GAZA. Cosa resta della pesca dopo 10 anni di assedio

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29 mar 2017

Dal 2007 a oggi sono stati uccisi cinque pescatori e altri 107 sono stati feriti. 547 pescatori sono stati arrestati e 181 imbarcazioni sono state confiscate

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Il porto di Gaza City (Foto: Chiara Cruciati/Nena News)

di Giovanni Vigna

Mantova, 29 marzo 2017, Nena News – A Gaza la pesca è stata messa in ginocchio. Per i pescatori locali è uno stillicidio quotidiano: colpi di arma da fuoco, barche confiscate, motori danneggiati. Così un settore importante dell’economia della Striscia è sprofondato in una grave crisi.

Di recente la marina israeliana ha arrestato due palestinesi, che stavano navigando al largo delle coste della piccola enclave assediata. Le imbarcazioni e le attrezzature da pesca sono state sequestrate. Non si conosce il luogo dove i militari hanno portato i due uomini.

Secondo il sito di informazione specializzato The Palestinian Information Center, nel mese di febbraio le forze di sicurezza hanno arrestato 405 palestinesi, di cui undici nella Striscia, inclusi cinque pescatori.

La marina israeliana spara abitualmente contro i pescatori che si trovano vicino alla costa, impedendo ai gazawi di raggiungere le acque più profonde e pescose, con grave danno per questo comparto dell’economia, che dà sostentamento a migliaia di persone.

I militari, spesso, confiscano le imbarcazioni. Un motore danneggiato può causare gravi difficoltà per intere famiglie. La pesca è stata strangolata. I circa 4mila pescatori gazawi soffrono per un assedio che dura da dieci anni. I soldati aprono il fuoco contro le loro imbarcazioni e spesso li costringono, sotto la minaccia delle armi e in qualsiasi condizione climatica, a svestirsi, ad abbandonare i pescherecci e a nuotare fino alle navi israeliane.

Dal 2007 a oggi sono stati uccisi cinque pescatori e altri 107 sono stati feriti. 547 pescatori sono stati arrestati e 181 imbarcazioni sono state confiscate. Questi i dati riferiti dal The Palestinian Information Center che, a febbraio, ha pubblicato un rapporto realizzato da Al-Mezan Center for Human Rights, struttura che promuove il rispetto e la protezione dei diritti umani nei Territori Palestinesi.

Secondo il centro Al-Mezan, dal mese di ottobre del 2000 Israele ha applicato restrizioni sempre più rigide alla possibilità per i palestinesi di navigare e pescare in mare aperto. Gli accordi di Oslo prevedevano un limite di 20 miglia nautiche, in seguito ridotte dal governo a 12, a 6 e, attualmente, a 3.

Secondo la versione ufficiale, Tel Aviv vuole impedire il traffico delle armi e possibili incursioni nelle acque territoriali israeliane. In realtà i bersagli della marina sono i pescatori, che vengono “avvisati” e talvolta colpiti con raffiche di mitra. Secondo la Freedom Flotilla Colition, negli scorsi trenta giorni sono stati oltre venti gli attacchi contro i pescatori di Gaza che, in gran parte, non sono stati segnalati dai media tradizionali.

“La pesca – affermano gli attivisti della Freedom Flotilla in una nota – è una fonte rilevante di cibo e reddito per il popolo di Gaza, che è stata gravemente compromessa”. La Freedom Flotilla ha lanciato un progetto per aiutare concretamente i gazawi. Saranno organizzati eventi nei porti di numerosi paesi per informare l’opinione pubblica sul brutale trattamento dei pescatori palestinesi da parte del governo israeliano.

Inoltre i pescatori di tutto il mondo potranno donare una parte dei propri ricavi ai colleghi della Striscia. Bandiere e striscioni sventoleranno in segno di solidarietà. Per questo la Freedom Flotilla Coalition ha indetto un concorso per creare un logo che possa essere riprodotto sullo scafo di un’imbarcazione oppure su una bandiera. È possibile inviare il proprio disegno, entro il 15 aprile,

all’email mediawbg@gmail.com. Informazioni: http://canadaboatgaza.org/.

Nena News

 

GAZA. Cosa resta della pesca dopo 10 anni di assedio

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