Fino al 25 febbraio, anche in Italia, la campagna per riaprire Shuhada

23 feb 2014

E’ in corso la campagna internazionale “Open Shuhada Street” per ridare vita a quella che un tempo era la principale strada di Hebron e che oggi, a causa dell’occupazione militare e delle imposizioni dei coloni, e’ una via fantasma. In Cisgiordania conferenze, manifestazioni, flash mobs, proiezioni di documentari organizzate da Youth Against the Settlements e da altre organizzazioni popolari .

immagine1

di Valeria Cagnazzo

Roma, 23 febbraio 2014, Nena News – Giunta alla sua quinta edizione, si rinnova anche quest’anno in tutto il mondo la campagna “Open Shuhada Street”, per la riapertura al traffico e ai commerci palestinesi della via principale di Hebron, in Cisgiordania.  Dal 2010, l’organizzazione non violenta Youth Against Settlements  (Yas), attiva ad Hebron, indice annualmente una mobilitazione nazionale ed internazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo alla questione di Shuhada Street, considerata dai palestinesi la strada dell’Apartheid e l’emblema del problema degli insediamenti colonici e della politica di separazione che riguarderebbe l’intera Cisgiordania. Quest’anno, l’ “Open Shuhada Street” week si svolge dal 21 al 25 febbraio, giorno del ventesimo memoriale della strage nella Moschea di Abramo (Tomba dei Patriarchi delle tre fedi monoteistiche), in cui 29 musulmani furono uccisi dal colono israeliano di origine americana Baruch Goldstein, membro della Lega di Difesa Ebraica. Il gruppo dello YAS, guidato da Issa Amro, invita pertanto tutti, in questi giorni, ad una partecipazione attiva alla loro protesta attraverso la creazione di eventi quali conferenze, manifestazioni, flash mobs, proiezioni di documentari e qualsiasi altra azione che possa far conoscere la storia di Shuhada Street e accendere un riflettore sulla situazione di Al Khalil.

Hebron

Occupata da Israele nel 1967,  Hebron (al Khalil in arabo), è oggi abitata da circa 600 coloni ebrei (giunti in citta’ a partire dal 1968) e da una popolazione di circa 200.000 palestinesi. E’ divisa in due parti, H1 amministrata dall’Autorità Nazionale Palestinese e H2 controllata dalle forze armate israeliane. Proprio dopo la strage del febbraio del 1994, Shuhada Street, l’arteria principale della città, centro della sua vita economica e ponte tra Hebron nord ed Hebron sud, è stata interdetta, per presunti “motivi di sicurezza” al traffico delle auto arabe. Dal 2000, una nuova ordinanza ha bandito l’accesso a Shuhada Street anche ai pedoni palestinesi. Tutti i negozi sono stati chiusi su questa via, e si stima che in tutto il centro di Hebron oltre 500 attività commerciali siano state interrotte.

Quasi tutte le case sulla lunga via Shuhada sono state abbandonate,e  i pochi residenti che ancora ci vivono devono passare sui tetti o attraverso buchi praticati nelle pareti delle case dei vicini per uscire, essendo proibito al piede palestinese di toccare il suolo di gran parte di questa strada. Il divieto di percorrere la via, che stranieri e israeliani hanno al contrario il diritto di attraversare, pone ai palestinesi seri  problemi negli spostamenti, costringendoli a deviazioni lunghe chilometri da cui neppure le ambulanze sono esenti, e difficoltà economiche, rendendo disagevole recarsi al lavoro e spesso impossibile tenere aperta la propria attività: sulla città si è abbattuto un tasso di disoccupazione pari al 70%.

immagine3

Anche in Italia si potrà aderire all’Open Shuhada Street e manifestare la propria solidarietà agli abitanti di Hebron. Ospiti dell’associazione AssopacePalestina saranno due membri dello Yas, Izzat Karaki, 24 anni e attivista nel movimento di Hebron da cinque, e Jawad Abu Aisha, 40 anni, militante nello YAS da quattro, residente nei pressi dell’insediamento colonico di Tel Rumeida e per questo quotidianamente sottoposto agli attacchi degli estremisti israeliani. Fino al 26 febbraio, con l’associazione fondata da Luisa Morgantini, i due rappresentanti palestinesi si recheranno nelle città di Roma, Rieti, Milano, Bologna, Firenze, Perugia, Venezia, Brescia, Foligno e Cagliari, per raccontare la realtà di quello che è definito il regime di violenza e occupazione della loro città, a partire dalla descrizione di Shuhada Street.

“E’ importante attivarsi” dice Issa Amro  “Dovremmo sacrificarci di più per il cambiamento e per il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale. Perché le cose vadano in maniera diversa, dobbiamo renderci attivamente umani, e ripeterci sempre, oltre al motto di Vittorio Arrigoni, ‘Stay human’, un nuovo monito all’attivismo:’Stay actively human’”. E si auspica, intanto, di superare il record dell’anno scorso, di 45 azioni per la campagna distribuite in tutte il mondo: oltre alle città in cui si potrà ascoltare la testimonianza in prima persona dei membri del suo movimento, si augura che anche gli altri comuni e le altre associazioni del settore in Italia si uniscano alla mobilitazione con qualsiasi attività che consenta di diffondere il problema di Shuhada Street. E, ovviamente, non dimentica il potere dei social networks: l’hashtag da utilizzare tra il 21 e il 25 febbraio, giorno questo in cui si prevede una vera e propria Facebook e Tweetter Storm, sarà #OpenShuhadaSt. Gli strumenti, ci fa capire, non mancano a nessuno, e i giovani dello Yas sembrano intenzionati a sfruttarli tutti e al meglio pur di riavere la loro strada, nella speranza che la comunità internazionale faccia lo stesso, e non li lasci da soli. Nena News

– See more at: http://nena-news.it/fino-al-25-febbraio-anche-italia-la-campagna-per-far-riaprire-shuhada-street/#sthash.SEtznztd.dpuf

Contrassegnato con i tag: , , ,

Articoli Correlati

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.