FLAGELLARE LO YEMEN

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di Kathy Kelly

22 maggio 2018

Il 10 maggio, il Regno dell’Arabia Saudita ha informato il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres che Difese aree saudite avevano intercettato due missili balistici degli Houthi lanciati dall’interno del territorio yemenita che hanno preso di mira zone civili densamente popolate a Riyadh, la capitale saudita. Non è stato ucciso nessuno, ma un attacco precedente, il 26 marzo 2018, ha ucciso un operaio egiziano a Riyadh, e un attacco del 28 aprile ha ucciso un saudita.

Al contrario delle innumerevoli vittime dei continui bombardamenti dei Sauditi sullo Yemen, queste due preziose e insostituibili vite sono facili da documentare e contare. In Yemen i bilanci delle vittime sono diventati notoriamente difficili da contare accuratamente. Tre anni di blocchi e di bombardamenti appoggiati dagli Stati Uniti, hanno fatto piombare il paese nell’immiserimento e nel caos.

Nella loro richiesta del 10 maggio, i Sauditi hanno domandato all’ONU di attuare “tutte le rilevanti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza allo scopo di impedire il contrabbando di altre armi agli Houthi e di ritenere responsabili coloro che violano l’embargo delle armi.” La lettera accusa l’Iran di fornire agli Houthi milizie con scorte di missili balistici, UAV – Unmanned Aerial Vehicle – aeromobili a pilotaggio remoto (i droni) e mine navali. La lettera dei Sauditi non fa menzione delle massicce esportazioni in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti. (UAE).

Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza invocate dai Sauditi definiscono gli Houthi come parte belligerante in Yemen e chiedono un embargo, in modo che gli Houthi non possono procurarsi altre armi. Queste risoluzioni, però,  non parlano dei Sauditi come parte belligerante in Yemen, anche se il Principe Mohammed bin Salman, fin dal marzo 2015, ha orchestrato un coinvolgimento saudita nella guerra, usando miliardi di dollari di armi vendute ai Sauditi e agli UAE dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.

I Sauditi hanno il diritto innegabile di chiedere all’ONU di operare per impedire che gli Houthi si procurino armi balistiche che potrebbero essere sparate nell’Arabia Saudita, ma il blocco di aria, mare e acqua ora imposto brutalmente  e letalmente allo Yemen, punisce i bambini che non hanno proprio nessuna capacità di influenzare le politiche degli Houthi. Inoltre, le forze armate statunitensi, tramite il rifornimento in volo degli aerei da guerra sauditi e degli Emirati, sono direttamente coinvolte in devastanti bordate di attacchi aerei, mentre il Consiglio di Sicurezza dell’ONU praticamente non presta attenzione.

Mentre la vita dei civili yemeniti diventa sempre più disperata, essi diventano sempre più isolati, le loro sofferenze sono rese invisibili da una quasi totale mancanza di interesse o di attenzione da parte dei media occidentali. A nessun volo occidentale è consentito utilizzare l’aeroporto di Sana’a, e quindi le squadre dei media e dei documentaristi che lavorano per i diritti umani, non possono accedere alle zone dello Yemen più afflitte dagli attacchi aerei. Il Programma alimentare mondiale (WFP – World Food Program) organizza un volo settimanale a Sana’a, ma il WPF deve esaminare  i passeggeri con il governo saudita. Cionondimeno, organizzazioni che operano in Yemen, comprese Amnesty International, Médecins Sans Frontières (MSF), Save the Children, Oxfam, e varie agenzie dell’ONU, fanno del loro meglio per riferire circa le conseguenze del blocco e degli attacchi aerei guidati dalla coalizione degli Emirati Sauditi.

Il 18 maggio, Medici Senza Frontiere (MSF)  ha pubblicato un rapporto sugli attacchi contro il governatorato di Sana’a che osserva che “nei tre anni passati la coalizione ha compiuto 16.749 incursioni aeree in Yemen, cioè una media di 15 al giorno. Quasi un terzo dei raid hanno colpito siti non-militari.”

Ancora prima, il 7 maggio, MSF ha replicato a una serie di attacchi aerei guidati dalla coalizione Arabia Saudita-Emirati che hanno colpito una strada affollata nel cuore di Sana’a, uccidendo sei persone e ferendone almeno 72.

“Civili, compresi i bambini, sono stati uccisi e mutilati perché erano nel posto sbagliato all’ora sbagliata,” ha detto João Martins, capo della missione MSF in Yemen. “Nessuno dovrebbe vivere nella paura di essere bombardato mentre fa la propria vita normale; tuttavia, di nuovo vediamo vittime civili di attacchi aerei che lottano per la loro vita negli ospedali.”

Non avendo accesso al cibo, all’acqua potabile, alle medicine e al combustibile, secondo Save the Children oltre 400.000 yemeniti, rischiano di morire di fame. “La maggior parte di loro non vedrà mai un ambulatorio o riceverà mai delle cure,” dice Kevin Watkins, il direttore di quella organizzazione nel Regno Unito. “Molti di coloro che sopravvivono saranno colpiti da arresto della crescita e da salute cagionevole per il resto della loro vita.” Watkins dice che la coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sta usando lo strangolamento economico come arma di guerra, “prendendo di mira i posti di lavoro, le infrastrutture, i mercati di alimentari e la fornitura di servizi di base.”

Il 22 maggio 2018, Amnesty International ha chiesto la fine del flusso di armi per la coalizione guidata dai Sauditi che attacca lo Yemen. “Ci sono vaste prove che i flussi irresponsabili di armi per la coalizione guidata dall’Arabia Saudita hanno prodotto enorme danno ai civili yemeniti,” dicono le sue dichiarazioni. “Questo non ha, però, impedito agli Stati Uniti, al Regno Unito e ad altri stati, compresi Francia, Spagna e Italia di continuare i trasferimenti di queste armi che valgono miliardi di dollari.”

La Carta dell’ONU inizia con l’impegno a salvare le generazioni future dal flagello della guerra. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha tristemente deluso il popolo yemenita permettendo che peggiorasse il flagello della guerra, anno dopo anno. Approvando risoluzioni tendenziose che trascurano perfino di nominare le parti in guerra in Yemen meglio finanziate e più sofisticate –  Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti – il Consiglio di Sicurezza incentiva l’intensificazione di una guerra brutale e apocalittica e mette in grado coloro che in Occidente approfittano della guerra,  di trarre vantaggio dai miliardi di dollari di vendite di armi. I fabbricanti di armi, come Raytheon, Lockheed Martin e Boeing fanno poi pressioni sui governi per continuare a vendere armi a due dei loro massimi clienti: l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.

Sono urgentemente necessari dei passi seri, onesti e pratici per fermare la guerra. L’ONU deve abbandonare il suo ruolo fazioso nel conflitto in Yemen, in modo che possa negoziare una pace in cui la minoranza Houthi possa conservare una certa dignità e rappresentanza nello Yemen a maggioranza sunnita che, anche prima della rivolta degli Houthi mancava di qualsiasi leader eletto in maniera legittima. Agli Houthi va data la scelta di deporre le armi senza finire in qualcuna delle prigioni  clandestine gestite dagli Emirati Arabi Uniti in Yemen che, come viene riferito, sono

poco più che campi di tortura. E’ ancora più urgente che la violenza e lo strangolamento economico da parte di invasori stranieri, devono finire.

Come minimo i cittadini dei paesi che forniscono armi alla coalizione di Arabia Saudita ed Emirati devono richiedere che i loro legislatori proibiscano tutte le vendite future.  il tempo per un’azione determinata sta terminando negli Stati Uniti, dato che il Dipartimento di Stato sta già facendo dei passi preliminari circa una massiccia vendita di armi del valore di molti miliardi di dollari all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti. Si dice che il pacchetto includa diecine di migliaia di munizioni con guida di precisione,  della Raytheon.

I civili yemeniti, soprattutto i bambini non costituiscono assolutamente alcuna minaccia agli Stati Uniti. Tuttavia l’appoggio degli Stati Uniti agli attacchi aerei, ai blocchi e al caos inevitabilmente causato dalla guerra prolungata, minaccia i civili yemeniti e specialmente i bambini vulnerabili. Non hanno commesso alcun crimine, ma vengono puniti con la morte.

Nella foto: una recente manifestazione in USA a sostegno dello Yemen. Sullo striscione è scritto: “Lo Yemen sta morendo di fame” e sul cartello: “Ogni settimana muoiono 1000 bambini yemeniti”.

Kathy Kelly  (kathy@vcnv.org) co-coordina Voices for  Creative Nonviolence (http://vcnv.org)

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/scourging-yemen

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

FLAGELLARE LO YEMEN

http://znetitaly.altervista.org/art/25071

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