Gaza capro espiatorio : Netanyahu ha bombardato la prigione a “cielo aperto”….

REDAZIONE 26 DICEMBRE 2012

Gaza capro espiatorio:Netanyahu ha bombardato la prigione a “cielo aperto”/la politica egiziana verso Israele non è cambiata/è stata rinnovata l’alleanza degli gli Stati Uniti con la Fratellanza Musulmana radicale

 

Di Gilbert Achcar

e David Goessmann

23 dicembre 2012

Il governo israeliano ha chiamato l’attacco contro Gaza che ha ucciso 170 palestinesi e 6 israeliani, “Pilastro della difesa”. La cancelliere tedesca Angela Merkell ha dichiarato che Israele ha il diritto di difendersi. Garantire all’occupante il diritto di vendicarsi contro coloro che vengono occupati, è assurdo, dice Gilbert Achcar. Gaza è  considerata da moltissima gente una “prigione a cielo aperto”. Il governo di Netanyahu, frustrato per non aver ottenuto il via libera di Obama per attaccare l’Iran, ha scelto Gaza come il “capro espiatorio”. Nel frattempo la politica egiziana verso Isarele durante la presidenza di Morsi, non è cambiata in rispetto a quella adottata all’epoca di Mubarak.I cessate il fuoco non risolvono il problema, dice Achcar. Per riguadagnare il controllo sulla regione, gli Stati uniti hanno rinnovato la loro alleanza coi i Fratelli Musulmani fondamentalisti degli anni sessanta.

Gilbert Achcar: politologo, e sociologo alla “Scuola di Studi Orientali e Africani” dell’Università di Londra, pacifista, autore del libro “The Arabs and the Holocaust”  [ Gli Arabi e l’Olocausto] e insieme con Noam Chomsky, del libro : “Perilous Power”, [Potere pericoloso].

David Goessmann: Benvenuto alla televisione  Kontext. Siamo oggi nella “Casa delle Culture del mondo” a Berlino. Il nostro ospite è Gilberty Achcar. Achcar è professore alla “Scuola di Studi Orientali e Africani” all’Università di Londra. E’ autore di diversi libri. Il più recente è: “The Arabs and the Holocaust: The Arab-Israeli War of Narratives”   [ Gli Arabi e l’Olocausto: la guerra arabo-israeliana delle narrazioni]. Achcar scrive regolarmente per Le Monde Diplomatique, The International Viewpoint, e ZCommunications.  Benvenuto alla televisione Kontext, Signor Achcar, è bello averla qui con noi.

David Goessmann: Voglio iniziare con la recente crisi di Gaza. C’è in atto un cessate il fuoco, e non sappiamo se reggerà. Sono stati uccisi circa 170 palestinesi e 6 israeliani. A Gaza più di 700 persone sono state ferite a durante i bombardamenti. Il governo di Israele ha chiamato l’attacco “Pilastro della difesa”. Insieme ad altri politici dei paesi occidentali, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha sottolineato il fatto che Israele ha tutto il diritto di difendersi dai razzi sparati da Hamas. E’ una giustificazione credibile tenere conto della cronologia  degli eventi, delle occupazioni di Gaza del  fatto che nessun israeliano è stato ucciso dai razzi di Hamas dopo l’operazione Piombo Fuso quattro anni fa e  prima dell’uccisione del capo militare di Hamas Ahmed Jabar il 14 novembre? Quale è il suo giudizio sulla crisi di Gaza?

Gilbert Achcar – L’affermazione a cui lei si riferisce è ancora una volta un caso in cui sentiamo delle affermazioni del tutto offensive e che si pone su una base di parità ciò che accade ai palestinesi e qualunque cosa accade a un numero molto più piccolo di israeliani. Si può vedere anche che sui mezzi di informazione di massa che cercano di bilanciare qualsiasi reportage su Gaza con un servizio su un altro evento, per dimostrare il loro equilibrio nel trattamento giornalistico di quegli avvenimenti, anche se non c’è nessun paragone possibile tra la portata di ciò che accade a Gaza e ciò che accade sul lato israeliano. E il  diritto di vendicarsi di Israele? Di solito non mi piacciono questi paragoni, ma per una permettetemi di usarli;  potrebbero sembrare offensivi, ma quando ci riflettete, non sono poi così offensivi. E’ come parlare del diritto dell’esercito tedesco di vendicarsi delle azioni di resistenza in Francia nel 1942 o nel 1943. E’ esattamente la stessa logica. Si può fare un esempio che susciterà minore esasperazione: il diritto dell’esercito sovietico di vendicarsi contro azioni subite in Afghanistan quando occupava il paese. Il fatto è che Israele, anche se non occupa più direttamente il settore di Gaza, ha comunque una sorta di controllo su di esso. Tutti sanno che Gaza è di fatto una grande prigione a cielo aperto che è controllata da Israele che impone un sacco di limitazioni  al territorio, che  stanno aggravando  gli enormi problemi di quel paese che le organizzazioni internazionali  definiscono una catastrofe umanitaria. Questa è la realtà, e chiunque cominci a sparare o a fare qualsiasi altra cosa, il problema è che guardare le cose in quell’ottica ristretta, è completamente fuorviante, perché l’ottica più ampia è molto più importante e comprende l’oppressione e l’occupazione che non è attuata dai palestinesi nei riguardi di Israele, ma da Israele nei riguardi dei palestinesi.

David Goessmann: Il pacifista israeliano Gershon Baskin, che è stato coinvolto nel rilascio di Gilad Shalit *, ha detto al quotidiano israeliano Ha’aretz,  che il comandante militare di Hamas, Ahmed Jabari, è stato assassinato soltanto poche ore dopo aver ricevuto la bozza di un accordo di tregua permanente con Israele, che comprendeva meccanismi per mantenere il cessate il fuoco. Il suo commento?

Gilbert Achcar: Credo ci sia un largo consenso perfino all’interno di Israele, almeno tra l’opinione critica all’interno di Israele, sul fatto che questa è fondamentalmente una guerra elettorale. Intendo dire: Netanyahu, ha richiesto le elezioni, ha fissato una data per le elezioni, e la gente sa che ora regolarmente le elezioni sono precedute da azioni di questo tipo, che i governi in carica pensano porteranno loro più voti. E il fatto è che Netanyahu ha anche scommesso  – tutti  sanno anche questo  – sulla vittoria di Romney nelle elezioni statunitensi e che ha fatto una campagna oramai da lungo tempo per avere il vai libera per un  attacco militare in Iran. E ha dovuto affrontare un rifiuto del presidente dell’Amministrazione americana di garantire questa via libera, e in realtà anche da parte della precedente amministrazione Bush. Sappiamo da un’indagine condotta dal New York Times, che egli aveva rifiutato di dare al governo che c’era alla fine del 2008, il via libera per attaccare l’Iran. E così, frustrato dalla rielezione di Obama negli Stati Uniti, il capro espiatorio per Netanyahu è stata Gaza. Questa è l’unica spiegazione razionale, se si vuole trovare una razionalità in questo tipo di aggressione.  Ed è stato denunciato in quanto tale da molti israeliani, quelli che criticano  questo modo di agire, o che rifiutano il tipo di politiche attuate da Netanyahu. Si dovrebbe sottolineare che questo è un governo di estrema destra, non è un governo di centro-destra. In Israele c’è un governo di estrema destra, del tipo che vi immaginate siano i governi di estrema destra in Germania, o in Francia, o altrove. Ebbene, l’equivalente è al potere oggi in Israele e la gente deve tenerlo a mente.

David Goessmann – L’ex presidente dell’Egitto, Hosni Mubarak, era considerato un partner affidabile dagli Stati Uniti e da Israele. Mubarak è stato spodestato in seguito alla Primavera Araba.  Quale ruolo ha il nuovo governo egiziano sotto il presidente Mohamed Morsi e quale ruolo ha avuto la Fratellanza Musulmana nella crisi recente e che cosa ci si può aspettare che faccia l’Egitto riguardo al conflitto israelo-palestinese?

Gilbert Achcar: Direi che c’è molta più continuità, tra Morsi e Mubarak su ciò che succede. Questa continuità  è più nello stile, nel tipo di affermazioni, e nel resto. Fondamentalmente, però, Morsi ha guidato i servizi segreti come succedeva quando governava Mubarak. La mediazione tra Israele e Hamas, e il risultato è in grande misura, finora, simile a precedenti risultati, a precedenti mediazioni, a precedenti cessate il fuoco che comunque non risolvono affatto il problema che rimane come è. Intendo dire: qualsiasi tregua o qualunque  cosa si possa ottenere, non è la soluzione del problema. Come in effetti ha detto lei stesso, il problema non è  Gaza che non si è impegnata in nessuna maniera significativa in alcun bombardamento o provocazione contro Israele. La Fratellanza Musulmana, al di là della retorica, ora che sta arrivando al governo, che sono  ormai al governo, che sono al potere in pochi paesi della regione, sono molto disponibili a rinnovare,  e lo  hanno già dimostrato, il tipo di alleanza che avevano con gli Stati Uniti negli anni sessanta, per combattere contro il nazionalismo di sinistra, contro Nasser in Egitto, contro l’influenza dell’Unione Sovietica nella regione, contro il comunismo.

Questa alleanza si è in certo modo rinnovata, dopo anni di relazioni freddissime o di divorzio tra le due parti. Si sta rinnovando e questo è in realtà l’unica reazione che hanno gli Stati Uniti rispetto a quanto sta accadendo, perché essi stanno affrontando un’importante sconfitta nella regione. E’ un  disastro  notevole. La guerra in Iraq si è conclusa con una sconfitta totale.  Gli Stati Uniti hanno lasciato l’Iraq alla fine del 2011 senza raggiungere nessuno dei loro obiettivi, nessuno degli obiettivi di Washington, nessuno degli obiettivi dell’amministrazione Bush in quella nazione. E’ stata quindi una terribile sconfitta. E poi ci sono state queste grosse insurrezioni che hanno rovesciato degli alleati di Washington, come Mubarak che era infatti un grandissimo alleato di Washington. La riposta dell’amministrazione degli Stati Uniti a questa azione, data la sua debolezza attuale, che è a un punto critico della sua storia dell’egemonia della regione, è stata di fare un patto con la Fratellanza Musulmana che è la forza conservatrice emersa dalla grossa insurrezione. Essendo profondamente conservatrice, anche se combatte contro il governo, non combatte per realizzare cambiamenti della società in senso progressista, in effetti per molti aspetti è una forza di reazione sociale e culturale. E gli Stati Uniti scommettono su questo, e non ci sorprende sapere che il paese che pretende  di promuovere, bla, bla, bla, la democrazie nel mondo intero e in tutta quella regione, diventerebbero alleati di una forza fondamentalista islamica.  Non dovrebbe sorprendere nessuno, perché è soltanto una continuazione del fatto che l’alleato di più lunga data e più importante degli Stati Uniti in questa parte del mondo, è il più fondamentalista, il più reazionario, il più anti femminista, il più antidemocratico stato della terra, il Regno Saudita. E questa è la verità.

*http://it.wikipedia.org/wiki/Gilad_Shalit

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/ scapegoat-gaza-netanyahu-shelled-open-air-prison-egyptian-policy-toward-israel-not-changed-u-s-alliance-renewed-with-radical-muslim-brotherhood-by-gilbert-achcar

Originale: Kontext

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

http://znetitaly.altervista.org/art/9102

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