Fortezza Israele

di Ugo Tramballi

Ad essere sempre più isolati presto saranno in due: Israele e Stati Uniti. Ma Bibi Netanyahu è certo di avere tempo. Una convinzione antica in Israele: anche David Ben Gurion negli anni ’50 credeva che il tempo fosse dalla sua parte. Nella società israeliana c’è la convinzione che il conflitto con i palestinesi sia senza soluzione ma si possa facilmente “amministrare”: c’è un muro e dall’altra parte cresce l’economia. La Banca Mondiale dice che la crescita in Cisgiordania è azzoppata dall’occupazione ed esiste solo con l’aiuto internazionale. Ma agli israeliani va bene anche così. Perché il tempo è dalla loro parte come nel 1950, anche contando tutte le guerre combattute da allora. La realtà la raccontava qualche tempo fa su Ha’aretz Yoel Marcus che certo non è un pacifista di sinistra: “Abbiamo cinque sottomarini e alcuni degli aerei più sofisticati del mondo. Secondo fonti straniere abbiamo anche una capacità nucleare (ce l’hanno eccome, n.d.r.). Ma, ancora, un arabo armato di coltello può devastare un quartiere di Tel Aviv. Nessuno lo ha mandato, è venuto da solo. Abbiamo esercito e servizi segreti fa i migliori del mondo e, ancora, i terroristi possono organizzare un agguato sulla strada per Eilat e trovarci impreparati”. E’ così dai tempi di Ben Gurion e invece di essere più sicura, Fortezza Israele è sempre più isolata. (da slow news)

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