Follia mondo, 1 bambino su 5 vive in zona di guerra, 100mila muoiono

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Save The Children: il doppio di bambini morti dalla fine della Guerra Fredda, 100 mila ogni anno le morti per cause dirette e indirette dei conflitti. Più del numero dei combattenti in 4 anni.
-L’accusa all’Italia: “Gli ordigni prodotti in Sardegna usati dai sauditi nello Yemen

A Palestinian boy poses with an AK 47 automatic rifle during a rally organized by the Palestinian President Yasser Arafat’s Fatah movement in Rafah refugee camp in southern Gaza Strip February 25, 2002. Thousands of Rafah residents attended the Fatah rally in support for the continuation of the 17-month Palestinian uprising against Israeli occupation in Gaza and the West Bank on Monday. REUTERS/Suhaib Salem

Il mondo che fa la guerra ai bambini

Follia mondo, 1 bambino su 5 vive in zona di guerra, più di 10 mila sono nel 2017 sono rimasti uccisi o mutilati dai bombardamenti nelle aree di guerra, 100 mila neonati muoiono ogni anno per cause dirette e indirette dei conflitti, come malattie e malnutrizione. I numeri della guerra ai bambini nell’ultimo rapporto Save the Children nel quale l’organizzazione internazionale denuncia anche l’utilizzo di bombe prodotte anche in Italia da parte della Coalizione a guida saudita in Yemen per colpire obiettivi civili. I bambini che vivono in zone di conflitto sono circa 420 milioni nel mondo, oltre 30 milioni in più del 2016 e il doppio rispetto alla fine della Guerra Fredda, e 4,5 milioni hanno rischiato di morire per fame nei dieci Paesi coinvolti nei conflitti più sanguinosi: Afghanistan, Yemen, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Siria, Iraq, Mali, Nigeria e Somalia.

Save the Children

L’Asia è il luogo dove vivono -cercano di sopravvivere- il maggior numero di bambini in aree di conflitto. La follia di 195 milioni. In percentuale, invece, il primato spetta al Medio Oriente con il 40 per cento dei bambini che vivono in zone di guerra, con 35 milioni di piccole vita e a rischio. Solo in Yemen, 85mila bambini sotto i cinque anni sono morti per fame o per malattie gravi dall’inizio del conflitto, tre anni fa.
«È sconvolgente -denuncia Valerio Neri, direttore generale di Save the Children- che nel XXI secolo arretriamo su principi e standard morali elementari come proteggere i bambini e i civili, che dovrebbe essere un imperativo assoluto. Eppure ogni giorno i bambini vengono attaccati, perché i gruppi armati e le forze militari violano le leggi e i trattati internazionali». Orrori catalogati dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu in sei categorie: dall’uccisione e mutilazioni al reclutamento dei bambini soldato, dalla violenza sessuale ai rapimenti, agli attacchi a scuole e ospedali fino alla negazione dell’accesso agli aiuti umanitari.

Muoiono più bambini che combattenti

Secondo l’analisi di Save the Children e sulla base degli stessi inascoltati report delle Nazioni Unite, il numero di violazioni dei diritti dei minori nel 2017 è stato di 25mila, il numero più alto mai registrato prima. In quattro anni, dal 2013 al 2017, almeno 550 mila la morti di bambini legate a conflitti armati nei 10 paesi più colpiti. La media di oltre 100 mila ogni anno, che denunciavamo all’inizio. Negli stessi cinque anni, i morti tra i combattenti, dati Onu, sono stati quasi 175 mila. La prima linea dei bambini in guerra più feroce di quella dei militari.
Il rapporto dell’organizzazione accende i fari anche sul conflitto nello Yemen, dove finora sono morti o sono rimasti feriti circa 6.500 i bambini. Alcuni resti delle bombe esplose in zone civili, su case e villaggi con bambini, portano il codice A4447 che riconduce a una fabbrica in Sardegna, la Rwm. Petizione di Save the Children al Ministro degli Affari Esteri d’Italia: «Fermare immediatamente l’esportazione, la fornitura e il trasferimento di materiali di armamento alla Coalizione Saudita, armi che uccidono i bambini yemeniti e che quando anche sopravvivono, distruggono il loro futuro».

La denuncia di Gianpaolo Cadalanu

«Non possiamo renderci complici della morte di migliaia di civili inermi e di bambini, vendendo armi a Paesi che violano palesemente il diritto internazionale e i diritti dei bambini», spiega Valerio Neri. L’assurdo italiano, con alibi politico della ‘non italianità’ della fabbrica che produce morte da esportazione in casa nostra, come denunciato più volte da Giampaolo Cadalanu. La Rwm Italia S.p.A., si legge nel Rapporto, è una fabbrica di armamenti parte del conglomerato industriale tedesco della Rheinmetall. La principale attività è la produzione di sistemi antimine, munizioni e testate di medio e grosso calibro. La compagnia ha sede legale a Ghedi (Brescia) e stabilimento produttivo a Domusnovas, in provincia di Carbonia-Iglesias, in Sardegna. L’utilizzo di ordigni della serie MK da 500 a 2000 libbre di fabbricazione italiana da parte dell’aviazione saudita è confermato dal Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen, commissionato dall’Onu.

 

 

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