Gaza, disabili per sempre – Parte 2

Nena News pubblica la seconda parte del servizio speciale realizzato dalla fotoreporter Rosa Schiano sulle disabilità a Gaza. I casi di Khader, Mohammed, Abdel e Feras.

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 giovedì 27 giugno 2013 09:06
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Le foto sono di Rosa Schiano

di Rosa Schiano

Gaza City, 27 giugno 2013, Nena News – (continua dalla prima parte) Di seguito alcuni casi dei feriti divenuti disabili durante l’operazione militare “Pilastro di Difesa”, iniziata il 14 novembre 2012 e terminata il 21 novembre 2012.

“C’è determinazione”: il caso di Khader Hader Al-Zahar
Khader Hader Al-Zahar, 25 anni, è uno dei cameramen feriti durante l’offensiva militare israeliana di novembre 2012. Durante la notte del 18 novembre 2012, verso le 2, gli aerei militari israeliani hanno lanciato 4 missili sull’ufficio della televisione al-Quds, all’undicesimo piano dell’edificio Shawa and Hussari in Gaza City. I missili sono entrati dal soffitto dell’edificio e sono esplosi all’interno. Sette fra giornalisti e tirocinanti sono rimasti feriti. Khader al-Zahar ha perso la gamba destra nell’attacco ed è rimasto ferito da frammenti di esplosivo su tutto il corpo.

Khader era andato a casa soltanto una volta in quei giorni. Era, come molti giornalisti e cameramen palestinesi in continuo movimento per riportare ciò che stava accadendo. Si trovava insieme ad i suoi colleghi all’interno dell’ufficio. “Quando Israele ha bombardato l’edificio ho pensato fosse un sogno, che non fosse reale”, ha detto Khader. Dopo il primo missile lanciato sull’edificio, tutti sono scappati, tranne Khader, che era rimasto ferito alle gambe. I quattro missili sono stati lanciati sull’edificio con un intervallo di tempo di 3-4 minuti. Dopo il primo missile, che l’aveva ferito alle gambe, Khader era inconscio. Uno dei suoi colleghi è tornato sul posto per trascinarlo all’esterno, ma ha potuto farlo solo per una breve distanza, perché poi un secondo missile ha colpito il palazzo. Successivamente la stessa persona l’ha poi trascinato sulle scale, pensando fosse morto perché era inconscio, poi il terzo missile. Il ragazzo è scappato nuovamente per poi tornare e trascinarlo all’ottavo piano, quando il quarto missile si è abbattuto sull’edificio. Nel frattempo Khader aveva ripreso i sensi.

Si era reso conto che non poteva muoversi. Un’ambulanza l’ha trasferito inconscio all’ospedale Shifa dove è stato ricoverato nel Reparto di Terapia Intensiva dalle 3.30 alle 10.00 del mattino.Durante l’intervento chirurgico la sua gamba è stata amputata. Successivamente i dottori dello Shifa hanno avviato la procedure per il trasferimento di Khader in Egitto. Alle 14.00 del giorno successive Khader ha lasciato Gaza ed è arrivato al Cairo alle 11.30 di sera, dove è stato ricoverato nell’ospedale El Zaytoun per 3 mesi. Durante il primo mese ha ricevuto 12 operazioni alla gamba destra. La parte posteriore della gamba infatti era distrutta, per questo era stata amputata.

Khader è rimasto anche ferito da frammenti di esplosivo, che tuttora sono presenti all’interno del corpo e che gli provocano dolore quando il tempo è freddo. Khader è tornato a Gaza il 13 febbraio 2013, in condizioni stabili. E’ rimasto a Gaza tre mesi, per poi tornare in Egitto, dove i dottori gli hanno fornito una protesi ed ha effettuato fisioterapia. Khader è rientrato a Gaza il 15 giugno 2013. Ogni sei mesi dovrà tornare obbligatoriamente in Egitto per un controllo medico. Il Doha Centre for Media Freedom ha coperto tutte le spese mediche ed i suoi trasferimenti.

Khader tornerà a lavoro tra una settimana. Probabilmente occuperà un ruolo diverso all’interno della televione Al Quds, si dedicherà di monitor ed editing. La sua determinazione a voler continuare il suo lavoro e la sua capacità di resistenza sono state alte. Khader vive con i suoi genitori, ha 4 sorelle e 2 fratelli. Suo padre aveva una fattoria, Khader era solito andare ad aiutarlo, ora non può camminare per lunghe distanze, o stare in piedi per molto tempo. “Molte cose sono cambiate” – ha detto Khader – ma Fi aziima, c’è determinazione”.

“La vita dei disabili è molto difficile”. Il caso di Mohammed Awad
Durante il sesto giorno di offensiva, il 20 novembre 2012, verso le 09.15 del mattino, un aereo militare israeliano ha lanciato un missile su un gruppo di cacciatori di uccelli nel terreno di Hamada in Beit Lahia, nel Nord della Striscia di Gaza, uccidendo Yahia Mohammed Awad, 17 anni, e ferendo suo padre Mohammed Awad, 43 anni.

“La guerra è iniziata durante la stagione della caccia. Ogni giorno andavo a cacciare nel Nord della Striscia di Gaza, dove c’erano anche alcuni figli di beduini. Yahia, mio figlio maggiore, mi chiedeva con insistenza di venire, ma ho sempre rifiutato. Quel giorno ho accettato. Un nuovo tipo di uccelli richiedeva l’uso di reti supportate da due alte stecche. Improvvisamente un missile ci ha colpiti”, ha detto Mohammed.

Privo di sensi, Mohammed è stato trasportato all’ospedale Al Awda, dove è stato operato e la gamba destra è stata amputata. Successivamente è stato trasportato all’ospedale Kamal Odwan dove è stato ricoverato nel Reparto di Terapia Intensiva. Il mattino successivo è stato trasportato in Egitto, ad Arish, dove è stato ricoverato 10 giorni, 3 dei quali in Terapia Intensiva. “Quando mi sono svegliato ho chiesto di mio figlio, mi hanno detto che era rimasto ferito, non che fosse morto. Quando ho chiamato mia moglie, lei non mi ha detto che Yahia era morto. Quando mia sorella è venuta in Egitto mi ha detto la verità”.

Successivamente Mohammed è stato trasferito all’ospedale Al Haram di Giza, dove è rimasto ricoverato 37 giorni. Qui non è stato sottoposto ad interventi né gli è stata fornita una protesi. Mohammed non ha chiesto nemmeno di poter avere una protesi perché consapevole dei costi elevati che essa richiede. Ha effettuato una fisioterapia nel centro ALPC di Gaza per rafforzare il muscolo della gamba così che in futuro possa usare una protesi. Forse la Unrwa potrebbe coprire parte delle spese insieme alla ICRC. E’ attualemente in attesa di una risposta. 

Mohammed attualmente per muoversi usa un deambulatore. Esce solo per andare al centro di fisioterapia. Vive al quinto piano di un edificio senza ascensore. “Mi sento imbarazzato se devo camminare in strada ed incontro degli operai o dei lavoratori, perché ora ho bisogno di aiuto per muovermi, per lavorare. Ho bisogno di aiuto anche se sono in casa. La vita dei disabili è molto difficile, nessuno può capirlo. Se prima eri una persona attiva e dopo diventi disabile, ti senti inutile, senti di essere un ostacolo anche per la tua stessa famiglia. Non posso immaginare me stesso fra 10-15 anni in questa stessa situazione”.

Mohammed ha due figli maschi e due femmine, mentre il terzo figlio maschio è morto durante l’attacco. “Yahia era uno studente, mi aveva solo chiesto di potermi accompagnare”, ha detto Mohammed. Mohammed riceve uno stipendio dall’Autorità Palestinese, che però non è sufficiente a coprire tutte le spese che lui e la sua famiglia devono affrontare.

Il bombardamento inaspettato. Il caso di Abdel Malek Jawad Oqail
Abdel ha 26 anni. Il 17 novembre 2012, verso le 8 del mattino, stava camminando sulla corsia di Al Amal, in Khan Younis, per dirigersi verso la casa di suo fratello. Un caccia F-16 ha improvvisamente bombardato un’abitazione precedentemente evacuata. Abdel stava camminando accanto all’abitazione quando è avvenuto il bombardamento ed è rimasto ferito. Non ha perso i sensi, ha cercato di rialzarsi ma si è reso conto che non poteva camminare. Un’ambulanza è arrivata sul posto dopo circa 15 minuti e l’ha trasportato al Nasser Hospital.

Il giorno seguente Abdel è stato trasportato in Egitto, nell’ospedale Nasser del Cairo, dove la sua gamba destra è stata amputata e dove è stato operato al braccio sinistro in quanto fratturato. I dottori hanno posto un fissaggio esterno e successivamente un fissaggio interno al braccio che sarà rimosso dopo un anno. Abdel ha passato 7 giorni al Cairo, per poi tornare a Gaza. E’ rimasto ferito anche da frammenti di esplosivo sotto il polmone, ma tali frammenti, che gli causano dolore, non possono essere rimossi a causa della pericolosità dell’intervento.

Abdel è rimasto 5 mesi a Gaza e nel mese di aprile 2013 è stato trasportato in Turchia, attraverso l’associazione Assalama. In Turchia i dottori gli hanno fornito una protesi ed hanno operato il suo braccio sinistro, aggiungendo una parte di fissaggio interno. Dopo circa 2 mesi in Turchia, Abdel è tornato a Gaza una settimana fa.

Abdel non lavora. Si è laureato in scienze della formazione e potrebbe insegnare in una scuola elementare, ma non vi sono posti disponibili in questo momento. Ha fatto richiesta di lavoro a diverse scuole prima dell’offensiva militare e sta ancora aspettando risposta. Abdel vive in un campo di rifugiati ad Ovest di Khan Younis. La madre di Abdel trema, si è ammalata di diabete a causa del troppo stress. La sua famiglia è originaria del villaggio di Beit Darras, sottoposto nel 1948 ad un sanguinoso massacro da parte delle truppe israeliane contro gli abitanti del villaggio, che l’hanno circondato e bombardato.

A Gaza, in alcuni casi i civili possono rimanere feriti non da diretti bombardamenti ma da missili o oggetti inesplosi rimasti sulle strade delle città. Di seguito il caso di un bambino divenuto disabile circa 15 giorni prima dello scoppio dell’offensiva militare di novembre 2012.

Il caso di Feras Mohammed M. Al Tahrawi
Era il 29 ottobre 2012. “Stavamo tornando da scuola quando l’incidente è avvenuto. Un missile non esploso. Ho iniziato a giocare con questo oggetto di metallo come con un giocattolo, è esploso immediatamente”. L’esplosione ha causato a Feras la cecità ad entrambi gli occhi, la perdita di quattro dita della mano sinistra, ed alcuni frammenti di esplosivo l’hanno colpito alla testa. Feras è stato trasportato all’ospedale Shifa, dove è stato ricoverato per 15 giorni nel reparto di Terapia Intensiva. Successivamente è stato trasferito all’ospedale Saint Joseph di Gerusalemme, dove è rimasto per più di 40 giorni. Lì non è stato sottoposto a nessun intervento chirurgico, ma ha effettuato solo delle analisi del sangue e radiografie.

La madre di Feras racconta che non è stato facile raggiungere Gerusalemme. Al primo tentativo, le autorità israeliane le avevano detto che non c’era nessuna possibilità di raggiungere Gerusalemme attraverso il confine di Erez. La famiglia di Feras ha inviato la richiesta attraverso l’ospedale Shifa, ma l’intelligence israeliana ha chiamato suo padre comunicando: “Non accetteremo Feras qui”. Il padre di Feras, disperato, aveva risposto che se non avessero accettato suo figlio, l’avrebbe portato in altri Paesi, in Giordania per esempio, e che non avrebbe permesso che l’umiliassero.

Successivamente l’ospedale Shifa è riuscito ad ottenere il coordinamento e Feras ha potuto attraversare il valico di Erez dopo 4-5 giorni insieme ad una sua zia. L’Autorità Palestinese ha coperto le spese del viaggio. Quando è rientrato a Gaza Feras era in condizioni molto gravi. È stato trasferito nuovamente all’ospedale Shifa e da lì all’ospedale Wafa. Qui ha effettuato un periodo di fisioterapia. Successivamente Feras è stato trasportato in Egitto, nell’ospedale Al Qahera Al Fatimia del Cairo, dove ha subito un intervento chirurgico all’occhio perché vi era una possibilità di recuperarlo. Ha passato in ospedale 3 mesi.L’operazione è riuscita ed attualmente Feras può vedere attraverso il suo occhio destro, anche se la vista è offuscata.Ogni 3 mesi Feras dovrebbe tornare in Egitto per un controllo alla vista.

Forse con il tempo la sua vista potrebbe migliorare. La madre di Feras spera che suo figlio possa in futuro ricevere un’intervento chirurgico anche all’occhio sinistro. Le cure in Egitto sono state e saranno a carico della sua famiglia. Uno dei dottori ha consigliato a Feras di non praticare sport né esercizi per almeno due anni.

Feras non può andare a scuola. Ogni il suo viso esprime smorfie di dolore, Feras soffre ogni giorno di dolori alla testa, ed ha un raffreddore causato dall’operazione all’occhio. Feras ha frammenti di esplosivo nella testa ed alcuni anche all’interno del corpo. Il dottore ha detto che necessiterebbe di un intervento chirurgico, ma che è molto rischioso. Il dolore alla testa è causato dalla pressione dei frammenti. Quando il dolore si presenta, è talmente forte che Feras potrebbe cadere a terra, non ha l’equilibrio per restare in piedi.

Per quanto riguarda la mano sinistra, quando era ricoverato all’ospedale Shifa i dottori avevano concentrato l’attenzione solo sugli occhi. Successivamente, una delegazione francese di dottori è arrivata in ospedale ed ha eseguito un intervento chirurgico alla sua mano. Feras ha perso quattro dita.

“Mi sento sempre annoiato, soffro per mia disabilità perché non posso vedere i miei amici, non posso giocare, non posso andare a scuola, ed a causa del dolore improvviso ho bisogno di un letto”, ha detto Feras. Sua madre ha aggiunto che Feras è diventato molto nervoso anche con i suoi fratelli e sorelle. Feras sognava di diventare un dottore, e questo è ancora oggi il suo sogno. La madre spera che Feras possa avere una mano alternativa, lo aiuterebbe molto. Fares è all’ultimo anno necessario di scuola prima di poter accedere al liceo. Ha bisogno di corsi privati per poter continuare la formazione, ma sono molto costosi. “Gli insegnanti non gli hanno reso nemmeno visita, e questo lo ha amareggiato molto”, ha detto sua madre. Feras frequentava una scuola dell’Unrwa, la Al Falah school, nel quartiere di Tuffah. Sua madre ha chiesto al direttore della scuola assistenti sociali o una persona che possa andare a casa per aiutare Feras, ma la richiesta è stata rifiutata. Il direttore della scuola si è limitato a dire che non avrebbero cacciato Feras dalla scuola a causa delle assenze, ed ha rifiutato di inviare insegnanti. Nena News

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