FOTO: Nuovo insediamento illegale in costruzione

7 FEB 2013

 
Foto di Ryan Rodrick Beiler

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Soldati israeliani pattugliano il Muro di Separazione che divide le terre del villaggio palestinese di Jayyous (Cisgiordania)

 

Nel 2002, Jayyous è stato il primo villaggio della Cisgiordania a resistere con la nonviolenza alla costruzione del Muro di Separazione israeliana sulle proprie terre. Nonostante le proteste, però, il Muro ha confiscato il 75% delle terre agricole del villaggio, rendendole accessibili solo attraverso due checkpoint. Per accedere ai propri appezzamenti ora è necessario uno speciale permesso. In passato, i checkpoint erano aperti solo a specifici orari, creando problemi ai contadini e impedendo loro di lavorare i propri campi.

Sebbene ora i checkpoint siano aperti per periodi più lunghi, l’accesso è ancora limitato e i danni sono stati ormai provocati: a causa di permessi rifiutati alcuni contadini hanno abbandonare le terre, mentre coloro che un permesso lo possiedono devono lottare ogni giorno contro le confische. Secondo una legge dell’era ottomana ripresa da Israele, se una terra non viene coltivata per tre anni, può essere confiscata come “terra di Stato”: ovvero, diventa terra per l’espansione delle colonie israeliane.

Oltre all’attivismo di base, la gente di Jayyous ha combattuto anche nelle corti israeliane per spostare il percorso del Muro lungo la Linea Verde – il confine riconosciuto internazionalmente tra Israele e Cisgiordania. Nel 2009, la corte ha deciso che il percorso del Muro dovrebbe essere modificato e che 2.000 dunam di terra (un dunam è pari a mille metri quadrati) devono tornare al villaggio (mentre i restanti 5.000 rimarrebbero comunque al di là del Muro). Tuttavia, quattro anni dopo, la sentenza non è ancora stata implementata e il Muro rimane così com’è stato costruito.

L’esercito israeliano ha anche provato a convincere i contadini di Jayyous che modificare il Muro distruggerebbe altre terre coltivate e che quindi è nel loro interesse lasciarlo così com’è. Ai contadini è stata anche data la possibilità di scegliere: se il nuovo Muro passasse attraverso la loro terra, possono scegliere in quale parte dell’appezzamento farlo passare, così da rendere il campo più facilmente accessibile. Tuttavia, i contadini verrebbe chiesto di firmare un contratto, con il quale si legittimerebbe la presenza del Muro: tutti hanno rigettato completamente la proposta.

Intanto, i coloni israeliani contrari alla sentenza della corte hanno denunciato che quelle terre sono di proprietà dello Stato. Sebbene il tribunale abbia rigettato la loro petizione, i coloni hanno ora creato un nuovo insediamento nelle terre che vogliono occupare, piazzandoci nelle scorse settimane case mobili. In pochi giorni, le strutture sono state collegate alla rete idrica e a quella elettrica, sebbene si tratti di insediamenti non autorizzati e quindi illegali secondo la legge israeliana. Da ricordare che tutte le colonie israeliane nei Territori Palestinesi sono considerate illegali dal diritto internazionale, in particolar modo dall’articolo 4 della Convenzione di Ginevra.

Nel frattempo però ruspe e bulldozer sono al lavoro: non si sa ancora se per implementare la sentenza della corte e modificare il percorso del Muro o per espandere ancora le colonie.

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Un contadino palestinese si avvicina ad un checkpoint che controlla l’accesso alle terre agricole di Jayyous, tagliate via dal Muro di Separazione israeliano.


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Abdul-Latif Khaled di Jayyous nella sua serra, che il Muro ha diviso dal villaggio

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A sinistra: il Muro di Separazione israeliano divide il villaggio di Jayyous dalle sue terre agricole. A destra: un contadino palestinese mostra una mappa della stessa area con l’attuale percorso del Muro (in viola) e quello suggerito dalla corte nel 2009 ma mai implementato (in rosso)

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Un contadino di Jayyous tiene in mano pomodori cresciuti nella sua terra, separata dal resto del villaggio dal Muro. Sebbene sia necessario avere un permesso per attraversare il Muro, i contadini resistono e continuano a coltivare le loro terre per evitarne la confisca

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Un soldato israeliano in uno dei checkpoint che controllano l’accesso alle terre agricole di Jayyous

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Tutte le colonie israeliane nei Territori Palestinesi sono illegali secondo il diritto internazionale. Tuttavia, in una settimana, due case mobili – l’embrione di un nuovo insediamento – sono state collegate alla rete idrica e a quella elettrica.

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I lavori in corsi nelle terre di Jayyous, vicino all’insediamento di Zufim: non è ancora chiaro se i bulldozer stanno costruendo nuove colonie o stanno cambiando il percorso del Muro, come imposto dal tribunale.

 

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