FLYTILLA: ISRAELE SI PREPARA AD “ACCOGLIERE” GLI ATTIVISTI

Sarebbero 1500 gli attivisti in arrivo domenica all’aeroporto di Tel Aviv. Parola d’ordine: “visitare la Palestina”. Israele ha già annunciato che non permetterà l’ingresso. Minacciando le compagnie aree di doversi assumere i costi del rimpatrio.

LUCA SALERNO

Beit Sahour (Cisgiordania), 13 Aprile 2012, Nena News – Mancano poco più di 24 ore alla nuova missione “Benvenuti in Palestina” degli attivisti pro-palestinesi. Oltre 1500 persone (le stime più ottimistiche parlano di 2000) arriveranno domenica all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.

L’intenzione dei visitatori non è quella di creare problemi o congestionare l’aeroporto, ma dichiarare che lo scopo del proprio viaggio è visitare la Palestina.

Come affermato da uno dei coordinatori palestinesi, Dr. Qumsiyeh, è importante che la comunità internazionale si renda conto che i palestinesi vivono in una grande prigione controllata dalle forze militari israeliane. Ma “anche chi è in prigione ha il diritto di essere visitato”.

Non sembrano pensarla così le autorità israeliane. Come prevedibile il ministro israeliano della pubblica sicurezza, Yitzhak Aharonovitch, ha affermato che gli attivisti pro-palestinesi che arriveranno saranno “accompagnati” in centri di detenzione fin quando un volo per riportarli a casa sarà disponibile. “Tratterremo i provocatori – ha aggiunto il ministro – nel modo più rapido ed efficiente possibile, senza rincorrerli per i corridoi dell’aeroporto”. Secondo il sito israeliano Y-Netsono oltre 650 gli agenti dei diversi corpi mobilitati per prevenire l’ingresso degli attivisti.

Le indicazioni sembrano, però, molto chiare: essere duri, mantenendo un basso profilo.

Come sostenuto da un ufficiale israeliano si cercherà di “impedire che gli organizzatori del fly-in conquistino legittimità e visibilità come quelle ottenute a seguito dell’incidente della Mavi Marmara”. Per questo, la polizia cercherà anche di minimizzare la copertura mediatica del fly-in, cercando così di eliminare l’incentivo alla provocazione.

Secondo il Jerusalem Post sono circa 45mila i viaggiatori che di domenica transitano per l’aeroporto Ben Gurion. Il piano è, quindi, quello di deviare gli attivisti in arrivo verso il Terminal 1, che sarà completamente evacuato, e non lasciarli atterrare al più affollato Terminal 3.

Il tanto parlare pubblicamente dei preparativi dell’iniziativa da parte dei media e dei politici israeliani ha suscitato molte perplessità tra l’establishment militare, tanto che un alto ufficiale ha dichiarato al quotidiano Israel Hayom: “la rivelazione dei preparativi e tutta le pubblicità che circonda gli attivisti sta trasformando il fly-in in una battaglia tra Davide e Golia e questo è esattamente quello che gli organizzatori del ‘flytilla’ vogliono per metterci in imbarazzo difronte al mondo intero”. Un ulteriore problema che le autorità israeliane si troveranno ad affrontare sarà l’annunciata presenza degli attivisti di destra del movimento “Our land of Israel”, tra cui Michael Ben-Ari (National Union), Baruch Marzel (leader della comunità di coloni di Hebron) e Itamar Ben-Gvir, che non sembrano essere animati da pacifiche intenzioni. “I nemici di Israele devono essere accolti adeguatamente – ha dichiarato Ben-Ari – “e dobbiamo mostrare loro l’orgoglio ebraico”.

Questi sforzi organizzativi sono stati accompagnati, nelle ultime settimane, da un intenso lavoro diplomatico nel tentativo di fermare o, quantomeno, delegittimare la manifestazione. Sforzi che hanno trovato pronti i governi occidentali a difendere la “sicurezza” dello Stato israeliano. Da qualche giorno, ad esempio, è apparso un messaggio sul sito Viaggiare Sicuri del Ministero degli Esteri italiano: “Le Autorità israeliane hanno segnalato che in concomitanza conmanifestazioni organizzate attorno al 30 Marzo ed al 15 Aprile prossimi, saranno intensificati i controlli all’ingresso in Israele e sono ipotizzabili fermi di sicurezza precauzionali nei confronti dei viaggiatori stranieri.[…] Si raccomanda pertanto ai connazionali di anticipare o posticipare eventuali viaggi in Israele programmati intorno a quelle date”.

Allo stesso tempo, secondo il canale in lingua spagnola del network israeliano Infolive, il governo ed i servizi di sicurezza israeliani hanno stilato una black list con 376 nominativi di persone cui non deve essere consentito di imbarcarsi sui voli diretti a Tel Aviv domenica prossima. Ma i sindacati francesi delle compagnie aeree CGT, MRAP e Sud, oltre a sostenere la campagna, hanno già espresso il netto rifiuto di essere strumenti delle black list fornite dal governo di Tel Aviv.

Israele però ha minacciato le compagnie aree europee che se permetteranno agli attivisti di volare verso Israele saranno loro responsabili di coprire i costi del rimpatrio a chi verrà negato l’ingresso. Nonostante la palese illegalità, la minaccia sembra aver dato i suoi primi frutti. É di questa mattina la notizia che la compagnia area tedesca Lufthansa ha inviato una email a 80 passeggeri, in partenza domenica dagli aeroporti di Parigi, Amburgo e Monaco, comunicando che a seguito del rifiuto israeliano i loro biglietti sono stati cancellati. Tra questi a quanto si apprende da fonti ufficiose ci sarebbero anche passeggeri non coinvolti con l’iniziativa. Nena News

http://nena-news.globalist.it/?p=18593

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