FRANCIA, al voto il riconoscimento “simbolico” della Palestina

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02 dic 2014

Alle ore 16 il parlamento francese deciderà se riconoscere la Palestina come stato. Come nel caso inglese, irlandese e spagnolo, il risultato non sarà politicamente vincolante. L’inviato palestinese presso l’Onu fa sapere, intanto, che entro dicembre invierà alle Nazioni Unite una prima bozza per riprendere i negoziati di pace con Israele.

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di Roberto Prinzi

Roma, 2 dicembre 2014, Nena NewsDopo Inghilterra, Irlanda e Spagna è il turno della Francia. Alle ore 16 il parlamento francese deciderà se riconoscere o meno la Palestina come stato. Una “mossa simbolica” che non avrà conseguenze immediate e dirette sulle politiche di Parigi riguardo al conflitto israelo-palestinese, ma che, tuttavia, mostrerebbe la crescente impazienza europea verso lo stallo politico in corso in Terra Santa . Accanto a questi voti “non vincolanti”, inoltre, vi è poi il più significativo riconoscimento ufficiale della Palestina compiuto dalla Svezia lo scorso ottobre.

La mozione che si voterà alle 16 a Parigi – avanzata dai socialisti, dai partiti di centro sinistra e appoggiata anche da alcuni conservatori – chiede al governo francese “di usare il riconoscimento di uno stato palestinese per risolvere definitivamente il conflitto”. Una proposta che, come già accaduto nei precedenti casi, ha fatto infuriare Israele ed è considerata dal premier Netanyahu un “grande errore”.

La scorsa settimana il ministro degli Esteri francesi, Laurent Fabius, ha chiarito che il voto non avrà ripercussioni politiche. Parlando ai parlamentari transalpini, il ministro ha poi aggiunto che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu sta lavorando per rilanciare i negoziati di pace. “E’ stato fissato un limite di due anni [per raggiungere la pace]. Noi concordiamo su questo punto” ha detto Fabius secondo il quale la Francia è pronta o ospitare incontri internazionali per far avanzare i colloqui di pace. “Potremmo organizzare una conferenza internazionale. La Francia è pronta ad una iniziativa del genere e in tale occasione, il riconoscimento [di uno stato palestinese] sarà uno strumento per trovare una soluzione definitiva al conflitto”. “Ma – ha precisato Fabius – se questi sforzi dovessero fallire, se anche quest’ultimo tentativo di negoziato non dovesse funzionare, allora la Francia dovrà fare il suo dovere e non tarderà a riconoscere lo stato di Palestina. Noi siamo pronti a farlo”.

Di diverso avviso è l’ex Presidente francese Nicolas Sarkozy. Secondo la stampa francese, il “neo” eletto leader del partito di centro destra UMP ha invitato i membri del suo partito a votare contro la risoluzione dei socialisti. “Lotterò affinché i palestinesi abbiano un loro stato – avrebbe dichiarato – ma il riconoscimento unilaterale pochi giorni dopo una attacco sanguinoso e quando non c’è il processo di pace? No!”. Il riferimento è all’assalto sanguinoso dello scorso mese di una sinagoga di Gerusalemme ovest in cui sono morti cinque israeliani e i due attentatori palestinesi.

Una invito alla calma e alla moderazione è giunto dal Presidente del Crif [Consiglio rappresentativo degli ebrei francesi, ndr], Roger Cukierman. Cukierman, intervistato da Liberation, si è detto contrario al fatto che “una parte della comunità [ebraica] scenda così velocemente a protestare per qualunque occasione”. Secondo lui, invece, “sono necessari il dialogo, la calma e la negoziazione”. Cukierman si riferiva alle proteste di 250 manifestanti (molti dei quali ebrei) che venerdì avevano manifestato contro il voto di oggi fuori il parlamento. Alcuni dei partecipanti avevano poster su cui era scritto “Hamas+Fatah = Stato terroristico”.

Alle proteste – dove erano presenti anche gruppi che non rientrano nel Crif come la Lega di Difesa ebraica – hanno partecipato anche i parlamentari centristi Meyer Habib e Calude Goasguen che sono contrari al riconoscimento della Palestina. “Riconoscere uno stato palestinese vuol dire riconoscere Hamas” ha detto Habib che ha invitato i manifestanti a radunarsi fuori il parlamento durante la votazione. Secondo la parlamentare europea dell’UMP Nadine Morano, invece, un voto favorevole oggi vorrebbe dire riconoscere lo “Stato Islamico dell’Isis”.

Intanto, l’inviato palestinese presso le Nazioni Unite, Riyad Manosur, ha affermato stamane che entro la fine di dicembre invierà al Consiglio di Sicurezza dell’Onu una prima bozza per riattivare i negoziati di pace con Israele. Mansour ha detto che la richiesta che verrà presentata indicherà anche una data entro la quale israeliani e palestinesi dovranno giungere ad una accordo.

Iniziative pro-palestinesi si registrano anche in Australia. La laburista Maria Vamvakinou, infatti, ha presentato ieri una mozione in cui si invita il governo di destra di Tony Abbott a riconoscere la Palestina come stato indipendente per facilitare la pace internazionale. “Dobbiamo ammettere e comprendere che la prospettiva dei due stati sta sempre più venendo meno e non ci restano molte altre opzioni – ha dichiarato Vamvakinou – stiamo procedendo su una road map che non sta portando a nulla. Tale prospettiva avrà implicazioni orrende non solo per i palestinesi e gli israeliani, ma per l’intera comunità internazionale. In sostanza non ci sarà pace per nessuno di noi”. Nena News

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