FLOTILLA, DUE NAVI IN ROTTA SU GAZA

Due le imbarcazioni ora in acque internazionali, 27 attivisti e 30mila dollari di medicine a bordo. La Marina israeliana si prepara a fermarle.

EMMA MANCINI

Beit Sahour (Cisgiordania), 3 novembre 2011, Nena News (nella foto, l’imbarcazione canadese Tahrir in rotta verso Gaza) – La Flotilla non si arrende e ci riprova. Due imbarcazioni con 27 attivisti internazionali a bordo sono partite ieri dal porto di Fethive, a Sud della Turchia, in direzione di Gaza. Le due navi, la canadese Tahrir (Liberazione) e l’irlandese Saoirse (Libertà), sono ora in viaggio in acque internazionali con a bordo 30mila dollari di aiuti umanitari in medicinali.

L’autorizzazione a salpare verso l’Isola di Rodi, in Grecia, era giunta ieri dalle autorità turche. Subito è arrivata la risposta israeliana al nuovo tentativo via mare: le autorità israeliane hanno annunciato questa mattina che la Marina bloccherà le due navi prima che possano raggiungere la Striscia. Il portavoce dell’esercito israeliano ha sottolineato che il Paese è pronto ad affrontare le due imbarcazioni, avendo già preso le necessarie misure militari.

Il tenente colonnello Avital Leibovich non ha specificato il modo in cui le navi internazionali saranno bloccate: “Dovremo verificare se i passeggeri sono violenti. Il loro viaggio è una provocazione”.

La nuova campagna, “Freedom Waves to Gaza”, è partita in sordina con l’obiettivo dichiarato di non dare il tempo alle autorità israeliane di preparare una controffensiva, come accaduto lo scorso luglio con la Freedom Flotilla II. Anche stavolta la sfida lanciata dai movimenti di solidarietà internazionali è lanciare una sfida al blocco navale imposto da Tel Aviv alla popolazione della Striscia di Gaza, chiusa in un assedio totale dal 2006, quando Hamas ne assunse il controllo politico e militare.

Secondo gli attivisti a bordo delle due navi, ventisette persone provenienti da nove Paesi diversi (tra cui America, Canada, Danimarca, Belgio, Germania e Australia, oltre ad alcuni palestinesi provenienti di Betlemme e Haifa), le due imbarcazioni dovrebbero raggiungere Gaza domani pomeriggio.

“Israele ha imprigionato Gaza e la Cisgiordania – ha detto Majd Kayyal, studente palestinese di filosofia, di Haifa, a bordo della Tahrir – proibendoci ogni contatto fisico. Vogliamo rompere l’assedio che Isralee ha imposto alla nostra gente. Il fatto di essere in acque internazionali è già una vittoria per il movimento”.

Il movimento, guidato dalla Gioventù Palestinese, ha approfittato dell’iniziativa anche per inviare un messaggio alla comunità internazionale, in primis alle Nazioni Unite, chiedendo di prendere azioni immediate che pongano fine al blocco criminale della Striscia, blocco in violazione dalla Quarta Convenzione di Ginevra. Intanto a muoversi è la società civile in Israele e nei Territori: contemporaneamente alla “Freedom Waves to Gaza”, attivisti palestinesi e israeliani stanno organizzando manifestazioni in Cisgiordania e in territorio israeliano. A Ramallah, oggi si terrà una manifestazione davanti all’ufficio delle Nazioni Unite.

L’ultimo tentativo di rompere via mare il blocco di Gaza è del luglio scorso da parte della Freedom Flotilla II. All’epoca, le imbarcazioni coinvolte vennero bloccate nei porti greci su ordine della Marina di Atene che subì dure pressioni da parte del governo israeliano (la stessa nave irlandese Saoirse, in viaggio in questo momento, fu sabotata prima di riuscire a salpare). L’anno prima, nel maggio 2010, era stata la volta della prima Freedom Flotilla, un viaggio finito nel sangue: l’esercito israeliano abbordò la nave turca Mavi Marmara e uccise nove attivisti turchi.

L’attacco provocò un raffredamento delle relazioni tra Israele e Turchia, che non ha mai smesso di chiedere a Tel Aviv scuse ufficiali e un risarcimento finanziario alle famiglie dei nove attivisti uccisi. Ieri un portavoce del Ministero degli Esteri turco ha confermato che le due navi hanno lasciato la costa meridionale della Turchia, dopo aver chiesto l’autorizzazione a raggiungere il porto di Rodi, isola greca. Il funzionario governativo ha sottolineato che non ci sono navi con bandiera turca nè passeggeri turchi a bordo.

Anche gli organizzatori del movimento hanno tenuto a sottolineare che non esiste alcun legame con il governo di Ankara, che non ha alcuna responsabilità nell’organizzazione della missione. Nessun attivista turco è attualmente a bordo delle due imbarcazioni. Nena News

http://nena-news.globalist.it/?p=14068

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