Gas nel Mediterraneo orientale: l’Italia con il fronte anti-Erdogan

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tratto da: https://www.remocontro.it/2020/09/23/gas-nel-mediterraneo-orientale-litalia-con-il-fronte-anti-erdogan/

Remocontro Remocontro  23 Settembre 2020

 

Estrazioni sottomarine. Firmato al Cairo lo statuto dell’East Mediterranean Gas Forum (Emgf) che include Italia, Egitto, Grecia, Cipro, Israele, Giordania e l’Autorità palestinese. L’accordo si inserisce nello scontro tra Atene Cipro e Ankara

Guerra economica in videoconferenza

La firma formale avviene al Cairo: lo statuto dell’East Mediterranean Gas Forum (Emgf) che mette assieme  Italia, Egitto, Grecia, Cipro, Israele, Giordania e l’Autorità nazionale palestinese. Sulla carta, regole di buona educazione e reciproca convenienza invece che rivendicazioni turche a spallate e prove di forza scelte da Erdogan. Cooperazione fra paesi produttori, acquirenti e di transito, dell’industria del gas. In altre parole, trovare il modo di rendere fruibili le risorse del gas, in qualche caso ingenti, scoperte in questi ultimi anni nel bacino del Levante, a vantaggio di tutti. Chi più (il Paese a cui quel tratto di mare dove il gas viene estratto è attribuito), a gli altri (consumi e trasporto e transito) attorno. ‘Un po’ di soldi per tutti’, potrebbe essere lo slogan. La speranza di allentare la tensioni tra Turchia e Grecia, il sostegno  della Commissione Europea e dalla Banca mondiale all’iniziativa. Sperando non ottenga l’effetto opposto, dato il caratterino del presidente turco.

Dalle ‘sette sorelle’ ai sette del mare di Levante

Al gruppo di lavoro dei sette Paesi partecipano per l’Italia anche Eni, Saipem e Snam. Ogni Paese con il suo fronte petrolifero, insomma, a cercare di mediare tra interessi spasso contrapposti, colossi italiani dell’energia compresi. Qualcuno ha tentato di descrivere Emgf come una organizzazione umanitaria, incaricata di creare un «clima di fiducia e buone relazioni nel settore energetico». «In realtà l’Italia ha aderito consapevolmente a uno dei due schieramenti impegnati nella lotta per il controllo del gas», ribadisce Michele Giorgio, di NenaNews. Con possibili soprese prossime future non proprio piacevoli. «Grecia e Cipro che hanno forgiato un’alleanza, di fatto militare, con Israele con l’intento di frenare le esplorazioni e le trivellazioni nel Mediterraneo condotte, spesso in modo provocatorio, dalla Turchia».

Quel mare che si è tinto di petrolio

«L’Emgf si occuperà di promuovere la cooperazione e di sviluppare un dialogo politico organizzato sul gas naturale» proclama il ministro egiziano del petrolio, Tarek al Mulla, sapendo di aver formalizzato soltanto un fronte l’accordo che Ankara ha firmato lo scorso dicembre con il Governo di accordo nazionale libico di Tripoli, suo alleato. L’accordo Erdogan-Al Sarraj è ritenuto dall’Egitto, da Grecia e Cipro (e non soltanto), una sfida e una minaccia, non solo economica. Prevede la costituzione di una “zona economica speciale” che va dalla Libia fino alla Turchia, in modo da consentire alle due parti lo sfruttamento delle risorse marittime in un’area tanto vasta. Ma se ti allarghi tu, togli qualche pezzo di mare agli altri. In tempi non troppo lontani, per questioni simili partivano le cannoniere. Per ora navigano fregate e volano minacce supersoniche.

Turchia silente che in genere fa temere il peggio

Il presidente turco Erdogan continua nella sua ormai tradizionale politica altalena, bastone e carota, più il primo della seconda. «Da un lato non esclude la possibilità di un conflitto armato con la Grecia e Cipro – annota il Manifesto- dall’altro, nel suo discorso ieri all’Onu, propone una conferenza regionale per risolvere le dispute sul gas attraverso ‘dialogo e cooperazione’». Ma lo stesso Erdogan ha accusato la Grecia di aver agito in maniera unilaterale una trattativa bilaterale che era in corso. Ieri sera un previsto colloquio telefonico tra Erdogan e il presidente francese Emmanuel Macron, dopo la videoconferenza avuta dal presidente turco con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e con la cancelliera tedesca Angela Merkel, presidente di turno della Ue e che si è assunta il compito di mediare tra Atene e Ankara. Notizie non pervenute dicono di una trattative che prosegue.

 

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