Gas e petrolio, l’ultimo furto ai palestinesi

di Manlio Dinucci

Secondo le Nazioni Unite, uno stato costiero può sfruttare le riserve offshore di gas e petrolio in un’area che si estende a 200 miglia nautiche (370 km) dalla costa. In base a questo criterio, notevolissime riserve di gas e petrolio appartengono in notevole misura all’Autorità palestinese. Dalla stessa mappa della U.S. Geological Survey risulta che la maggior parte dei giacimenti di gas (circa il 60%) si trova nelle acque costiere e nel territorio di Gaza. L’Autorità palestinese ne ha affidato lo sfruttamento a un consorzio formato da British Gas e Consolidated Contractors. Due pozzi, Gaza Marine-1 e Gaza Marine-2, sono già pronti ma non sono mai entrati in funzione. Tel Aviv ha infatti ha annunciato che tutte le riserve verranno “utilizzate” da Israele.

Il governo israeliano, sostenuto da quello statunitense, considera tutte queste riserve energetiche di sua proprietà. I grandi giacimenti di gas naturale – ha dichiarato il ministro delle infrastrutture Uzi Landau – non solo recheranno benefici ai cittadini ma permetteranno a Israele di divenire un fornitore di gas nella regione mediterranea.

I palestinesi posseggono dunque una grande ricchezza, che non possono però usare.

Per non generare dubbi è stato fatto capire che per impadronirsi delle riserve energetiche dell’intero Bacino di levante, comprese quelle libanesi e palestinesi, Israele ovviamente userà la forza militare.

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