#Freealaa

admin | October 30th, 2011 – 3:06 pm

Probabilmente Alaa Abdel Fattah non pensava di vedere ancora le carceri egiziane, dopo la rivoluzione del 25 gennaio. Lui, uno dei leader di Tahrir, nelle patrie galere del regime di Hosni Mubarak c’era già stato nel 2006, per la sua attività di e-dissidente, di blogger politico, e di attivista per le strade del Cairo. Allora era partita una campagna sul web, col tag #freealaa, che ebbe un buon successo. Dopo due mesi, Alaa Abdel Fattah fu liberato. Sono passati cinque anni, e una rivoluzione, da allora. Ma Alaa Abdel Fattah continua il suo ruolo di attivista, e di coscienza critica. D’altro canto, è figlio a sua volta di due dissidenti, Leyla Soueif, docente all’università del Cairo, e Ahmed Seif al Islam, uno dei più noti avvocati specializzati sui diritti civili, e non solo in Egitto. Una famiglia di oppositori, intellettuali, artisti, che va oltre i genitori, e si estende alla sua generazione.

Oggi Alaa Abdel Fattah è comparso di fronte a un tribunale militare del Cairo, assieme a un altro dei ragazzi di Tahrir, Bahaa Saber. Si sono rifiutati, da civili, di rispondere alle domande della corte. Sono stati fermati in detenzione amministrativa, in attesa di ulteriori indagini, per quindici giorni. Sono accusati di incitamento alla violenza, per i fatti del 9 ottobre scorso, il Bloody Sunday egiziano, la strage dei copti (e non solo) a Maspero, sulla corniche. L’esercito è accusato da molte parti delle violenze che hanno causato decine di morti. Alaa Abdel Fattah, in quelle ore, era invece nell’ospedale copto del Cairo, alla ricerca di un altro dei ragazzi di Tahrir, Meena Daniel, ucciso nella strage di Maspero.

Assieme ad altri attivisti, Alaa Abdel Fattah era riuscito quella notte a convincere i familiari delle vittime della strage di Maspero a far fare l’autopsia ai propri cari. Una pratica che viene spesso osteggiata dalle autorità religiose, sia musulmane sia copte. E anche quella notte, i preti che accorsero all’ospedale cercarono di non far fare le autopsie, racconta Alaa in un bellissimo e appassionato articolo pubblicato su uno dei quotidiani più diffusi in Egitto, Al Shorouk. Fare l’autopsia significava poter comprendere com’erano morte le vittime della strage di Maspero: @alaa e gli altri riuscirono nel loro intento, cercando ghiaccio per tutto il Cairo per mantenere i cadaveri. Forse quell’articolo ha dato fastidio? Forse ha dato fastidio l’attività di Alaa, uno dei leader più apprezzati, conosciuti, amati della rivoluzione del 25 gennaio?

Chissà… Di certo @alaa ha mostrato coraggio: quando è arrivata la convocazione del tribunale militare si trovava negli Stati Uniti, per partecipare a una conferenza (di tutto rilievo) nella Silicon Valley. E’ tornato in Egitto per comparire di fronte alla corte, e allo stesso tempo per trasformare questo atto in un gesto politico: il rifiuto dei tribunali militari per giudicare i civili. Una battaglia condotta da tutta Tahrir. Perché, è vero, @alaa è una delle menti più acute dei giovani della rivoluzione. Lo sapevo da anni, l’ho constatato di persona quando l’ho incontrato nel marzo scorso al Cairo.

Assieme a Manal Baha el Din Hassan (@manal) misero su anni fa il primo aggregatore di blog egiziano. Ora attendono il loro primo figlio. Manal è al nono mese di gravidanza.

Il brano della playlist è un classico di Tom Waits, Downtown Train.

http://invisiblearabs.com/?p=3801

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