Gaza: carte di pagamento contro la miseria

Lunedì a mezzogiorno Aida Abu Jabal e Fadel Abuelatta erano tra i clienti del negozio di alimentari Al-Ailat, nel quartiere di Shujaiya ad Est di Gaza City. Una perfetta scena quotidiana, eccetto per il fatto che, invece di pagare la spesa in contanti, hanno utilizzato la loro carta di pagamento blu Sahtein.

Sahtein – espressione araba equivalente a “buon appetito” o “alla tua salute” – è il nome del sistema di carte creato dal World Food Program delle Nazioni Unite e amministrato dall’organizzazione londinese Oxfam insieme a quella palestinese Ma’an Development Center. “Questa carta mi ha aiutato molto negli ultimi sei mesi. Prima di riceverla, ero costretto a fare lunghe file per ricevere un sacco di farina per i miei cinque figli – spiega Abu Jamal mentre mette nella borsa della spesa uova, yogurt, lenticchie e riso – Ma ora vengo ogni settimana all’alimentari per comprare cose diverse, come vedete”.

Sentimento di dignità. Abu Jamal, il cui marito è disoccupato, racconta che da quando possiede la carta Sahtein, prova un rinnovato e forte senso di dignità perché è in grado di acquistare cibo in un negozio come il resto del vicinato. Abu Jamal era solita ricevere razioni di cibo dal CHF, associazione di carità internazionale a Gaza, l’unica in grado di sostenere le famiglie povere negli ultimi tre anni.

“La mia carta ha un valore di 70 shekel (circa 24 euro) e posso dire di sentirmi a mio agio utilizzandola. Inoltre, riesco a comprare cibo che aiuta ad aumentare il livello di calcio e di altre sostanze nutritive dei miei figli, invece di ricevere solo un sacco di farina ogni due settimane”, continua Abu Jamal prima di lasciare il negozio.

“Come vedete, posso comprare solo poche cose, ma questo mi conforta, sapere che posso usare la carta ogni settimana”, dice Fadel Abuelatta, 45 anni, disoccupata e con meno di 5 dollari rimasti nella sua carta Sahtein. “Ogni volta che vengo qui, mi sento una cittadina rispettabile, come se vivessi in un altro Paese. Meglio poco che niente”, conclude Abuelatta mentre passa la carta al commesso del negozio.

Il programma avviato dopo l’attacco israeliano. Gente come Abu Jamal e Abuelatta, beneficiari del programma Sahtein, sono stati individuati da Oxfam e ONU tra la popolazione più povera di Gaza, in urgente bisogno di cibo e assistenza.

Inam Abu Nada, di Oxfam, è stata la responsabile dell’implementazione di Sahtein. Ha visitato numerose zone della Striscia di Gaza, dove il programma è stato avviato in diversi negozi e alimentari. “Il programma è partito nel 2009, dopo le tre settimane di attacco israeliano contro Gaza, Piombo Fuso. Nel 2012 Oxfam in collaborazione con World Food Program ha deciso di allargare il programma così da includere 5mila famiglie in tutta la Striscia. Prima del 2012 avevamo circa 2.400 beneficiari, per lo più concentrati a Gaza City”.

Bassi livelli di emoglobina tra i bambini. Alla domanda sul perché sia stato scelto il nome “Sahtein”, Abu Nada spiega che con l’espressione “alla tua salute” il programma intende mostrare che l’obiettivo è “fornire cibo di qualità ai beneficiari, perché la maggiore preoccupazione è la salute dei bambini delle famiglie più povere”.

Abu Nada sottolinea che, prima di realizzare il programma, Oxfam e Ma’an hanno condotto uno studio congiunto per misurare i livelli di emoglobina nei bambini, per scoprirli molto bassi. “Sei mesi dopo, dopo che le famiglie hanno cominciato a beneficiare del programma, abbiamo compiuto una nuova ricerca trovando che i livelli di emoglobina nei bambini erano cresciuti di 1-1,5 unità”, prosegue Abu Nada. Il segno che i bambini hanno migliorato la loro nutrizione: secondo Abu Nada, si tratta della politica di Oxfam, quella di offrire un buona nutrizione soprattutto a bambini e anziani.

I nuovi poveri. Il funzionario per la comunicazione di Oxfam a Gaza, Karl Schembri, parla con Electronic Intifada del programma Sahtein in un’intervista nel suo ufficio di Gaza City. “A seguito della guerra contro Gaza, sono comparsi quelli che chiamiamo “i nuovi poveri” – dice Schembri – Con “nuovi poveri” intendo quelli che hanno perso la casa durante la guerra, quelli che hanno perso i capifamiglia o quelli resi orfani. Abbiamo pensato ai modi di aiutare queste persone a riprendersi economicamente e abbiamo inventato la carta Sahtein”.

“Non possiamo fornire tutto, ma almeno aiutiamo queste persone a mantenere la propria dignità, piuttosto che stare in fila per la distribuzione del cibo, come accade in altri posti”. I beneficiari di Sahtein, spiega Schembri, sono per lo più coloro che non possono contare sugli aiuti frequenti di altre agenzie internazionali. Oltre all’allargamento del programma ad altre 5mila famiglie, Schembri spiega che aumenterà anche il numero dei negozi convenzionati, attualmente 46. Mentre il programma intende aiutare la gente a riprendersi, “la fine del blocco israeliano contro Gaza una volta per tutte è l’unico vero aiuto necessario a porre fine alla miseria”.

Povertà diffusa. Circa il 60% della popolazione di Gaza necessita di una qualche forma di aiuto e il tasso di disoccupazione è superiore al 30%, secondo le agenzie locali e internazionali. L’esperto di economia basato a Gaza, Mohsen Abu Ramadan, spiega a Electronic Intifada che una famiglia che vive con meno di 1.600 shekel al mese (320 euro) è considerata essere sotto la soglia di povertà, mentre quelli che hanno entrate mensile inferiori a 2.400 shekel (480 euro) sono considerati “poveri”.

“Si può attribuire gli alti livelli di povertà e di disoccupazione alla persistenza del blocco israeliano e alla divisione tra Gaza e la Cisgiordania. Dall’inizio dell’embargo, la maggioranza delle industrie locali sono state costrette a chiudere, decine di migliaia di lavoratori hanno perso il lavoro e l’import e l’export sono stati completamente paralizzati”, spiega Abu Ramadan.

L’economista aggiunge che l’attuale stato di divisione tra Gaza controllata da Hamas e l’Autorità Palestinese a Ramallah per la Cisgiordania ha provocato una mancanza di piani economici necessari a gestire le attività commerciali, agricole e industriali nei Territori Occupati. Dal giugno 2007, Israele ha stretto ancora di più l’embargo contro la Striscia, impedendo l’ingresso di materie prime e restringendo la libertà di movimento delle persone.

Rami Almeghari è giornalista e docente universitario nella Striscia di Gaza

Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)

Rami Almeghari,

The Electronic Intifada

http://electronicintifada.net/content/amid-growing-poverty-payment-card-provides-dignity-nutrition-some-gaza-families/11411

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/gaza-carte-di-pagamento-contro-la-miseria

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