GAZA. Dentro l’ospedale dei bambini

15 mar 2014

La testimonianza di una delle dottoresse della missione italiana di cardiochirurgia pediatrica all’European Gaza hospital di Khan Younis.

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 di Federica Iezzi (Cardiochirurgo pediatra)

Khan Younis, 15 marzo 2014, Nena News – A Sud della Striscia di Gaza, un margine di terra chiusa tra il mare, l’embargo di Israele e i confini egiziani, aperti per tre giorni una volta al mese, vive un ospedale sotto il tuono dell’assedio infinito. Il continuo fuoco sulle città e sui valichi di uscita dai territori palestinesi, non frena l’umile, duro e magistrale lavoro dell’European Gaza hospital.

Operare i bambini al cuore è un dono che viene fatto a te più che a loro. Ritrovi l’essenza dell’esistenza. I medici scelgono la chirurgia per la pace. Entrare in sala operatoria, chiudere quella porta dietro la loro schiena, non ascoltare il ritmo drammatico del mondo ma solo pace. Solo silenzio. Solo l’acuirsi di quella preziosa solitudine che accompagna l’uomo ogni giorno.

E in guerra dove ritrovare questa pace? Durante la missione la mattina si entrava in sala operatoria dopo notti passate ad ascoltare il muezzin di fronte alla finestra e le bombe a due chilometri e mezzo di distanza.

Tanti edifici sono feriti da proiettili, la forma e la violenza è ben riconoscibile. La gente cauta ha poca voglia di raccontare una storia che nessuno ha mai voluto ascoltare. È la memoria della gente  a rappresentare la guida dei bambini che, a piedi scalzi e con i capelli intrisi di sabbia, riempiono le  giornate e gli animi.

Quasi tutte le mamme dei bimbi operati in terapia intensiva, indossavano il niqab. Se non c’erano  uomini, la sera, stanche, si sollevavano il velo dal viso per riposare ai piedi del letto del figlio. Erano meglio di qualunque specialista nell’amministrare le dosi di latte in polvere che il piccolo doveva ricevere. Queste donne riuscivano con ossequiosa forza a ritrovare gesti familiari, luoghi riconosciuti, oggetti e monili che facevano parte della loro quotidianità.

Dopo qualche giorno dall’intervento i bambini superavano faticosamente, senza giochi e senza lunghe corse sulla sabbia,  le loro ultime giornate di ospedale nei letti del reparto. Erano contornati dalle numerose famiglie. Era sempre una gioia partecipare al tè della mattina e del pomeriggio. La gente è gentile. Come da tradizione araba danno il benvenuto agli stranieri con una tazza calda di tè.

Tra qualche parola in arabo e qualche gesto di affetto, la giornata prendeva un pungente sapore di serenità.

Si torna a casa con un piccolo bagaglio sulle spalle di insegnamenti. Insegnamenti preziosi su spalle sempre più forti. E ti accorgi che la vera fortuna è l’incontro con l’animo generoso della gente. Nena News

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