Forse le truppe di Assad vinceranno questa guerra nella capitale della Siria – non disturbati dalle minacce di Obama

REDAZIONE 21 SETTEMBRE 2013

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di Robert Fisk

20 settembre 2013

 

E quindi la guerra continua. Forse l’allerta missili è finita, ma restano i campi dove si uccide, non disturbati dalle deboli minacce di Obama o dalla serietà di Sergei Lavrov. L’esercito siriano continua a combattere in mezzo alle macerie e i proiettili volano su Damasco e la strada che viene dal Libano è ancora  disseminata di posti di controllo. Soltanto quando si raggiunge la città si nota come molta gente abbia ora costruito le porte di ferro protettive davanti alle case e cancelli di ferro a protezione dei parcheggi di automobili. L’affermazione che 40.000/50.000 ribelli circondano la capitale è probabilmente non veritiera, ma ci sono fino a 80.000 uomini della sicurezza e soldati dentro Damasco e, su  questo fronte di battaglia,  potrebbero certo vincere.

E’ una campagna che è iniziata molto tempo prima dell’uso del gas Sarin del 21 agosto ed è continuata molto tempo dopo. In quella notte fatidica l’esercito siriano ha però condotto uno dei suoi più feroci bombardamenti sulle zone dei ribelli. In 12 attacchi diversi, ha cercato di mettere gli uomini delle forze speciali all’interno delle  sacche degli insorti, supportati dal fuoco dell’artiglieria. Tra queste c’erano i sobborghi di Harasta e di Arbin.

Ieri stavo chiacchierando con un vecchio amico siriano, un giornalista che di solito faceva parte delle forze speciali del paese e  lui – proprio per caso – mi ha detto che era inserito nelle truppe governative siriane la notte del 21 agosto. Questi erano uomini della Quarta Divisione . in cui il fratello del presidente, Maher, comanda una brigata – e il mio amico era nel sobborgo di Moadmiyeh – il luogo dove è avvenuto uno degli attacchi con armi chimiche. Ricorda il terribile bombardamento dell’artiglieria, ma non ha visto alcuna prova di uso del gas. Questa era una delle zone da dove l’esercito stava tentando di inserire teste di ponte nel territorio dei ribelli. Quello che il mio amico ricorda è la preoccupazione delle forze governative quando hanno visto alla televisione le prime immagini delle vittime del gas – perché temevano che loro stessi avrebbero dovuto combattere in mezzo ai fumi velenosi.

Le forze siriane in prima linea portano con loro le maschere antigas, ma non si è visto nessuno che le indossasse. “Il problema,” ha detto il mio amico, “è che dopo la Libia ci sono così tante armi russe e pezzi di artiglieria fatti entrare di nascosto in Siria, che non si sa chi ne ha di più. I libici non possono produrre abbastanza petroli, ma certamente possono esportare tutti gli armamenti di Gheddafi.” Questi però non includono necessariamente  il  gas Sarin e questo non libera il governo siriano dalle sue responsabilità. Si dice che i protocolli per l’uso del gas Sarin e per i missili siano molto severi in Siria, e quindi torniamo alla vecchia domanda: chi ha ordinato che venissero lanciati quei missili nella orribile notte del 21 agosto?

Alcune domande sembrano familiari. Perché usare il gas quando così tante armi più letali vengono       lanciate alle forze ribelli in tutto il paese? Se il governo voleva usare il gas, perché non impiegarlo a nord di Aleppo dove non esiste un singolo soldato o ufficiale governativo? E perché il gas non è stato usato su questa scala nei due anni precedenti? E perché impiegare un’arma così spaventosa quando il risultato finale è che la Siria – rinunciando alle sue scorte di armi chimiche – ha di fatto perduto una delle sue difese strategiche contro un’invasione israeliana? Non c’è da meravigliarsi, osservato un altro mio amico siriano, se il ministro degli Esteri siriano Walid Moallem aveva una faccia così triste e scioccata quando ha fatto l’annuncio da Mosca. Non è stato forse Israele il vincitore in questa situazione?

Molto probabilmente è il vincitore anche della guerra civile siriana, una volta che il suo grande vicino viene distrutto e annientato da un conflitto che potrebbe continuare per altri due anni. La Siria non è mai stata una nazione ricca, ma ci vorranno molti anni  ricostruire le sue città distrutte,  le ferrovie e le strade. Le chiacchiere  a Damasco sono più fitte del fumo che avvolge parte della città. Tra le ultimi voci  c’è una richiesta occidentale presumibilmente segreta che un nuovo governo siriano sia formato da 30 ministri -10 di loro sono personaggi del regime – e da almeno altri 10 indipendenti – e che ci debba essere una ristrutturazione totale dell’esercito e dei servizi di sicurezza. Dal  momento che l’Occidente non ha più i mezzi di attuare questi piani ambiziosi, tutto questo sembra improbabile. A meno che anche i Russi appoggino questa idea.

A nord di Damasco, le forze del Jabhat al-Nusra sono ora tornate dall’antica città di Maloula, in parte cristiana, che è stata riconquistata dalla Terza divisione corazzata  siriana. Questo però pone un’altra domanda. Perché diavolo i combattenti di al-Nusra hanno preso Maloula se non avevano alcuna intenzione di tenerla? Pensavano che il regime siriano sarebbe stato così distratto dal pensiero di un attacco americano che gli sarebbe mancata la volontà di cacciarli via? Tristemente, entrambe le parti hanno smesso di preoccuparsi delle armi che usano o dalla immoralità che comporta usarle. Quando un combattente islamista è in grado di filmare se stesso mentre mangia la carne di un soldato morto, significa che tutti gli scrupoli sono spariti.

Ed ecco un pensiero finale. Non molto tempo fa, i ribelli a Damasco hanno ucciso una donna nel sobborgo di Harasta. Uno dei figli milita nell’esercito siriano. Nella sua vita non è stato mai toccato dal gas e non lo ha mai usato. Ma, come mi ha detto un membro della sua famiglia: “Se gli avessero ordinato di farlo, non avrebbe avuto la minima esitazione. Gli sarebbe piaciuto vendicarsi di coloro che avevano ucciso la sua amata madre.”

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/ assads-troops-may-be-winning-this-war-in-syrias-capital-untouched-by-obamas-threats-by-robert-fisk

Originale: The Indipendent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

http://znetitaly.altervista.org/art/12385

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