Fontana chiama Emergency all’ospedale da campo di Bergamo e a ‘insegnare’ le tecniche di contenimento del contagio tra i medici

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tratto da: BUSINESS INSIDER Italia

  23/3/2020

Ci sono voluti quasi 20 giorni – un’eternità in tempo di contagio globale –, ma ora sembra che Emergency abbia ottenuto il via libera anche da Regione Lombardia per intervenire nella regione con le sue equipe specializzate in epidemie. La Ong di Gino Strada, già da tempo impegnata a Milano città in base a un protocollo siglato col Comune per l’assistenza dei senzatetto, inizierà a breve ad operare con 10 medici e sanitari nell’ospedale da campo di Bergamo – la zona più flagellata dal Covid-19 – e a fornire supporto didattico/logistico ai medici dell’ospedale di Brescia con altre 4 unità, al lavoro già da oggi. Non solo, il Pirellone ha anche chiesto uno studio di fattibilità per la creazione un altro centro di emergenza, un ospedale da campo nella stessa zona. Infine, l’accordo prevede che i medici specializzati di Emergency “insegnino” ai colleghi le tecniche di contenimento del contagio maturate durante le epidemie in Sierra Leone nel 2014 e  durante l’epidemia di Ebola del 2015.

Il perché organizzazioni come Medici Senza Frontiere ed Emergency possano adeguatamente assolvere a tali compiti, lo spiega il consigliere regionale di +Europa – e medico chirurgo – Michele Usuelli: « Le strutture sanitarie, salvo lodevoli eccezioni, non sono attrezzate per il controllo ed il contenimento delle malattie infettive in ambito ospedaliero, così come non sono preparati i medici, i quali da generazioni non hanno visto un’epidemia come l’attuale. Una delle ragioni per l’iniziale esplosione di COVID-19 in Lombardia ed in altre regioni è stato il contagio comunitario, in particolare negli ospedali. In quelle condizioni, la velocità di raddoppio del virus cresce fortemente. All’interno degli ospedali si mantiene una rapida cinetica di infezione ad alta carica virale che coinvolge e decima il personale sanitario ed i pazienti già ricoverati, aggravando la crisi epidemica. Ad oggi in Lombardia su 100 positivi, 12 sono personale sanitario. Per questo vi è un urgente bisogno di un cambio di mentalità, che coinvolga e tuteli principalmente il personale sanitario e le strutture ospedaliere».

In parole povere, le equipe di Emergency – che durante Ebola ha avuto solo due medici contagiati, un numero esiguo rispetto a quelli chiamati ad operare – dovranno diffondere il dogma della “compartimentazione” delle strutture ospedaliere. Ogni reparto, cioè, dovrà essere pensato e gestito come una struttura a sé, totalmente indipendente dagli altri, con proprie entrate e uscite, spazi delimitati per i medici e il personale, senza alcun contatto con il resto dell’ospedale.

Una rigida divisione che gli ospedali italiani non hanno adottato – anche perché non prevista se non in casi di emergenza – e che ha aumentato il numero dei contagi, tra i sanitari e i loro familiari. Non a caso il protocollo preparto con la Ong  mira a imporre «l’autocontenimento del personale sanitario, cui è necessario fornire strutture ricettive specifiche per ritirarsi dopo il lavoro, evitando così il fai da te domestico ed aiutandolo a non contagiare le famiglie», continua Usuelli.

Personale formato da Emergency poi provvederà alla gestione della vestizione/svestizione del personale, al corretto lavaggio disinfettante, al monitoraggio degli accessi dei sanitari nelle strutture. Insomma, imporrà una gestione da fronte di guerra, com’è del resto la Lombardia in questo momento.

In attesa dell’ok definitivo della Regione, Emergency da giorni sta organizzando il rientro in Italia delle sue squadre disperse per il mondo. Ma non è facile, visto l’azzeramento del traffico aereo. La prima ad arrivare sarà quella basata in Uganda, dove si sarebbe dovuto inaugurare il nuovo ospedale disegnato da Renzo Piano. «Naturalmente in Lombardia saranno impiegati solo medici e infermieri di provata esperienza», fa sapere l’ong, «non interverranno i nostri volontari».

La logica è quella della trasmissione dell’esperienza, esattamente ciò che sta già accadendo a Codogno dove il personale di Medici senza frontiere opera da giorni. «Il team composto da medici, infermieri ed esperti di igiene, lavora ogni giorno con le équipe della struttura, dal personale sanitario allo staff dedicato alle pulizie, al fine di condividere la propria esperienza nella gestione di un’epidemia», fa sapere la ong. «Quando abbiamo registrato il primo caso, il virus era già in circolazione. Adesso per noi è importante gestire questa epidemia ed evitare nuovi contagi. L’affiancamento di MSF è molto importante, stiamo già imparando molto», ha dichiarato  il direttore dell’ospedale di Codogno, Andrea Filippin.

Ma come mai c’è voluto tanto tempo perché la Ong più esperta di epidemie venisse cooptata? Per tempi burocratici e resistenze politiche. I primi contatti tra Emergency e Pirellone risalgono infatti alla prima settimana di marzo, quando Emergency “offre” il proprio aiuto alla regione. Lo scrive la stessa Ong in un comunicato stampa datato 6 marzo 2020: “Abbiamo sentito questa mattina i vertici della Regione Lombardia e abbiamo offerto la nostra disponibilità a collaborare nella gestione dell’epidemia di Covid-19. Possiamo mettere a disposizione delle autorità sanitarie le competenze di gestione dei malati in caso di epidemie, maturate in Sierra Leone nel 2014 e 2015 durante l’epidemia di Ebola”.

Da allora passano i giorni senza che nulla succeda. Secondo fonti del Pirellone, in quel primo incontro la Ong aveva offerto solo una consulenza, mentre la Regione era alla ricerca di un aiuto più sostanzioso. D’altra parte, bisogna considerare che per una regione a guida leghista ricevere aiuto proprio da quella Ong accusata in passato di essere “tassista del mare” è un boccone amaro da digerire. A sbloccare la situazione è lo stesso presidente Attilio Fontana – e di ciò gli va dato atto – che venerdì 20 marzo riunisce attorno a un tavolo i responsabili di Emergency, l’assessore Gallera e il suo braccio destro Salmoiraghi. È lui che forza la mano, vincendo le resistenze e cooptata le truppe di Strada. Come conferma Regione Lombardia: « Il presidente ha saputo che Emergency era disponibile a collaborare e li ha quindi prontamente fatti contattare»

 

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