EUROMISSILI NUCLEARI USA DI RITORNO? SCENARI E TIMORI

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Il presidente Usa Trump ha deciso di abbandonare il trattato storico sulla riduzione degli armamenti nucleari, l’Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, siglato nel 1987 tra il presidente Reagan e il leader dell’URSS Mikhail Gorbaciov.
-Preoccupazioni specialmente in Europa dove potrebbero essere nuovamente schierati missili balistici a medio e corto raggio puntati contro la Russia.
Italia silente, tranquillità o ignavia?

Ritorno dei missili Usa anti Russia?
Italia silente, tranquillità o ignavia?

In Italia potrebbero tornare i missili nucleari americani?
La presenza militare americana in Italia nel dopo guerra è stata massiccia ed evidente. Anche perché noi eravamo il Paese sconfitto. Personale e basi militari lungo tutta la penisola. Tra tutte, strategiche, negli anni ‘60 nella Murgia pugliese, i missili balistici armati di bombe atomiche puntati contro l’allora Unione sovietica, che ovviamente ci puntava come bersaglio. 30 missili PGM-19 Jupiter per un totale di 50 megatoni di testate nucleari con base presso l’aeroporto di Gioia del Colle, oggi inglobata nella città metropolitana di Bari, precisa Alessandro Naselli, che ne scrive di Sputnik, agenzia di stampa russa. Facili sospetti di interessi di parte, ma i dato sono accurati e vale la pena di leggere.

Antica parte di struttura Jupiter abbandonata

Le basi Jupiter

Le postazioni di lancio erano distribuite a raggiera intorno a Gioia del Colle. 130 militari per ogni sito, le chiavi di lancio custodite da un ufficiale italiano e uno americano. L’ordine finale sul missile nucleare, era ovviamente americano. Conto alla rovescia di 15 minuti e poi la fine del mondo. Ma la scoperta attuale, da sorrisi, le stesse piazzole per il lancio dei missili sono ancora lì, oramai infestate dai rampicanti e dalla macchia mediterranea. E oggi, dove l’accesso non è stato completamente chiuso, è possibile visitare quel che rimane di queste basi. Se questa accadeva negli anni ’60, oggi preoccupazioni analoghe superate definitivamente? Partiamo dalla storia.

Chrysler PGM-19 Jupiter

Mirko Molteni, giornalista e saggista di storia aeronautica e militare spiega la decisione americana di installare in Puglia i missili a raggio intermedio, l’Intermediate Range Ballistic Missile, i “Chrysler PGM-19 Jupiter”. In quegli anni ’60 non c’erano ancora missili intercontinentali. Ed ecco la decisione di schierare i Jupiter in Puglia e in Turchia: una gittata di 2800 km mettendo sotto tiro gli schieramenti avanzati dell’Armata Rossa e la stessa regione di Mosca. “Ogni Jupiter portava una testata termonucleare, quella che volgarmente si dice “Bomba H”, della potenza di 1,4 megatoni, ossia un centinaio di volte la bomba di Hiroshima”, spiega ancora Mirko Molteni.

Italia appiattita

L’accordo col governo italiano per l’arrivo dei Jupiter venne firmato il 26 marzo 1959, dal primo ministro il democristiano Antonio Segni. 30 missili, distribuiti in dieci poligoni di lancio da tre missili l’uno. Basi sparpagliate in un raggio di circa 60 km attorno a Gioia del Colle, con gli equipaggi italiani periodicamente a Cape Canaveral per lanci veri. In Puglia, invece, i Jupiter restavano immobili, su piazzole di lancio all’aperto, senza protezione, con incidenti causati da temporali con fulmini che colpirono le ogive causando una parziale attivazione di alcuni circuiti delle testate nucleari.

Moro e il centrosinistra

L’Aerobrigata missilistico-nucleare italiana venne sciolta il 21 giugno 1963 e le basi smantellate. Ma nel frattempo, quei missili troppo vicini ai bersagli sovietici, provocarono la ‘quasi terza guerra mondiale’. Nikita Krushev decise di porre una minaccia speculare agli Stati Uniti e nell’estate 1962 varò l’Operazione Anadyr, il trasporto in gran segreto sull’isola di Cuba di decine di missili IRBM R-12 ed R-14, da puntare su Washington, New York e in genere su una buona metà del territorio USA. Ciò portò alla nota crisi dell’ottobre 1962, che portò il mondo sull’orlo della Terza Guerra Mondiale. Ora Trump ripropone la questione dei missili a medio raggio.

Nuova corsa armamenti

Già iniziata nuova corsa agli armamenti? Finora non si sono visti segnali negoziali. L’idea è che l’America intenda assicurarsi un vantaggio con l’espansione della difesa antimissile e della capacità di tenere sotto tiro basi e forze russe lungo le frontiere, pensando a scenari di crisi in Ucraina o lungo i confini polacchi o baltici, per arrivare finalmente alla attualità politica che ci tocca da vicino. Dati i lunghi tempi di progettazione e sviluppo degli armamenti moderni -avvertono i tecnici- è probabile che ci siano già nuovi sistemi, anche se in fase embrionale. Perché la corsa agli armamenti -da ambo le parti- non è mai finita.

Polonia, baltici e Italia

Missili americani IRBM in Polonia o nelle Repubbliche baltiche sarebbero quasi una dichiarazione di guerra, con la Russia a un rischio di un attacco a sorpresa. Ad evitare il ‘troppo’ col rischi reale di guerra, la possibile opzione di schierare eventuali nuovi IRBM in Paesi alleati atlantici di lunga data, come Germania o Italia, o Danimarca o Norvegia, non troppo a ridosso dei confini russi. Un po’ più accettabile per la Russia, che comunque non starebbe con le mani in mano e schiererebbe ordigni analoghi. In teoria il governo e il Parlamento italiano dovrebbero potersi opporre, ma ciò dipende anche da quanto viene espressamente previsto nelle clausole segrete.

Bunker antiatomico italiano abbandonato

Russia senza comunismo

Ma l’ipotesi di contrapposizione alla Russia ha perso da 27 anni la contrapposizione ideologica al comunismo. Guerra Fredda lontana assieme agli allora ‘euromissili’, con schieramenti politici ‘oggi completamente sconvolti. A conclusione, piccole notizie sui bunker antiatomici italiani. Alle porte di Roma quattro km di gallerie sotterranee scavate a dagli ingegneri e i geologi di Mussolini sotto il Monte Soratte. Non c’era ancora l’atomica, ma era la guerra totale. Il vero bunker antiatomico nel 1967, governo Moro III, presidenza Saragat, ultimato nel 1972, governo Andreotti. Tra il 1993 ed il 2003, la Presidenza del Consiglio ipotizzò la trasformazione del bunker in una unità di ascolto Nato, prima del definitivo abbandono nel 2008. Dove? Altra puntata.

 

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