FOTO: Il 65% di Hebron confiscato per le colonie

WEDNESDAY, 11 APRIL 2012 11:31 SERGIO YAHNI (ALTERNATIVE INFORMATION CENTER)

 Abdul Hadi Hantash, membro del Land Defence Committee di Hebron, riporta che le colonie israeliane nel distretto di Hebron sono cresciute del 20% durante il 2011 e ci si attende che crescano di un altro 30% quest’anno.

Secondo Hantash, “il numero delle unità abitative nelle colonie verrà raddoppiato”. E aggiunge che il 65% dell’area del distretto di Hebron, superiore ai 1.100 chilometri quadrati, è stato confiscato dal 1967 ad oggi per l’espansione delle colonie, delle basi militari e delle bypass road (strade di esclusivo utilizzo dei coloni, che collegano i vari insediamenti tra loro e con lo Stato di Israele, ndr).

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Abdul Hadi Hantash del Land Defence Committee di Hebron, si attende per il 2012 una crescita delle colonie ad Hebron pari al 30% (Foto: Sergio Yahni, AIC)

La città di Hebron si trova nel Sud della Cisgiordania, a 30 chilometri da Gerusalemme. È la più vasta città della Cisgiordania ed è abitata da circa 175mila palestinesi, con circa 500 coloni israeliani concentrati nella Città Vecchia. Hebron è il centro del mercato e del commercio palestinesi, responsabile da sola di un terzo del Prodotto Interno Lordo, grazie soprattutto alla vendita di marmo, all’agricoltura, alle botteghe di ceramica e alle fabbriche di vetro soffiato.

Le attività coloniali ad Hebron sono cominciate nel 1968 quando il rabbino Moshe Levinger ha affittato alcune stanze per la Pasqua Ebraica all’hotel Al-Naher Al-Khaled nella principale via della città. Levinger e i suoi seguaci hanno poi rifiutato di lasciare l’albergo e, in accordo con il governo israeliano, si sono trasferiti nell’ex base militare giordana a Nord Est di Hebron. Qui con l’attiva collaborazione dello Stato, hanno dato vita alla colonia di Kiryat Arba. Secondo Hantash, “per realizzare ciò il governo israeliano ha confiscato oltre 3000 dunam di terra (1dunam = 1ettaro)”.

Il governo israeliano ha poi “proseguito con la giudaizzazione della città di Hebron”, continua Hantash. Sono cinque gli insediamenti nel cuore della città: Tel Rumeida, Beit Hadassah, Beit Romano, Avraham Avinu e il quinto vicino alla Moschea di Abramo.

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Hisham Sharabati, membro dell’Hebron Defence Committee, spiega che l’unica soluzione è la fine dell’occupazione israeliana (Foto: Sergio Yahni, AIC)

Hisham Sharabati, membro dell’Hebron Defence Committee, spiega: “I coloni ad  Hebron affermano di essere oltre mille. Tuttavia, fonti più oggettive parlano di circa 600-650 soloni, di cui 150-200 studenti della scuola religiosa ebraica, che vivono ad Hebron solo temporaneamente per i loro studi”.

Hantash aggiunge che “nel distretto di Hebron ci sono 27 colonie israeliane costruite lungo un anello, con lo scopo di intrappolare la popolazione palestinese”.

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Graffiti a Tel Rumeida chiamano alla “vendetta” contro i palestinesi (Foto: Sergio Yahni, AIC)

I coloni nel distretto di Hebron sono famosi per i violenti attacchi che compiono contro i residenti. “Non sto dicendo che gli altri meritano un attestato di buona condotta, ma i coloni ad Hebron e in tutto il distretto sono i più aggressivi di tutti”, spiega Hantash, aggiungendo che si tratta di fanatici religiosi e estremisti politici.

Fanatismo religioso e estremismo politico sono parte delle politiche israeliane ad Hebron. “Le autorità israeliane emettono ordini militari per demolire antichi edifici, per chiudere strade utilizzabili solo da coloni e per distruggere monumenti storici, specialmente quelli legati al passato islamico e arabo della città”, spiega Hantash.

Inoltre, le autorità d’Israele proteggono la presenza coloniale nel cuore della città impedendo ai palestinesi di utilizzare determinate strade.

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Hashem al Azza è stato costretto a portare sua moglie in travaglio sulle spalle perché Israele ha chiuso la strada che porta alla loro casa (Foto: Sergio Yahni, AIC)

Hashem al Azza, residente ad Hebron nell’area di Tel Rumeida e vicino di casa di un gruppo di coloni, racconta che negli ultimi quattro anni non ha il permesso di utilizzare la strada che conduce alla sua casa “Anche quando mia moglie era in travaglio, l’ho dovuta portare a spalle scendendo dal muro al cortile”.

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Tel Rumeida è il luogo in cui vivono i coloni più violenti e estremisti della Cisgiordania (Foto: Sergio Yahni, AIC)

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H2, l’area di Hebron sotto il completo controllo militare israeliano, in cui risiedono 30mila palestinesi e circa 500 coloni

La famiglia Al Azza vive nella parte di Hebron sotto completo controllo israeliano, Dal 17 gennaio 1997, a seguito degli Accordi di Oslo firmati da Israele e Autorità Palestinese, la città è stata divisa in due settori: H1 e H2. Secondo l’accordo, H1 è sotto il controllo dell’Autorità Palestinese e H2 sotto quello israeliano. Al tempo dell’accordo, H2 era abitata da circa 30mila palestinesi e circa 500 coloni israeliani. Tuttavia, la popolazione palestinese in H2 si è notevolmente ridotta negli anni a causa delle restrizioni israeliane e delle violenze dei coloni.

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Shuhada Street, in passato la più importante via di Hebron nella Città Vecchia, è oggi vietata ai palestinesi (Foto: Sergio Yahni, AIC)

Una delle strade chiuse ai palestinesi è Shuhada Street, ribattezzata King David Street dai coloni. “Shuhada Street è la più importante via nella Città Vecchia”, spiega Walid Abdel Halawa dell’Hebron Rehabilitation Committee. “La strada è stata chiusa nel 2000 usando come scusa la sicurezza dei coloni. Oggi la via, che era la principale strada commerciale della città, è utilizzabile solo dai coloni”. Abdel Halawa spiega che “la via era la principale arteria della città in termini commerciali ed economici. La stazione dei bus e quella dei taxi, numerosi uffici e negozi, si trovavano in quest’area”.

Hisham Sharabati crede che la soluzione al conflitto di Hebron possa giungere solo attraverso la fine dell’occupazione israeliana. “Non voglio indicare la formula per la sua soluzione. Politicamente si potrà creare o uno Stato palestinese con sovranità piena in tutte le terre occupate nel 1967 inclusa Gerusalemme, o uno Stato bi-nazionale nella Palestina storica”. “Dico che Israele deve ora guardare al suo futuro, il futuro dei suoi figli e della sua gente. Se non risolviamo la questione insieme, ci attende un futuro amaro”, conclude Hashem al Azza.

 

Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)

La città di Hebron è la più grande della Cisgiordania e produce circa il 30% del PIL palestinese (Foto: Sergio Yahni, AIC)

 

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