EUROPA – IRAN : GUERRA NON DICHIARATA

I ministri degli esteri dei 27, riuniti a Bruxelles, seguendo gli Stati Uniti hanno deciso di applicare l’embargo sul petrolio iraniano, come forma di ritorsione per il programma nucleare che Tehran non vuole sospendere.

MARINA FORTI

Roma, 24 gennaio 2012, Nena News (nella mappa lo Stretto di Hormuz che l’Iran potrebbe chiudere alla navigazione delle petroliere) – L’Unione europea ha compiuto ieri un altro passo in una sorta di guerra non dichiarata verso l’Iran. I ministri degli esteri dei 27, riuniti a Bruxelles, hanno infatti deciso di applicare l’embargo sul petrolio iraniano, come forma di ritorsione per il programma nucleare che Tehran continua a non voler sospendere. In pratica i 27 paesi europei si sono impegnati a non sottoscrivere nuovi contratti petroliferi con Tehran e si sono dati tempo sei mesi, all’1 luglio prossimo, per mettere fine a quelli attualmente in corso. L’embargo copre l’importazione di greggio, prodotti petroliferi e petrolchimici, e l’esportazione di equipaggiamenti e tecnologie per il settore petrolifero.

Inoltre i ministri europei hanno deciso di congelare i beni della Banca centrale iraniana alll’interno dell’Unione; «il commercio in oro, metalli prezioni e diamanti con enti pubblici iraniani e con la banca centrale sarà interrotto», specifica il comunicato dei ministri degli esteri, che poi accenna a «limitate esenzioni» per permettere la continuazione del commercio legittimamente in corso.

L’annuncio europeo non è una sorpresa: già alla fine di dicembre un incontro preliminare tra i 27 aveva delineato un accordo sull’embargo petrolifero. Ora però è ufficiale. L’embargo dell’Unione europea sul petrolio iraniano è unilaterale, perché va ben oltre le sanzioni decretate dal Consiglio di sicurezza dell’Onu (queste colpiscono solo istituzioni, banche e contratti commerciali direttamente legati al programma di arricchimento dell’uranio, di cui il Consiglio di sicurezza chiede la sospensione). Con questo Bruxelles si allinea alla politica degli Stati uniti, che da tempo praticano sanzioni unilaterali sempre più stringenti verso l’Iran, e soprattutto moltiplicano le pressioni sui paesi alleati perché facciano altrettanto. In particolare, alla fine di dicembre il presidente Barack Obama ha firmato una legge che obbliga ora la sua amministrazione a chiudere i contatti con la Banca centrale iraniana e penalizzare le banche di paesi terzi che non facciano altrettanto. Impedire le transazioni con la Banca centrale è il modo più tassativo ed efficace per rendere quasi impossibile ogni commercio, anche legittimo, verso l’Iran.

«Così l’Unione europea ha dimostrato la sua risolutezza», ha commentato ieri il ministro degli esteri britannico William Hague, che ha definito l’embargo petrolifero «una misura pacifica e legittima». Ha aggiunto che l’Europa resta impegnata a una strategia del «doppio binario», cioè le sanzioni come «pressione» e porta aperta a nuovi colloqui con l’Iran. Bizzarro: la decisione annunciata ieri è un gesto di ostilità verso Tehran, perché ne aumenta l’isolamento economico e politico, ma allo stesso tempo l’Unione europea si dichiara aperta alla ripresa di colloqui (nelle ultime settimane il ministero degli esteri iraniano e la signora Catharine Ashton, responsabile della politica estera della Ue, si sono scambiati messaggi di disponibilità a nuovi incontri tra Iran e il gruppo 5 più 1, le potenze del Consiglio di sicurezza e la Germania). Quanto le due cose siano conciliabili resta da vedere.

L’embargo del resto è accompagnato da altre dimostrazioni di muscoli: domenica un gruppo di navi da guerra occidentali, guidate dalla portaerei degli Stati uniti Uss Lincoln seguita da fregate britanniche e francesi, sono entrate nel Golfo persico – sono cioè passate per lo stretto di Hormutz, la via di passaggio di almeno l’80% delle esportazioni mondiali di petrolio. Dopo lo scambio di reciproche minacce nelle ultime settimane, le autorità iraniane ieri hanno sdrammatizzato: il passaggio della portaerei Usa è solo «routine».

Sempre ieri l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha annunciato che manderà domenica una missione ad alto livello a Tehran per cercare chiarimenti su alcuni aspetti della ricerca atomica condotta dall’Iran.

L’effetto più immediato dell’annuncio da Bruxelles è stato un rincaro del petrolio: il Brent, considerato riferimento del mercato globale, ieri è salito a 111,25 dollari a barile (più 1,3%). Ma è solo un «effetto annuncio», la conseguenza concreta dell’embargo europeo non si farà sentire probabilmente fino a metà dell’anno. L’Unione europea compra oggi circa 450mila barili giornalieri di petrolio dall’Iran, cioè circa il 20% delle esportazioni iraniane. Non è poco, ma i mercati decisivi per l’Iran sono piuttosto in Asia: la Cina oggi compra il 10% del petrolio iraniano, insieme a India, Giappone e Corea del Sud si arriva al 53%. Per ora a soffrire dell’embargo rischia di essere soprattutto l’Europa stessa. Nena News

Questo articolo e’ stato pubblicato il 24 gennaio 2012 dal quotidiano Il Manifesto

http://nena-news.globalist.it/?p=16568

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