Gaza, a fuoco l’ingresso di una scuola cattolica

13/04/2013

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Vicenda nata da una ragazzata, ma la tensione è cresciuta per ore. Episodio emblematico in un ambiente dove le presenze qaediste si fanno sempre più forti

GIORGIO BERNARDELLI
MILANO

 

Alcuni ragazzi ieri a Gaza hanno dato fuoco all’ingresso della scuola della Sacra Famiglia, una delle tre scuole cattoliche presenti nella Striscia palestinese governata da Hamas. A darne notizia è stato questo pomeriggio da Gerusalemme il quotidiano palestinese Al Quds sul suo sito internet. Pare che tutta la vicenda sia nata da una ragazzata che il custode ha impedito; ma le cose sarebbero andate parecchio in là, con la tensione andata avanti per ore nel quartiere di Rimal, nel nord della Striscia, dove si trova la scuola. Due ragazzi sono stati arrestati, anche se la parrocchia della Sacra Famiglia sta tentando di comporre pacificamente la vicenda.

Al di là dell’episodio in sé a destare preoccupazione è il clima in cui si inserisce. Intanto la scuola della Sacra Famiglia – uno dei due istituti del Patriarcato Latino di Gerusalemme attivi a Gaza – solo poche settimane fa ha completato dopo mille difficoltà alcuni lavori di ampliamento. All’edificio è stato aggiunto un terzo piano, da tempo atteso per far crescere l’istituto che, come la locale parrocchia, è intitolato alla Sacra Famiglia (a Gaza infatti – secondo la tradizione – Giuseppe e Maria con il piccolo Gesù avrebbero sostato durante la fuga in Egitto).

La scuola della Sacra Famiglia è molto apprezzata: i suoi risultati sono certificati anche da diplomi di eccellenza rilasciati dallo stesso governo di Hamas. E del resto è un esempio chiaro di come anche a Gaza la presenza dei cristiani sia al servizio di tutti: sui 986 studenti che frequentano le due scuole del Patriarcato latino nella Striscia, 855 sono musulmani (l’88 per cento). E percentuali molto simili valgono anche per la terza scuola cattolica, quella gestita dalle Suore del Rosario a Tel al-Hawa, nel quartiere più a sud di Gaza. Il problema – però – è che da qualche settimana nella Striscia è entrata in vigore una nuova legge che vieta le scuole miste: un nuovo passo nell’islamizzazione forzata che Hamas sta imponendo dentro la Striscia. Già prima dell’incidente di ieri, dunque, c’erano molti interrogativi aperti su quelle che potrebbero essere le conseguenze di questo provvedimento sulle scuole cattoliche, aperte sia ai ragazzi che alle ragazze.

Nella Striscia i cristiani sono appena 1.500 su 1 milione e 600 mila abitanti. Una comunità che condivide fino in fondo le sofferenze dovute all’embargo a cui Gaza è sottoposta: anche loro non possono uscire dai 360 chilometri quadrati della Striscia. E – come raccontava qualche settimana fa il sito internet del Patriarcato latino di Gerusalemme – è stata una vera e propria impresa riuscire a far arrivare nel cantiere allestito nel quartiere di Rimal tutti i materiali necessari. Per di più – proprio quando nel novembre scorso i lavori alla scuola erano ormai quasi conclusi – a complicare ulteriormente le cose è arrivata anche la nuova settimana di guerra, che ha costretto a ricominciare da capo con le finestre, andate in frantumi per le esplosioni dei raid dell’aviazione israeliana.  Eppure l’ampliamento è stato portato a termine.

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/medio-oriente-middle-east-medio-oriente-24059/

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