Fateli tacere!

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Insomma, perché accanirsi tanto a protestare per le condizioni dei palestinesi? Non avete sentito gli ultimi pronunciamenti ufficiali? Da Berlusconi ai famosi scrittori pacifisti israeliani, tutti sono contro le colonie e quindi tutti sono per la pace.

Ovviamente la prima cosa da dire a voce alta è sempre che, comunque sia e qualunque crimine commetta, siamo tutti “amici d’Israele”. Proprio tutti, dal primo all’ultimo italiano, se il Presidente della Repubblica Napolitano anche in questa giornata della Memoria ha nuovamente confuso antisemitismo e antisionismo, e ha tranquillizzato lo Stato ebraico: ricordare l’olocausto significa soprattutto affermare senza eccezioni “il diritto del popolo ebraico e dello Stato di Israele a vivere in sicurezza”. Quindi: fate tacere queste ostinate Nazioni Unite che da sessant’anni si aggrappano ai diritti fondamentali dell’uomo e sfornano instancabilmente fior di condanne a Israele. Fate tacere quell’ebreo sionista di Goldstone, che continua a rimestare in quei ventidue giorni di massacro a Gaza, senza ricordarsi che, come hanno solennemente dichiarato le più alte cariche dello Stato israeliano il 27 gennaio dalle capitali di tutta Europa: “il Rapporto Goldstone alimenta l’antisemitismo!” Il capo dello stato Shimon Peres dalla Germania, il primo ministro Benjamin Netanyahu dalla Polonia, il ministro degli esteri Avigdor Lieberman dall’Ungheria e quello dell’informazione Edelstein dagli Stati Uniti: tutti contemporaneamente hanno emesso solennemente la condanna ufficiale di Goldstone e del suo Rapporto Onu sul massacro di Gaza. “Dobbiamo imparare la lezione da ciò che è accaduto” -ha dichiarato Edelstein. Se davvero le parole pronunciate trovassero corrispondenza nei fatti…

Fate tacere l’ebreo Moni Ovadia, che in una sala gremita a Venezia ha dichiarato di non sopportare più, in questa giornata della memoria troppo spesso diventata parata opportunistica svuotata del suo vero, profondo senso di indignazione per la barbarie perpetrata a sei milioni di ebrei e sette milioni tra rom, omosessuali, oppositori politici e altra varia umanità caduta in oblio, di non sopportare più le visite ad Auscwitz che si concludono con l’affermazione dei politici di turno sul “sentirsi tutti israeliani”.

Fate tacere il rabbino israeliano per i diritti umani Jeremy Milgrom, che instancabilmente nei giorni scorsi ha incantato studenti e adulti di tutta Italia, portando nel volto e nelle parole i segni del suo rifiuto ad assecondare uno Stato, il suo Stato, che occupa, massacra e incombe sulla vita di un intero popolo.

Zitti tutti, soprattutto qui in Italia perché, come dice il nostro presidente del consiglio, “noi siamo il Paese che è più amico d’Israele”. Purtroppo chiudiamo BoccheScucite senza poter citare il suo discorso storico alla Knesset (incrociando le dita che siano limitati i danni delle sue parole) pur avendo tante volte sentito la sua ricetta contro l’occupazione e la colonizzazione della Palestina: un Piano Marshall per “migliorare le condizioni economiche” dei palestinesi, “sviluppando il turismo” e dando loro la “possibilità di acquistare di più e di vivere meglio”. Per questo Berlusconi andrà perfino a Betlemme, per vedere come stanno questi benedetti palestinesi che si lamentano da decenni e rassicurarli che presto porteremo il made in Italy in tutti i campi profughi.

Ma conoscendo il nostro presidente siamo praticamente certi che non cambierà certo la sua visione del conflitto. In realtà è sempre bello constatare che chiunque vede coi suoi occhi la condizione di prostrazione del popolo palestinese, non può non cambiare il suo atteggiamento.

E allora fate tacere anche Luigi Geninazzi, editorialista di Avvenire, incontrato da BoccheScucite nell’inferno di Gaza. Tutti in quelle ore eravamo visibilmente provati dalla devastante esperienza di immersione nell’inumana condizione dei sopravvissuti al massacro e dopo aver letto tante sue analisi sul conflitto sempre preoccupate di non schierarsi con i palestinesi e perfettamente in linea con l’informazione a cui siamo purtroppo abituati, ci siamo positivamente meravigliati dei suoi articoli successivi alla visita a Gaza. Niente di strano: chiunque decide di andare a vedere con i suoi occhi le innumerevoli conseguenze del sistema di occupazione e della violenza dell’esercito israeliano, non può non cambiare radicalmente il suo modo di pensare e di parlare. È così che il nostro giornalista ha preso carta e penna e ha risposto ad un lettore di Venezia, scandalizzato perché dal Papa in giù si continua a condannare il muro dell’apartheid. E qualche giorno dopo, ancora Geninazzi ha giustamente stigmatizzato il “vuoto assordante in cui cade il silenzio” di chi dovrebbe parlare e denunciare: “Ci preoccupa il silenzio di Obama. Ci aveva colpito la forte denuncia del Cairo, ma dopo sei mesi, l’effetto magico di quelle parole si è sciolto come neve al sole. Non solo lui, ma tutti i leader occidentali sembrano colpiti da afasia: tace anche Tony Blair, rappresentante dell’Ue, che continua a girare a vuoto tra Gerusalemme e i Territori. E tace naturalmente Netanyahu, premier israeliano che ha congelato il processo di pace in attesa di tempi migliori. Se n’è tornato a mani vuote anche l’inviato degli Stati Uniti George Mitchell. I palestinesi non hanno ancora uno Stato, continuano a soffrire per l’occupazione, vedono estendersi le colonie ebraiche nei Territori e assistono impotenti alla distruzione delle loro abitazioni a Gerusalemme Est”.

Insomma: fateli tacere tutti. Anche il trio di scrittori ‘pacifisti’ israeliani che, seppur altre volte ci hanno lasciato con l’amaro in bocca, per aver preso variamente posizioni che tanto pacifiste non erano (vedi Yehoshua a favore del muro e Grossman a giustificare Piombo Fuso), ora sembrano alzare un coro unanime contro le colonie.

Abram Bet Yehoshua, ad esempio, non teme di fare affermazioni ardite: “Si confiscano terre palestinesi illegalmente, si permette a coloni che risiedono in insediamenti illegali di compiere atti provocatori contro i palestinesi senza incorrere nelle pene che analoghe azioni comporterebbero se commesse in Israele e contro cittadini israeliani. Questa logica colonialista e militarista rischia di trasformarsi in un cancro le cui metastasi aggrediscono il corpo sano di Israele”. E David Grossman non è di meno nello scrivere quello sta sotto gli occhi del mondo da decenni ma che attende finalmente di essere tradotto in pratica dagli stessi israeliani: «Non si può restare in silenzio -afferma il grande scrittore- di fronte ai mille e un modo utilizzati per togliere ai palestinesi terre e diritti. Così come va condannata la presenza degli insediamenti ebraici a Sheikh Jarrah e in altri quartieri di Gerusalemme Est, un errore che complica la situazione e rischia di rendere la pace impossibile». E sentite cosa si permette di dire il terzo intellettuale “pacifista”, Amos Oz: “I coloni che impongo a noi i loro desideri, la loro volontà allo Stato d’Israele fanno provare a tanta nostra gente un tale livello di vergogna, disperazione, alienazione e delusione da indurla a prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di abbandonare il Paese”. E la ciliegina sulla torta la mette Meir Shalev ammettendo candidamente: “la sicurezza di Israele non c’entra nulla con l’espansione degli insediamenti, semmai è vero il contrario: la colonizzazione dei Territori alimenta rabbia e frustrazione tra i palestinesi e su questi sentimenti fanno leva i gruppi radicali che mirano ad affossare la leadership moderata di Abu Mazen e sabotare il dialogo. Lo stop totale degli insediamenti non è un cedimento ad Hamas ma un investimento sul futuro: quello di un Paese normale. Un Paese in pace. Con i palestinesi. E con se stesso”.

Insomma, siamo tutti d’accordo. Tutti sappiamo tutto. Tutti vogliamo la pace. Addirittura tutti siamo contro gli insediamenti… Come mai, allora, una delle più colossali ingiustizie della storia invece di essere fermata diventa sempre più macroscopica?

BoccheScucite

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