Fino a quando Israele permetterà che vengano bruciate le sue chiese e le sue moschee ?

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26 giugno  2015

Israele – scrive il quotidiano Haaretz – deve trattare i mandanti dei crimini motivati d’odio, come quello commesso vicino a Tiberiade, con la stessa severità riservata a coloro che mandano le auto bomba nel centro delle città.



chiesa

Foto Maannews

Editoriale di Haaretz 21 giugno 2015

(traduzione di Carlo Tagliacozzo)

Gerusalemme, 26 giugno 2015, Nena News L’incendio doloso di giovedì [18 giugno] della chiesa “Della Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci” a Tabgha, vicino a Tiberiade, è il diciottesimo attacco incendiario a una chiesa o a una moschea negli ultimi quattro anni. Nessuno di questi casi è stato risolto, nessun responsabile è stato individuato e, naturalmente, nessun colpevole è stato accusato per gli attacchi, che sono parte di un’ampia serie di azioni, comprendenti scritte con lo spray sulle chiese e sulle moschee incitanti all’odio, sputi ai sacerdoti cristiani a Gerusalemme e la pubblicazione di editti di vari rabbini contro i “gentili”.

Danneggiare luoghi sacri non è solo un atto criminale o un o un crimine qualunque motivato dall’odio. Proteggere la libertà di culto è uno dei principi fondamentali universali previsti da tutti i trattati e dalle costituzioni di tutti i Paesi, in quanto costituisce l’aspetto principale dell’identità culturale. Persino nazioni che si costituiscono in base alla religione prevalente, come alcuni Stati islamici, considerano le istituzioni religiose di altre fedi come luoghi sacri, perseguendo e punendo coloro che le profanano.

Le leggi israeliane contro il danneggiamento dei luoghi sacri sono di una chiarezza cristallina, così come il discorso ufficiale apparentemente portato avanti dal governo. Se si considera la fedeltà nei confronti della definizione di Israele come Stato ebraico, il governo condanna vigorosamente tutti i casi in cui un luogo di culto non ebraico viene deturpato. Tuttavia è difficile prendere in seria considerazione le condanne espresse dal primo ministro, dai ministri e dagli esponenti della Knesset quando, nello stesso momento, fanno l’occhiolino a quelli che infrangono la sovranità dello Stato e intraprendono personali campagne religiose e culturali contro i cristiani e i musulmani.

Quale messaggio ha realmente trasmesso al pubblico il primo ministro Benjamin Netanyahu dopo l’ultimo attacco incendiario? Ha dato istruzioni al capo dei servizi di sicurezza Shin Bet [il servizio segreto interno n.d.t.]di accelerare l’inchiesta per trovare i colpevoli. Significa che deturpare le istituzioni religiose fino ad ora non era tra i compiti dello Shin Bet? Possiamo trarre la conclusione che individuare i colpevoli dei crimini motivati dall’odio contro gli arabi non è un fatto degno della loro attenzione?

È giusto dire che profanare luoghi di culto non è percepito come un atto “classico” di terrorismo che mette in pericolo la sicurezza nazionale. Tale interpretazione vale anche ovviamente per i colpevoli di delitti motivati dall’odio e per i fanatici religiosi. La loro continua libertà gli da un senso di impunità che gli permette di continuare nei loro crimini.

Il governo di Israele, giustamente, non avrebbe ignorato l’incendio di sinagoghe, la distruzione di tombe nei cimiteri ebraici o l’aggressione contro ebrei in altri Paesi se i governi [di questi Paesi] si fossero scarsamente impegnati nell’indagare simili crimini. Ora deve dimostrare determinazione nello sradicare analoghi crimini di incitamento all’odio dall’area sotto la sua giurisdizione, definendo i colpevoli come terroristi che minano la sicurezza d’Israele, né più né meno di quelli che mandano le auto bomba nel centro delle città. Nena News

(Traduzione di Carlo Tagliacozzo)

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Till when will Israel let its churches and mosques be burnt?

Israel must treat those behind hate crimes like the one committed in Tiberias with no less gravity than those who send car bombs into city centers.

| Jun. 21, 2015 | 1:23 AM

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A nun inspects the damage at a room located on the complex of the Church of the Multiplication, June 18, 2015.Photo by AFP

The torching of the Church of the Multiplication of the Loaves and Fish at Tabgha, near Tiberias, on Thursday is the 18th arson attack on a church or mosque over the past four years. Not one of these cases has been solved, none of the perpetrators identified and, obviously, no one charged for the offenses. These are part of a wider range of actions, including hate graffiti sprayed on mosques and churches, spitting at Christian priests in Jerusalem, and the issuing of edicts by assorted rabbis against “gentiles.”

Damaging holy sites is not just a criminal act or a regular hate crime. Protecting the freedom of worship is one of the basic universal precepts included in all international treaties and constitutions, making up a central feature of cultural identity. Even countries that define themselves according to their prevailing religion, such as some Islamic states, view religious institutions of other faiths as holy sites, persecuting and punishing people who defile them.

Legislation against damaging holy sites is crystal clear in Israel, as is the official public discourse purportedly led by the government. In addition to cleaving to the definition of Israel as a Jewish state, the government strongly condemns all cases in which a non-Jewish holy site is defaced. However, it’s hard to take seriously the condemnations uttered by the prime minister, cabinet ministers and Knesset members when, at the same time, they give a nod and wink to those who infringe on the state’s sovereignty by embarking on private religious and cultural campaigns against Christians and Muslims.

What did Prime Minister Benjamin Netanyahu actually broadcast to the public after the latest torching? That he had instructed the head of the Shin Bet security service to accelerate the investigation to find the perpetrators. Does this mean that defacing religious institutions was not on the Shin Bet’s agenda until now? Can one also conclude that locating the perpetrators of anti-Arab hate crimes is not a focus of its attention?

It’s fair to say that defiling holy sites is not perceived as a “classic” terror act that endangers state security. This interpretation is also obvious to the perpetrators of hate crimes and religious fanatics. Their continued freedom gives them a sense of security, which allows them to continue with their crimes.

The government of Israel, rightfully, wouldn’t have ignored the torching of synagogues, the destruction of tombstones in Jewish cemeteries or assaults against Jews in other countries if governments were lax in investigating such crimes. Now, it must show determination to uproot such hate crimes from areas under its jurisdiction, defining perpetrators as terrorists who endanger Israel’s security, no less than those who send car bombs into city centers.

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