ammissibili del minore si riferiscono solo ad altri incidenti, per i quali può ancora essere sottoposto a procedimento.

La corte ha diversificato tra confessioni ottenute in quella che è nota come una “indagine necessaria” e quelle che si ottengono in un tipico interrogatorio. Nel primo caso, gli investigatori sono autorizzati ad usare metodi avanzati contro i sospetti a causa di uno “scenario di bomba a orologeria” per cui le autorità ritengono che un altro attacco potrebbe essere imminente.

Tuttavia, la corte ha dichiarato tali dichiarazioni inammissibili.

 

 

Traduzione: Simonetta Lambertini – Invictapalestina.org

Fonte: https://www.timesofisrael.com/jewish-extremists-taunt-alis-on-the-grill-at-slain-toddlers-relatives/

 

 

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