Freedom Flotilla, ‘mission over’? Rimangono i ‘messages in the bottles’ e un lungo lavoro politico e diplomatico

Scritto il 2011-07-04 in News

Di Angela Lano da Corfù – Atene (Gr), lunedì 4 luglio 2011.

Si chiuderà ufficialmente domani, martedì 5 luglio, la seconda missione della Freedom Flotilla per Gaza.

Come l’anno scorso, anche questa flotilla è stata fermata, ma, questa volta, prima ancora che salpasse: il 2 luglio, un decreto del governo di Atene ha vietato a tutte le barche di partire. Appena appresa la notizia la US Boat to Gaza ha preso il mare, percorrendo solo poche miglia, prima di essere prontamente bloccata dalla guardia costiera greca. Il capitano, John Klusmer, arrestato, si trova ancora in prigione, mentre otto attivisti della stessa nave sono stati arrestrati e poi rilasciati.

La “dead line”, la scadenza finale per la partenza della spedizione, è prevista per domani pomeriggio, con l’ultimo tentativo di mediazione con il governo greco per sbloccare le navi, ormeggiate in diversi porti della Grecia.

Questa mattina, a Corfù, i passeggeri della “Stefano Chiarini” si sono recati al porto, dov’è ancorata la barca italo-olandese-internazionale, per issare bandiere e per scrivere messaggi di solidarietà e affetto per la popolazione di Gaza, da chiudere dentro bottiglie di vetro: “messages in bottles”, come è stata chiamata l’iniziativa. E’ l’ultimo saluto ai gazesi che aspettavano l’arrivo della flottiglia e la rottura politica dell’assedio marittimo, illegale e ingiusto.

Alle 12, una delle due navi francesi (una è in navigazione, partita ormai dieci giorni fa dalla Corsica), ha fatto il gesto “dimostrativo” di accendere i motori, senza neanche levare l’ancora, per non mettere in difficoltà (legali) il capitano. Dunque, non è salpata, e se mai l’avesse fatto, sarebbe stata fermata anch’essa dalla guardia costiera greca, com’è successo alla US Boat e alla “Guernica”, la barca spagnola-belga. E come è successo questa sera anche a quella canadese, che qualche ora prima si era lanciata in mare sfidando il blocco…

Se è dunque finita questa partita, non è certo terminata la “gara”, perché ora inizia il lavoro politico e diplomatico degli organizzatori per allestire una nuova spedizione per Gaza, per riavere indietro le imbarcazioni, e per chiedere con insistenza la fine dell’embargo e dell’assedio.

Nonostante la missione non sia andata a buon fine, la coalizione internazionale ha messo in luce alcuni aspetti positivi: l’attenzione dei media di tutto il mondo sulla partenza delle barche, e non, come avvenne l’anno scorso, sull’attacco e sui morti; il dispiegamento, da parte di Israele, di forze a tutto campo per fermare una fragile, disorganizzata “armata” pacifica di attivisti da tutto il mondo, e con un team di comunicazione a dir poco naive, che ha permesso un continuo stillicidio di notizie spesso corrette o smentite (che hanno reso la vita a noi giornalisti un vero stress per quasi dieci giorni) .

Osservata da questa prospettiva, la Freedom Flotilla 2, come la prima, è già un “successo“: uno dei regimi più militarizzati del mondo contro un’armata brancaleone. Complimenti.

© Agenzia stampa Infopal
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